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di Sergio Bagnoli lunedì 10 agosto 2009 - 0 commento oknotizie
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Nessun investigatore internazionale potrà indagare in Albania sui misteri della “casa gialla”

Il rifiuto opposto dal Ministro della Giustizia di Tirana Enkeled Alibeaj che giudica scarsi ed insufficienti gli indizi raccolti dall’ex Procuratrice Carla Del Ponte.

 

Nessun investigatore europeo potrà, sul suolo albanese, condurre indagini sul presunto genocidio compiuto dai guerriglieri dell’Uck, l’esercito di liberazione del Kossovo, a danno di circa quattrocento serbo-kossovari alla fine degli anni novanta durante il conflitto fratricida che insanguinò l’allora provincia meridionale serba. Come si ricorderà i quattrocento serbi furono, con la complicità delle autorità statali albanesi, deportati nella tristemente famosa “casa gialla” a cavallo delle province settentrionali albanesi di Scutari e Bajram Curri e qui seviziati ed uccisi dagli sgherri dell’Uck. I loro corpi vennero poi orrendamente mutilati ed i loro organi trafficati e venduti clandestinamente in qualche clinica europea da personaggi legati alla mafia albanese. A denunciare l’accaduto fu l’ex Procuratore generale al Tribunale per i crimini di guerra dell’Aja, l’elvetica Carla del Ponte, poi divenuta ambasciatrice del suo stato in Sudamerica. Ora che si inizia a parlare di possibile integrazione dei Balcani nell’Unione europea, il Consiglio d’Europa, organo non dell’Unione ma che in materia di diritti umani con essa collabora, ha deciso di vederci chiaro ed ha inviato a Tirana il suo rappresentante Dick Marty affinché prendesse contatto con le autorità albanesi al fine di concordare l’arrivo di una commissione d’inchiesta internazionale deputata a far luce sulla vicenda. Marty ha dovuto però lasciare la capitale albanese con le pive nel sacco: il Ministro della giustizia albanese uscente, che però sarà confermato nel nuovo governo che il premier Sali Berisha sta formando, Enkeled Alibeaj ha infatti opposto un secco rifiuto alle richieste di Marty ed ha sottolineato che l’Albania è un paese pienamente sovrano che “mai accetterà sul suo territorio la presenza di una commissione d’inchiesta internazionale delegata ad indagare sui fatti della “casa gialla” per il semplice motivo che alla casa gialla non è mai successo nulla e che il tutto è il frutto della fantasia di Carla del Ponte e della propaganda serba anti- albanese”.

A Belgrado il presidente del Consiglio nazionale per la collaborazione con il Tribunale dell’Aja, Rasim Ljajic, ha commentato affermando di non essere stato sorpreso dalla chiusura e dall’ostilità albanese ma ha anche sottolineato come, nel processo d’avvicinamento dei Balcani all’Unione europea, Bruxelles non possa operare con due pesi e due misure e cioè da un lato pretendere da Belgrado l’arresto del generale Ratko Mladic e la sua consegna al Tribunale internazionale e dall’altro far finta di niente di fronte ai crimini di guerra kossovari, perfezionati con l’aiuto del governo albanese. “Anche i nostri serbi orrendamente trucidati alla casa gialla di Scutari meritano giustizia” ha affermato Ljajic. Probabilmente il governo albanese sta cercando di tirare la corda giacché la recente decisione della Commissione europea sulla liberalizzazione dei visti Shengen a favore dei cittadini degli stati balcanici ha escluso da tale facilitazione proprio gli albanesi e per tale motivo lo scoramento a Tirana è forte. Intanto, durante il suo recente incontro con il collega romeno Diaconescu, il Ministro degli Esteri italiano Franco Frattini ha contribuito in parte ad accendere una fiaccola di speranza per appianare le controversie esistenti nei Balcani. “Romania ed Italia si faranno promotori con l’assenso del governo svedese, che ha la presidenza di turno dell’Unione, di un’iniziativa volta a dedicare una parte del prossimo Consiglio dei capi di stato e di governo dell’Unione proprio al problema dell’integrazione dei Balcani occidentali nell’Unione, cercando di superare le diatribe oggi esistenti non solo tra Albania e Serbia ma anche tra Macedonia e Grecia e tra Slovenia e Croazia” hanno affermato i capi delle diplomazie di Roma e Bucarest.

di Sergio Bagnoli lunedì 10 agosto 2009 - 0 commento oknotizie
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Genocidio Serbia Kosovo UE

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