Sono almeno 4 anni che scrivo sulla necessità di abbattere d’autorità il debito pubblico: quasi 1700 Emld, che costa a chi produce (piccole imprese e dipendenti) quasi 80 miliardi annui di interessi (circa 6000 miliardi capitalizzati sugli ultimi 30 anni), che in massima parte vanno ad arricchire la rendita finanziaria-parassitaria di chi è creditore dello Stato. Per questoTelecom, a suo tempo, mi chiuse d’autorità la mia ex E-mail, ritenendo pericoloso continuare a parlare dell’argomento debito pubblico. L’avessimo fatto, anche scontentando la parte indebitamente ricca della popolazione, oggi non saremmo quì a recriminare sulla ristrettezza delle risorse pubbliche da mettere in campo per contrastare la crisi. Ma che oggi qualcuno dei soliti finanzieri-immobiliaristi proponga di appropriarsi delle liquidazioni di quanti hanno lavorato per quarant’anni mi lascia veramente esterrefatto. Sarei persino d’accordo a rinunciare alla mia liquidazione di 60.000 euro, purchè si facesse un mucchio totale tra possidenze immobiliari, mobiliari e finanziarie, che sembra ammontino ad oltre 25.000 miliardi di euro. Dopodiché tagliare lo 0,7% secco su tutto portandolo in deconto del debito pubblico, fino ad azzerarlo definitivamente. La tecnica di conversione è complessa, ma le soluzioni numerose. Ad esempio: ai possidenti immobiliari verrebbe data l’opportunità di scegliere di mantenere il patrimonio accettando di accollarsi un mutuo quinquennale ipotecario di pari importo con rate da versare allo Stato; ai possessori di titoli pubblici di accettare coercitivamente quote del patrimonio pubblico disponibile di pari entità (da ricchezza finanziaria a ricchezza immobiliare, nulla cambierebbe per loro); ai lavoratori dipendenti di rinunciare alla liquidazione, ma di beneficiare di privilegi finanziari sui proventi degli investimenti che lo Stato andrebbe a sviluppare (opere infrastrutturali, precedenza nelle assunzioni dei figli nella P.A., ecc.). Questo sarebbe accettabile. Di certo noi dipendenti non accetteremo mai di essere derubati della liquidazione, che è già un prestito forzoso a suo tempo (giustamente) imposto ai lavoratori per rilanciare l’economia dopo la 1^ Guerra Mondiale, ma che è - e resta - una forma di retribuzione differita, frutto del lavoro personale. Se ciò dovesse accadere, io sarò il primo a scendere in piazza. I soldi vanno presi a chi possiede la ricchezza nella sua interessa (mobiliare e immobiliare), non solo a chi dispone di liquidità frutto del sudore della fronte, cioè da lavoro! Salutissimi - Leorod.