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Carlos: interviste, isolamento e sciopero della fame a una settimana dal processo

Nonostante tutto, Ilich Ramírez Sánchez, alias Carlos, continua a far parlare di sé. Ad una settimana esatta dall’inizio del processo che lo vedrà imputato di fronte alla Corte d’Assise di Parigi per terrorismo, uno dei due avvocati dello Sciacallo, Francis Vuillemin (l’altro suo legale, Isabelle Coutant-Peyre, è anche sua moglie), ha annunciato che, dopo dieci giorni di sciopero della fame, la direzione della prigione della Santé ha posto fine al regime d’isolamento nel quale l’ex terrorista era detenuto.
 
La scelta di porre Carlos in isolamento, sarebbe stata fatta in seguito ad un’intervista telefonica rilasciata all’emittente Europe 1 lo scorso 18 ottobre. L’intervista, secondo l’Amministrazione Penitenziaria (AP), sarebbe stata “non conforme ai mezzi di comunicazione con l’esterno”; la decisione sarebbe stata presa “al fine di evitare qualsiasi reiterazione di questo tipo d’infrazione al regolamento”.
 
Da quando, in vista del processo, è stato trasferito dalla prigione di Poissy alla Santé di Parigi, Carlos ha diritto a tre telefonate a settimana: alla sua famiglia, al suo avvocato ed all’Ambasciata Venezuelana. E’ nel corso di una di queste chiamate che è stato intervistato dal giornalista francese Nikos Aliagas.
 
Nell’intervista, durata circa 5 minuti, Carlos non ha risparmiato nessuno: ha dato del “gangster” e del “vecchio delinquente” all’ex Primo Ministro Charles Pasqua, colpevole - secondo lui - di “rapimento” (fu Pasqua ad ordinare l’arresto del rivoluzionario a Karthoum, in Sudan, nel 1994 ed è per questo motivo che Carlos, qualche settimana fa, ha depositato una querela a suo carico).
 
Lo Sciacallo ha raccontato ai microfoni di Europe 1 di come i servizi segreti di mezzo mondo gli avrebbero volentieri fatto la pelle: “E’ un miracolo che sia ancora in vita”. Si è quindi lamentato della sua vita in carcere (“non ho rasoio né taglia-unghie”) ed ha vantato la vicinanza di cella col dittatore Manuel Noriega, col quale ama discutere di politica, storia ed ideologia.
 
L’ex "guerrigliero" al soldo di Gheddafi ha poi condannato la guerra in Libia, che ritiene un atto deplorevole compiuto da Francia e Italia: “La Libia è un paese inventato proprio dall’Italia, era un insieme di tribù che non avevano niente in comune. E Gheddafi è riuscito a dare ai suoi cittadini la qualità della vita più alta di tutti i paesi dell’Africa. Ha aiutato i rivoluzionari di tutto il mondo”.
 
Le dichiarazioni lanciate dalla “suite” verde e beige nel 14esimo arrondissement di Parigi devono aver dato fastidio a molti. Da qui la decisione del carcere duro: niente più chiacchiere con giornalisti e dittatori. Ma lo Sciacallo, supportato dai suoi ottimi avvocati, ha deciso di attuare una opposizione “a oltranza”. Il giorno stesso del trasferimento ha iniziato infatti uno sciopero della fame che si è protratto per quasi dieci giorni.
 
La “resistenza pacifica” ha dato infine i suoi frutti. Tre giorni fa il rivoluzionario sessantaduenne è potuto tornare nella sua cella della sezione VIP, in quello che viene chiamato generalmente “quartier des particuliers”, dove hanno trovato alloggio le personalità più disparate. Dagli scrittori Guillaume Apollinaire e Jean Genet al bandito Jacques Mesrine, nonché il primogenito del Presidente della Repubblica francese, Jean-Christophe Mitterrand, condannato per traffico d’armi nel 1999.
 
Dal 7 novembre al 16 dicembre 2011 Carlos dovrà comparire di fronte alla Corte d’Assise di Parigi, sezione speciale terrorismo, per rispondere di quattro attentati compiuti in Francia dall’ORI, l’Organizzazione Rivoluzionaria Internazionale, da lui fondata nel 1976 dopo l’espulsione dall’FPLP. Lo Sciacallo è accusato principalmente di aver organizzato gli attentati dinamitardi contro il treno “Le Capitole”, in viaggio da Parigi a Tolosa il 29 marzo 1982 (che fece 5 morti e 77 feriti) e contro la sede del quotidiano arabo “Al Watan”, in rue Marbeuf, il 22 aprile 1982 (un morto e 63 feriti). Responsabilità che Ilich Ramírez Sánchez, insieme ai suoi compagni d’armi Christa Margot Frohlich, Johannes Weinrich ed Ali Kamal al-Issawi, ha negato fermamente.
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