Caro Francesco, non ho mai ( rileggere il mio commento prego) confrontato Stalin con gli ideali rivoluzionari del 17.
La storiografia è una delle discipline più complesse dello scibile umano, come tu stesso comprendi ci sono quantità enormi di fonti da vagliare.Mi accorgo dai tuoi commenti che quella storiografica non è una disciplina a te nota, ti faccio un esempio pratico: esiste un dibattito circa la reale percezione da parte dell’amministrazione Roosevelt dell’imminente attacco giapponese a Pearl Harbor.Esistono diverse posizioni , ma sostanzialmente il dibattito proseguirà finchè rimarranno fonti registrate ( sappiamo che ci sono)ma segretate, molte di queste, seppellite negli archivi del Dipartimento di Stato ,rimarranno tali ancora per qualche anno.Fino a che non saranno vagliate non ci si può pronunciare completamente sull’argomento.
Da qui il dibattito in corso....
Altro esempio:per anni abbiamo convissuto con l’idea che a Portella della Ginestra fosse stato Salvatore Giuliano a sparare sui braccianti,oggi, grazie all’indefesso lavoro di storici nostrani è quasi certa la presenza in situ di Borghese, come vedi un capitolo importante delle nostra storia va riscritto dopo tantissimi anni...
La condanna morale di un regime o di un epoca non rientrano nell’attività della storiografia.
Attribuire una causa alla caduta del regime sovietico( mi risulta ci siano ancora un paio di "sistemi comunisti" in piedi)al tuo enunciato:"La motivazione principale che ha portato al tracollo dei sistemi comunisti è stata la generalizzata perdita di valore dell’individuo come elemento cardine del sistema e l’esaltazione del tutto, nel senso stalinista del termine." mi sembra poco" storiografico".Circa il tuo personale giudizio su tali "sistemi" non ci metto bocca , ma non confondere questo con un enunciato universale.
Ti faccio anche notare che quando il regime sovietico crollò di stalinismo in giro non è che ce ne fosse molto...
Ciaociao
Alberto Fortuzzi