E’ chiaro che, come
ha detto anche il nostro bellissimo Presidente della Repubblica, siamo di fronte
ad "una crisi senza precedenti... ", ovviamente specificando che è stato ben più
grave il “periodo seguito alla Seconda guerra mondiale” ed in questo periodo non
è soltanto un problema nostro, visto che «gli scenari internazionali si caricano
di tensioni».
Aggiungo che non è detto io abbia votato il nostro attuale
sindaco. Ma, prendersela con lui, non mi sembra giusto. Probabilmente, come
tutti quelli che sentono in sé la forza di"cambiare le cose" e "salvare il
mondo", tutto teso a raggiungere un posto di potere che glielo permettesse
(...), non aveva ben pesato sia il momento politico "glocale" che la Campania e
Napoli in particolare. Ma, diamogli tempo e un po’ di respiro, giacché il posto
gli è stato dato.
Molta gente si dice
disperata sotto il profilo economico, nella stessa Napoli, dove sono costretta a
togliere di mano ai miei alunni cellulari che non costano meno di 500 o 600
euro, pur essendo allievi di territori dove, in teoria, i genitori non
dovrebbero incassare al mese uno stipendio più grande del costo del cellulare
moltiplicato per tre.
D’altra parte gli insegnanti tanto guadagnano.
Gli operai non credo di più...
insomma: è uno strano mondo. Quando, bambina,
mio padre, dirigente di banca, comprò la prima auto (prima viaggiava con i mezzi
pubblici), avevo dodici anni ed il mio fratello più grande
ventidue.
Tutti affacciati a vedere la macchina di papà:
un’Anglia bianca. Si trattava di un periodo della storia italiana di forte
crescita
economica,
compreso tra gli anni
cinquanta
e settanta del XX secolo in cui si parlava di “Boom economico”.
Intanto, la televisione si guardava nei bar, dove la gente si riuniva la sera
per le trasmissioni più in voga ed il frigorifero era un elettrodomestico di
riguardo.
Tuttavia decisamente noi NON ERAVAMO POVERI. Che cosa vuole dire
oggi esserlo? Me lo chiedo. Penso dipenda dal luogo in cui questa parola si
pronuncia e penso che ci siano molti posti del mondo, ancora oggi, in cui questo
termine abbia un peso ed una valenza più autentica di quanto si possa fare a
Napoli. Oggi.
Andando un po’ più indietro nel tempo ricordo
vagamente che a casa di mio nonno (dirigente del provveditorato), in cucina
c’era una porta che conduceva al bagno che consisteva in un lavandino (piccolo)
ed un WC. E la cucina, dove i mobili non erano certamente quelli di oggi,
affacciava con una finestrella all’interno del palazzo (uno di quelli belli,
antichi, di via Salvator Rosa, a Napoli). Oggi sarebbe sinonimo di estrema
povertà. Ma si era, approssimativamente, nel 1960.
Dunque? Forse dovremmo tutti
riguardare un po’ al nostro concetto di ricchezza e povertà, dimenticando, se
possibile, gli stimoli che ci vengono dalle pubblicità in cui ci fanno rendere
conto che “non possiamo vivere senza” qualche oggetto di cui, fino a poco prima,
non sentivamo affatto la mancanza (e magari, non c’era). Forse dobbiamo fare
questo sforzo anche in favore dei nostri giovani, perché non partano dal
presupposto che possederli (senza averli guadagnati) sia un loro diritto
sacrosanto. Mentre non è un loro dovere studiare per farsi un futuro o imparare
un mestiere, per mantenersi da sé.
Tornando al nostro sindaco:
non lo invidio. “per i miracoli ci stiamo
attrezzando”.
BiFasano