• AgoraVox su Twitter
  • RSS
  • Agoravox Mobile

Mirco Francioso

Mirco Francioso

Sono Mirco Francioso, 48 anni, di Castelbuono. Non cerco applausi né approvazione. Cerco coerenza.Ho la rabbia di chi ha fatto i suoi errori ma ha trovato la forza di rialzarsi. E la porto qui, su Agoravox, nel mio modo di scrivere: diretto, nn filtrato, a volte tagliente, ma sempre con un fondo di profonda verità. Zero frasi fatte. Parlo come scrivo, e scrivo come penso.
La mia vita è una lotta quotidiana per la difesa degli animali e la tutela della biodiversità. Sono Presidente di un'associazione e le mie battaglie sono concrete: contro allevamenti intensivi, caccia, circhi con animali. Sono un pragmatico: contrario alla caccia, sì, ma favorevole all'abbattimento selettivo dei cinghiali in Sicilia xké la biodiversità va protetta.
Il pensiero centrale è la ricerca della coerenza nell'attivismo e nella comunicazione. Non si tratta di aderire a un'ideologia astratta, ma di essere un militante concreto sul campo di battaglia.
L'azione è interamente votata alla difesa degli animali e alla tutela della biodiversità. Le battaglie sono dirette e senza sconti: contro gli allevamenti intensivi, la caccia, il bracconaggio e ogni forma di sfruttamento come i circhi con animali.
Ciò che distingue questo approccio è il rifiuto della visione puramente ideologica in favore di un pragmatismo ragionato. Il pensiero non ammette il "no" a prescindere. Ne è un esempio l'approccio alla fauna selvatica: essere fermamente contro la caccia non impedisce di sostenere l'abbattimento selettivo dei cinghiali in Sicilia se e quando la scienza e la necessità lo impongono per salvare la biodiversità locale. È una scelta difficile, ma coerente: l'obiettivo finale è la salute dell'ecosistema, non il purismo della posizione. La battaglia è efficace xké non è comoda, è calibrata sulla realtà.
La comunicazione è l'estensione diretta di questo pensiero. Scrivere abbreviando (usando "nn", "ke", "xké" e simili) non è pigrizia, ma un gesto consapevole e un vero e proprio marchio stilistico.
Il motivo di questa scelta è duplice:

  1. Rifiuto dell'Edulcorazione: È un netto "no" alle frasi fatte e a ogni costruzione linguistica troppo perfetta o "liscia" che tenti di addolcire o nascondere la verità. L'abbreviazione rompe la formalità e l'eccessiva compostezza.

  2. Autenticità e Immediatezza: Simula il flusso della lingua parlata, che è per sua natura rapido, diretto e imperfetto. Scrivere abbreviando è un modo per garantire un testo umano e non mediato, dove la sincerità e l'immediatezza prevalgono sulla grammatica impeccabile. È l'essenza di uno stile che vuole essere un "pugno nello stomaco" o una "carezza profonda", ma mai un testo neutro o artefatto. È il segno di chi non cerca l'approvazione, ma la coerenza.

© Mirco@77.

Statistiche

  • Primo articolo lunedì 10 Ottobre 2025
  • Moderatore da lunedì 10 Ottobre 2025
Articoli Da Articoli pubblicati Commenti pubblicati Commenti ricevuti
La registrazione 49 4 17
1 mese 4 0 0
5 giorni 1 0 0
Moderazione Da Articoli moderati Positivamente Negativamente
La registrazione 5 5 0
1 mese 0 0 0
5 giorni 0 0 0












Ultimi commenti

  • Di Mirco Francioso (---.---.---.) 22 ottobre 2025 16:56
    Mirco Francioso

    Rispetto il tuo ragionamento, e grazie xké sei andato oltre il pregiudizio — parola giusta. Però permettimi di smontare due/tre punti importanti senza fare il moralista.

    Primo: le leggi esistono, sì, ma la loro applicazione nn è sempre netta. Spesso sono lobby, pressioni locali e interessi economici ke modellano i piani di gestione. Secondo: parlare di “tre mesi” come se fosse una regola unica è semplicistico — cambia per specie e regione, e molte pratiche che vengono chiamate “controllo” sono in realtà caccia commerciale mascherata. Terzo: la carne per chi nn può permettersela è un argomento emotivo, ma la distribuzione reale di quella carne resta marginale; non è la soluzione strutturale alla fame.

    Io dico: se si vuole difendere l’ambiente, serve trasparenza, piani gestiti da biologi indipendenti, monitoraggi seri e alternative (recinzioni intelligenti, sterilizzazione mirata, ripristino habitat). Se c’è soprannumero, che lo dichiari la scienza, non il bar sotto casa. Questo per me è il punto: responsabilità, dati e rispetto delle specie, non la scusa del “tradizione” o del ristorante che ci guadagna.

  • Di Mirco Francioso (---.---.---.) 14 ottobre 2025 09:00
    Mirco Francioso

    Si è abituati a dipingere il Nord come “modello perfetto”, come se il randagismo fosse un problema solo del Sud. Invece no. Quello ke descrivi tu è esattamente il nodo marcio del sistema: quando il randagismo diventa una macchina economica, la soluzione smette di essere priorità… xché “risolvere” significherebbe togliere ossigeno ai fondi.

    E allora si fa finta di niente, si addolcisce tutto, e si lascia marcire il problema — a Nord come a Sud.

    Grazie x averlo detto. Xché finché si continua a raccontare solo una parte della storia, nessuno avrà mai davvero il coraggio di cambiare le cose.

  • Di Mirco Francioso (---.---.---.) 10 ottobre 2025 08:31
    Mirco Francioso

    Apprezzo davvero tanto qst tratto della tua personalità — quello ke ti porta a guardarti dentro, ad analizzare i tuoi pensieri invece di scappare via da essi. Nn è da tutti, eh. Anzi, x me è proprio lì ke nasce il confronto vero. La differenza ideologica e di pensiero nn è un male, è ossigeno. Immagina un mondo dove tutti la pensiamo allo stesso modo: noioso, sterile, morto.

    So bene ke il mio intervento è un po’ “off topic” (come si diceva ai tempi dei forum, quando internet puzzava ancora di modem e libertà

  • Di Mirco Francioso (---.---.---.) 9 ottobre 2025 09:09
    Mirco Francioso

    Rispondo volentieri al tuo commento. Vedi, x me dare da mangiare a un animale nn è un atto “superiore” o “più giusto” rispetto all’aiutare un essere umano… è semplicemente diverso. Rispetto profondamente il tuo pensiero, ma lo condivido solo al 50%. Ti spiego: il mendicante e sottolineo nn tutti, ma una parte spesso fa delle scelte. Opinabili, discutibili, ma pur sempre scelte. C’è ki è caduto in disgrazia e nn ha avuto la forza (o la possibilità) di rialzarsi, e lì parliamo di dolore vero, di ingiustizie vere. Ma ci sono anche persone ke quella vita la scelgono, consapevolmente o meno. Un animale invece no. Nn sceglie. Se on lo aiuti, muore. Punto. Un uomo, in molti casi, non sempre, può cambiare le sorti del proprio destino. Un cane, un gatto, un riccio no. Questo è il mio punto di vista, ke non pretende di essere la verità assoluta. Scrivo xché cerco il confronto, nn xché voglio avere ragione.

TEMATICHE DELL'AUTORE

Tribuna Libera Media Recensioni Ambiente

Pubblicità



Pubblicità



Palmares

Pubblicità