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Commento di

su Italia: benvenuti nella paese dell'assurdo


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15 settembre 2013 18:44

G.le Emilia Urso Anfuso,

immagino lei non possa vedere l’intero IP dei suoi commentatori ma solo l’ultimo ottetto, come tutti. Per una strana coincidenza (di quelle che a volte avvengono e risultano decisamente fuorvianti), le risposte che ha ricevuto presentano un IP apparentemente uguale, ma le assicuro di aver scritto solo l’intervento più recente, non il primo, se non altro perché concordo con le sue tesi. Il mio Ip forse le risulterà diverso ora, ho la connessione un po’ instabile, ma vorrei ribadirle l’equivoco in cui è comprensibilmente caduta, non per sua colpa ma una strana coincidenza.

Aggiungerei una cosa al mio precedente commento: ho frequentato scuole statali, quelle che dovrebbero essere "laiche" insomma, e la maestra - nell’accompagnarci - ci aveva anticipato e preparato un po’ sulle condizioni "estetiche" di questa nostra compagna. Ci disse che l’avremmo trovata diversa e si raccomandò di non prenderla in giro. Passato il primo momento di imbarazzo, ricordo quel pomeriggio come molto sereno. Niente di lacrimevole, eravamo bambini e i bambini la mettono sempre a ridere, se possono. Fummo tenuti un po’ sotto controllo, perché se lasci sfrenare 30 bambini in un appartamento diventano ingestibili, però io ricordo un’atmosfera serena, normale, insomma ci divertimmo, si rideva. Sembrava più una festa di compleanno che un commiato ad una bimba malata. 

Forse è stato merito della maestra, che ci ha preparato all’incontro con una certa sensibilità (da adulto mi rendo conto che non fosse così semplice come mi è sembrato da bambino), l’unica protezione che abbiamo ricevuto è stata la bugia sul futuro della nostra compagna di classe. Una bugia comprensibile e che avrebbe rovinato anche il clima del pomeriggio, oltre che turbarci. Eravamo convinti che stesse meglio, che potevamo vederla perché le sue condizioni di salute erano migliorate, invece era il contrario. Ma da adulto mi rendo conto che non era il caso di scendere in certi dettagli, non in quel momento. Non era necessario, non in quel momento. Avrebbe trasformato un simpatico pomeriggio tra bambini in una situazione penosa. I bambini malati (e gli ex bambini malati, ormai adulti) non hanno bisogno di persone caritatevoli che piangono loro affianco, ma di ridere, di "normalità".

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