Nel 2006 Hamas vinse le elezioni, grazie anche alla corruzione dei suoi avversari, aggiudicandosi la maggioranza parlamentare e il governo. Propose a Fatah di designare suoi esponenti da inserire nella squadra di governo, nominò ministro personalità super partes, offrì a Israele una tregua decennale.
In quella occasione Abu Mazen fece una scelta che mai un capo di stato fedele al suo mandato farebbe: si prestò a spaccare il suo popolo in due. Accettò l’aiuto del governo israeliano e della CIA: migliaia di mitra vennero consegnati alle forze di sicurezza ai suoi ordini, inviò Dahlan (notoriamente uomo della CIA) a Gaza per tentare di rovesciare quello che restava di parlamento e governo palestinesi dopo le retate israeliane.
Spaccò il suo popolo in due e fu causa del blocco di Gaza, che ancora disonora Israele e i suoi alleati.
E’ arduo credere che un simile uomo lavori nell’interesse del suo popolo e non di chi lo tiene sotto il tallone dell’occupazione militare da mezzo secolo privandolo dei fondamentali diritti umani e civili.
Se Abu Mazen si sta agitando con varie iniziative, peraltro inutili se non controproducenti, è perché la situazione in Medio Oriente sta diventando insostenibile e lui rischia di essere spiazzato.
Sta diventando insostenibile per gli USA, che vogliono sganciarsi da quel vespaio; sta diventando insostenibile per l’Europa, che vede espandersi il bubbone infetto dell’odio antioccidentale alle sue porte; sta diventando insostenibile per il mondo arabo islamico, che ogni volta assiste impotente al ricrescere delle teste dell’idra integralista; sta diventando un pericolo mortale per i paesi di mezza Africa, oggetto dell’espansione dell’integralismo islamico.
Al centro di tutto questo sta il conflitto israelo palestinese: motore primo dell’antioccidentalismo islamico.
Abu Mazen sa che Israele del diritto internazionale, del diritto umanitario, delle risoluzioni ONU e delle condanne internazionali, se ne impippa altamente; che è del tutto inutile cercare la protezione dell’ONU: fino a quando la lobby sionista controllerà la politica estera degli Stati Uniti Israele non ha nulla da temere né dall’ONU né dalla CPI né da alcuna altra istanza sovranazionale.
Però c’è un limite a tutto, e il pronunciamento di alcuni parlamenti europei in favore del riconoscimento dello stato palestinese sono un segnale preoccupante. Così come lo è l’appello di 100 premi nobel per l’embargo militare a Israele e la sempre più palese riottosità degli USA a farsi risucchiare nel conflitto mediorientale.
Per abbassare la tensione e prendere tempo, suscitando false speranze e aspettative vane, l’ammuina di Abu Mazen è quel che ci vuole.
Da notare che il mandato presidenziale di Abu Mazen è scaduto nel 2008, ma l’ONU e i paesi occidentali continuano a riconoscerlo come presidente legittimo dell’ANP. Evidentemente possiede delle qualità insostituibili.