Una cosa è verissima.
Gli intellettuali che oggi lamentano la crisi delle discipline umanistiche non hanno fatto nulla, in concreto, per arginare la mercificazione di tutti gli aspetti della vita che ha contribuito a generare quella crisi.
Al contrario, essi hanno accettato di buon grado, a proprio vantaggio, le logiche dell’industria culturale, la quale ha anteposto la vendibilità dei prodotti (editoriali, cinematografici, educativi) alla profondità e alla ricchezza del pensiero.