per scrupolo, mi sono riletto
l’articolo, e devo dire che io non ci trovo
alcuna "attenzione alla qualita’ "; ci trovo una -condivisibile- denuncia del fatto che molte
merci formalmente "made in Italy" in realta’ tali non sono, e le
affermazioni che: "i tanto
deprecati prodotti orientali tanto male non sono" e che: "Le campagne terroristiche contro i
prodotti orientali, nella realtà dei fatti
servono solo a dissuadere i consumatori dall’acquistare prodotti a basso prezzo".
So anche che lei vuole candidarsi come
deputata al parlamento, e quindi mi aspetterei da lei un programma su come
rappresentarci.
In questo programma mi piacerebbe
trovare la volonta’ di difendere la qualita’ dei prodotti e la veridicita’ del
"made in Italy" e "made in EU"; non per nazionalismo fine a
se stesso, ma perche’ cio’ dovrebbe significare il rispetto di standard di
qualita’ e trasparenza nell’etichettatura, di dignita’ dei lavoratori che hanno
lavorato a quelle produzioni, di adeguate retribuzioni, di sicurezza e di
salute.
In un articolo non ci si puo’ trovare
tutto, ma avrei preferito trovarci qualcosa su queste tematiche, piuttosto che
l’ironia sul fatto che si puo’ fare shopping in un negozio cinese -come tutti
noi facciamo- senza essere vittime di:
"allucinazioni, intossicazioni, peste bubbonica, calli e brufolosi
adolescenziale".
Buona giornata anche a lei.
Geri Steve