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A cinquant’anni dal "Miracolo economico"

Cinquant’anni fà ebbe ufficialmente inizio quell’era di prosperità economica che va sotto il nome di "Miracolo economico", in cui l’Italia si risvegliò dal torpore di anni difficili e cominciò a presentare un volto meno dimesso.

Non sono ricorrenze che si festeggiano di solito, anche perché non c’è una data ben precisa, comprendente il giorno, il mese e l’anno. Ma sappiamo lo stesso che cinquant’anni fà ebbe inizio quello che unanimemente conosciamo con la locuzione di "miracolo economico", ovvero una fase di grande prosperità economica (e non solo) del nostro paese, durata almeno cinque anni. Nel quinquennio ‘58-’63, il Pil italiano crebbe mediamente del 6% con un’espansione vigorosa dell’industria manifatturiera. La chimica, la meccanica, la metallurgia e la siderurgia trainarono lo sviluppo del paese, nutrendosi della congiuntura economica favorevole a livello mondiale. Se l’estero domandava prodotti, l’Italia era in grado di soddisfarlo, anche grazie ad un costo del lavoro molto modesto, dovuto alla bassa sindacalizzazione degli operai che affluivano in massa dalle recondite località del sud Italia. Ciò che colpì di quel momento storico fu l’operosità degli Italiani, ma anche la circostanza di un aumento stratosferico della produttività soprattutto nei settori più concorrenziali e competitivi. Come ha notato qualcuno, se nell’immediato dopoguerra per costruire una lavatrice ci voleva un giorno, durante il "miracolo economico" occorrevano trenta secondi di tempo. E gli Italiani divennero grandi fruitori delle tecnologie domestiche, mettendosi in casa frigoriferi e lavatrici. A questi vanno aggiunte automobili come le 500 e le 600, che fecero fare un poderoso balzo in avanti alla FIAT.

Come sempre capita nelle fasi di grande crescita, esistono anche numerose sacche di insoddisfazione e crebbe l’alienazione in campo industriale. Fu la letteratura e in misura minore il cinema, a farsi portatore di queste istanze di ribellione ad una società che promuoveva apertamente il conformismo, esibendolo. La commedia all’Italiana si arricchì di nuovi capitoli e tratteggiò causticamente i vizi degli Italiani immersi in questa nuova orgia di consumismo e benessere. Tra i registi che seppero dipingere con grande tatto e sagacia questa epoca, dobbiamo ricordare Dino Risi, che se n’è andato qualche mese fa, all’età di 91 anni. Il suo film simbolo "Il sorpasso" è stato lo specchio fedele delle ambizioni di una società in rapida evoluzione, ma non ancora scossa dalla contestazione giovanile del ’68. Questa immagine doppia dell’Italia, benestante ma sbruffona, rimane forse un ricordo del passato.

E’ la parola "benessere" oggi che sembra, però, essere stata del tutto dimenticata.

 

 

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