Rispetto al post precedente, direi che anche la seconda ipotesi ha buoni argomenti. Non si spiegherebbe come questa storia vada avanti da troppi anni nel silenzio quasi totale, merito di quella finanza che governa il mondo, anzi dovremmo parlare di industria finanziaria, l’unica che non conosce crisi. D’altra parte il verbo da oltre dieci anni è: creare valore. Gli esseri umani non rientrano nella categoria.
Colgo l’occasione per integrare l’articolo con un ulteriore dato. Infatti l’Italia dei Valori
(http://banchedati.camera.it/sindacatoispettivo_16/showXhtml.Asp?idAtto=50313&stile=6&highLight=1) ha presentato un’interrogazione sui derivati, primo firmatario Antonio Borghesi, a cui il 15 marzo ha risposto per il governo. Ma non Monti o Passera, bensì il sottosegretario di Stato per l’istruzione, l’università e la ricerca, Marco Rossi Doria che .ha giustificato il ricorso, sin dalla metà degli anni ’80, ai derivati per la copertura dal rischio derivanti dalla fluttuazione dei tassi d’interesse. Oggi questa roba ammonterebbe a 160 miliardi di euro. Ma secondo Borghesi l’aver restituito anticipatamente a Morgan Stanley i 2,56 miliardi di euro non è stato un affare. E aggiunge ironicamente " nessuno pensa che sia un delitto il fatto che il figlio del Presidente del Consiglio lavori per Morgan Stanley e che il capo country manager
per Morgan Stanley in Italia sia Domenico Siniscalco, che è stato
Ministro dell’economia e delle finanze in un precedente Governo
Berlusconi. Lei esclude che ci sia una terza parte, qualcuno parlava di
Banca Intesa il cui amministratore delegato oggi è Ministro di questa
Repubblica". Non è poco.