La crisi ha diversi aspetti: quello finanziario, quello fra finanza e imprese, quello fra finanza, politica e cittadini...
Mi sembra di capire che l’autore si riferisca alla pessima distribuzione della ricchezza (a proposito: Corrado Gini, non "Ghini"). Uno degli effetti di questa iniqua distribuzione è effettivamente che i poveri non sono in grado di acquistare e quindi merci e servizi restano invenduti, e quindi sovraprodotti rispetto alla scarsa richiesta.
La globalizzazione dei mercati ha aggravato il problema: in una economia di sopravvivenza "povera" una fattoria, fra allevamento, agricoltura, artigianato interno (carri, finimenti, attrezzi, mobilia, vestiti) e baratti poteva far campare bene e magari felici. Oggi un contadino è costretto a spendere sul mercato per affitto terreno, tasse, mezzi agricoli, irrigazione, semenze e magari vendendo il prodotto "non ci campa" o addirittura ci rimette.
Il punto di vista statistico economico però non rende conto di questi fatti, cioè che una nicchia potesse essere sostanzialmente ricca pur essendo povera se considerata su una scala globale. Quella nicchia soffre eticamente ma non economicamente se da qualche altra parte del mondo si producono merci con il lavoro schiavistico, ma il lavoratore di un mondo globalizzato sì: lui diventa un povero disoccupato.
GeriSteve