L’articolo riporta quella che è la realtà, purtroppo ignorata da stampa e televisione. Secondo vetjournal.it l’incidenza del "tasso di mortalità per suicidio tra i veterinari fino a 4 volte superiore rispetto alla media della popolazione generale e circa 2 volte superiore rispetto ad altre professioni mediche (come medici umani o dentisti)". Le cause però non sono sufficientemente chiarite e per quanto mi risulta non sono legate a fattori di rischio particolari se non di carattere economico e di riconoscimento sociale. Il problema di fondo è che la fabbrica universitaria delle lauree in medicina veterinaria sforna disoccupati potenziali e sottoccupati reali. A fronte di anni di studio non esiste alcuna remunerazione adeguata e da questa situazione si salvano solo i medici impiegati nelle ASL e i vertici dell’Ordine che non fanno nulla per valorizzare i medici ma tutelano la propria posizione di rendita.