Ieri, primo novembre, un comunicato stampa del capo dipartimento della Protezione Civile: "Mentre proseguono le attività di raccolta dei rifiuti giacenti nelle strade di Napoli da parte di Asia - con il pieno utilizzo del termovalorizzatore di Acerra, che ieri ha smaltito 1598 tonnellate di rifiuti tritovagliati - il Dipartimento della Protezione Civile informa che, con le disposizioni adottate dal Presidente del Consiglio dei Ministri riguardo a Cava Sari ed a Cava Vitiello concordate con i sindaci dei 18 comuni dell'area vesuviana, viene a cessare il ruolo di affiancamento della protezione civile nazionale alle autorità locali nella gestione dello smaltimento dei rifiuti in Campania. La struttura militare guidata dal generale Morelli continuerà ad assistere la Regione Campania e la Provincia e il Comune di Napoli nella programmazione dei flussi per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani fino alla piena normalizzazione delle attività in corso e nell'opera di analisi, verifica e sistemazione della Cava Sari che viene assegnata come utilizzo ai comuni della fascia vesuviana".
Ad oggi le strade di Napoli e di tutta la provincia sono ricoperte di rifiuti, tonnellate e tonnellate di spazzatura lambiscono il territorio, seppellendolo. Il termovalorizzatore di Acerra funziona a singhiozzi: due dei tre forni sono guasti; si sono guastati bruciando rifiuti per i quali non sono stati costruiti, il tal quale, ed emettendo nell'aria ceneri tossiche. I fondi stanziati dalla Unione Europea per la gestione dei rifiuti in Campania sono spariti senza esser stati costruiti impianti adeguati ad una gestione legale dei rifiuti e senza aver attuato un ciclo integrato dei rifiuti; a conferma, una sentenza della Quarta Sezione contro il governo italiano in data 4 marzo 2010.
SENTENZA DELLA CORTE (Quarta Sezione) 4 marzo 2010
Unione Europea contro la Repubblica italiana
La Commissione delle Comunità europee chiedeva alla Corte di condannare la Repubblica italiana, per non aver adottato, per la regione Campania, tutte le misure necessarie per assicurare che i rifiuti fossero recuperati o smaltiti senza pericolo per la salute dell’uomo e senza recare pregiudizio all’ambiente e, in particolare, per non aver creato una rete adeguata e integrata di impianti di smaltimento, venendo meno agli obblighi ad essa incombenti in forza degli art.4 e 5 della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 5 aprile 2006, 2006/12/CE, relativa ai rifiuti. In particolare la Commissione europea accusa il governo italiano di non aver adottato quelle misure necessarie ad assicurare uno smaltimento dei rifiuti in linea con le leggi in materia sicurezza ambientale e sicurezza salute pubblica, appunto l’art.4 della direttiva 2006/12
Attraverso le argomentazioni la Commissione europea ha ricostruito tutta la vicenda legata alla mal gestione dei rifiuti in Campania partendo dal 1997, cioè dall'approvazione del piano di gestione dei rifiuti urbani. Esso prevedeva un sistema di impianti industriali di termovalorizzazione dei rifiuti alimentato grazie a un sistema di raccolta differenziata organizzata a livello della regione Campania. ''Con ordinanza ministeriale 31 marzo 1998, n2774, si decise di indire una gara d’appalto per affidare per un periodo di dieci anni il trattamento dei rifiuti ad operatori privati capaci di realizzare impianti per la produzione di combustibile derivato dai rifiuti (in prosieguo: «CDR»), nonché impianti per l’incenerimento e termovalorizzatori. Gli appalti in questione vennero aggiudicati nel corso dell’anno 2000 alle società Fibe SpA e Fibe Campania SpA, appartenenti al gruppo Impregilo. Tali società dovevano realizzare e gestire sette impianti per la produzione di CDR e due impianti di termovalorizzazione, ubicati rispettivamente ad Acerra e a Santa Maria La Fossa. I comuni della regione Campania erano tenuti ad affidare il trattamento dei loro rifiuti alle dette società. ''
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07/11 12:25 - pv21