Le rappresentazioni della tragedia siriana (la cui prima vittima sono i siriani stessi) che si trovano su tutti i mass media tendono all’univocità: il popolo manifesta pacificamente per la democrazia; il regime reprime nel sangue le manifestazioni; ERGO il regime è delegittimato e deve essere abbattuto.
Non c’è nulla di univoco nella crisi siriana, non ci sono buoni da una parte e cattivi dall’altra. Soprattutto i protagonisti della crisi siriana non sono solo siriani.
Abbiamo visto altre volte gli effetti di questo manicheismo mercenario che strumentalmente usa i diritti umani come testa di ariete per commettere la più turpe delle violazioni dei diritti umani: la distruzione della coesione sociale di un paese per aprirlo agli interessi esterni. Lo abbiamo già visto all’opera in Iraq e in Libia, che ora sono stati falliti la cui popolazione non ha più alcuna certezza del futuro.
Quello che dovrebbero imparare a rispettare gli umanitari a libro paga di qualche potenza straniera è innanzitutto il diritto internazionale, che vieta l’ingerenza nei fatti interni di uno stato sovrano.
Di certo non è dicendo ai siriani cosa è meglio per loro che li si aiuta a superare le contraddizioni in cui vivono. Soprattutto se glielo si dice con le armi in pugno o col finanziamento e il sostegno militare ad una parte contro l’altra.