FUORI DA QUESTA EUROPA E DALL’EURO
"il Giornale" Domenica 3 Marzo 2013 pagina 38 “La parola ai lettori”
L’angolo di Granzotto (Paolo Granzotto)
L’euro forte danneggia l’Italia debole
Caro Granzotto, mi aiuti a capire ciò che per me è incomprensibile.
Come mai con l’euro la Germania ci guadagna e noi ci perdiamo?
Se è moneta unica perché queste differenze?
Gualtiero Magnani (e-mail)
Eh, caro Magnani, lei tocca un argomento che a un non addetto ai lavori mette i brividi.
Facciamoci forza e vediamo se ne usciamo vivi: dunque, l’euro è una moneta «forte» rispetto al dollaro. Per dirla diversamente, un euro vale più di un dollaro. Ovviamente anche per la Germania, ma c’è un però. La sua struttura industriale (e i listini prezzi, per spiegarci, ma rimanga fra noi perché credo sia una semplificazione un po’ andante) si è sviluppata con un marco fortissimo. Molto più dell’euro al cambio che la Germania spuntò nell’annus horribilis (ma mirabilis per i crucchi) 1999.
A noi invece è toccato (chiedere a Prodi per i dettagli) il contrario: ci beccammo un euro più forte della lira. Così stando le cose, la Morgan Stanley e la Deutsche Bank, due bancone, hanno calcolato che se per la Germania la «soglia di sofferenza» sull’euro è a circa 1,53 (oggi l’euro balla attorno all’l,30), per noi precipita a circa 1,19.
In pratica, concludono gli esperti, l’euro è per i tedeschi sottovalutato del 13,2 per cento (ciò che consente loro di vendere «sottocosto») e sopravalutato per gl’italiani (più 12,1).
Non è finita, caro Magnani: con una forte industria la Germania è altrettanto forte importatrice di materie prime, maggiormente di metalli e petrolio. Che paga in dollari.
I tedeschi, dunque, acquistano in valuta «debole» e vendono in valuta «forte» che per loro, come abbiamo visto, tanto forte non è.
Il massimo.
I danni di una moneta unica che non «pesa» in modo uguale fra nazioni eppur socie e sorelle, unite in un solo ideale e tutte quelle balle là, potrebbe essere attutito svalutando un po’ l’euro.
A chi con tremebonda fermezza glielo chiedeva, la Merkel ha sempre risposto: «Nein».
E che è matta?
Non si tira il collo alla gallina dalle uova d’oro.
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