Mezzo passo >
Il
Piano Juncker con la dotazione di 21 miliardi “garantiti” dall’UE intende
avviare investimenti strategici per 315 miliardi in 3 anni.
I singoli Stati e, soprattutto,
i privati saranno quindi chiamati a sborsare la cospicua differenza.
Il processo
esecutivo scatterà non prima di giugno 2015, dopo che il Consiglio Europeo avrà
approvato il progetto di dettaglio stilato dalla Commissione UE.
Ancora.
Il
volume dei contributi devoluti dagli Stati partecipanti dovrà risultare in
linea con gli specifici parametri di flessibilità delineati per la presente operazione.
Saranno di fatto i privati ad accollarsi, in larga parte, il rischio di ingenti
investimenti basati su un moltiplicatore pari a 15 volte la quota finanziaria “garantita”.
Ne consegue che il contenuto, la consistenza e la fattibilità del Piano Juncker
dipenderanno sia dai conseguibili tassi di crescita dei diversi mercati
nazionali, sia dall’entità del contributo erogabile dai singoli Stati.
Si
tratta di una partita ancora tutta da giocare.
Primo.
Con i suddetti
presupposti è azzardato ipotizzare che i relativi margini di “agibilità” vengano
estesi e sommati alla flessibilità già accordata per il riequilibrio dei nostri
conti pubblici.
Secondo.
Il piano “approvato” sarà un concreto riscontro del
livello di coesione e di condivisione raggiunto dalla politica Comunitaria.
Ergo. Per ora di compiuto c’è solo un mezzo passo.
Sempre meglio esercitare cautela
che venir Travolti dalle Informazioni …