Vedremo a cosa approderà l’inchiesta della Digeronimo.
Per non farsi mancare nulla, Desiré Digeronimo ha subito messo sotto inchiesta l’ex-assessore regionale alla Sanità e, caso strano, non lo ha ancora interrogato.
Il paragone con Mani Pulite, poi, è senza senso.
A Milano capirono l’errore di aver messo subito sotto inchiesta l’allora senatore Natali nel 1987. La richiesta di autorizzazione a procedere contro Natali si arenò e non se ne fece più nulla.
Nel 1992, invece, ripartirono dal sottobosco (Mario Chiesa) e solo 10 mesi dopo si permisero si inviare l’avviso di garanzia a Craxi.
La Digeronimo è partita a testa bassa contro i vertici politici, senza prove, formulando accuse stratosferiche ("organizzazione criminale capeggiata da Michele Tedesco") e facendo gesti spettacolari come il sequestro, probabilmente inutile, dei bilanci dei partiti di centrosinistra.
Finora la dottoressa Digeronimo non ha in mano niente. Solo i suoi teroremi. Un magistrato deve muoversi con cautela ed accortezza quando incrocia il malaffare politico. Deve raccogliere prove e riscontri in silenzio e metterli sul piatto della bilancia dibattimentale solo quando è sicuro di vincere il confronto con le difese. Questo insegnano i maestri delle grande inchieste (Falcone, Borsellino, Di Pietro, Boccassini).
Altrimenti rischia solo di delegittimare e di ledere il prestigio dell’ordine giudiziario e di prestare il fianco alle reazioni degli insabbiatori e di quelli che vogliono i pubblici accusatori sotto controllo politico.
Questo è quello che ho capito osservando le inchieste giudiziarie in questi anni.
Due piccoli esempi: Giovanni Falcone, quando il pentito Pellegriti disse che Lima era un mafioso, lo incriminò per calunnia. Non mise subito sotto inchiesta il mafioso Salvo Lima, perché non aveva elementi sufficienti per farlo condannare. Fece benissimo! Avrebbe fatto la stessa cosa la Digeronimo? Non credo proprio. Si sarebbe comportato allo stesso modo De Magistris, che, per non farsi mancare nulla, ha messo subito sotto inchiesta Prodi (prosciolto), Mastella e Loiero? Questa domanda è ovviamente retorica.
Concludo: quando un magistrato mette sotto inchiesta un politico o un alto papavero, deve avere la certezza di riuscire a farlo condannare, possibilmente in via definitiva. Se questa certezza (o elevata probabilità) non c’è e s’incaponisce nelle indagini, fa del male soprattutto alla magistratura, alla sua indipendenza e alla sua autorevolezza.
Queste valutazioni spesso sfuggono ai cronisti giudiziari.