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 Home page > Tribuna Libera > Amore animale. Tra dissonanza cognitiva e coerenza necessaria

Amore animale. Tra dissonanza cognitiva e coerenza necessaria

Ci hanno insegnato a dire: “amo gli animali”.
E poi? Li portiamo a spasso col guinzaglio… mentre nel piatto mastichiamo altri animali.
Ci indigniamo per il cane avvelenato… e intanto postiamo la foto della grigliata domenicale.
Piangiamo per un gatto randagio… ma applaudi al prosciutto in offerta al supermercato. Questa roba ha un nome: dissonanza cognitiva.

Un cortocircuito mentale che ci fa vivere in pace con le nostre contraddizioni. Accarezzi il cane e mangi il maiale. Ti commuovi davanti al documentario sul mare e butti la bottiglia di plastica in spiaggia. Ami la natura, ma vai allo zoo a fotografare animali chiusi in gabbia. È il più grande inganno di questi tempi: ci raccontiamo la favola dell’amore per gli animali, mentre intorno regna il sangue, lo sfruttamento e un pianeta che non respira più. Il punto non è diventare santi, ma almeno smettere di prenderci in giro. Vuoi la carne? Ok, ma abbi il coraggio di dirlo: “mi piace il gusto più della vita di quell’animale”. Vuoi rispettare davvero gli animali? Allora cambia, riduci, informati, scegli coerenza. Perché continuare a sorridere con un coltello in mano non è amore: è ipocrisia travestita da normalità.

La dissonanza cognitiva è la nostra coperta di Linus. Ci scalda la coscienza, ci racconta che siamo persone buone, mentre facciamo esattamente il contrario di quello che diciamo. È quel “pilota automatico” che ti permette di guardare negli occhi il tuo cane e nello stesso tempo non pensare al vitello strappato alla madre per diventare latte “alla spina” al supermercato.

Esempi?
– Vai dal macellaio “di fiducia” perché ti senti più etico, ma poi il 3x2 all’ipermercato ti strizza l’occhio e la coscienza tace.
– Accarezzi il gatto e intanto compri le scatolette piene di scarti d’allevamento intensivo, di polli mai usciti da una gabbia.
– Dici “adoro la natura” ma la domenica ti fai la gita al parco divertimenti con gli animali esotici esposti come figurine.
– Posti la foto del tramonto con l’hashtag #respectnature, poi lasci la bottiglietta di plastica accanto alla panchina.

Questa è la doppia morale quotidiana. Una recita collettiva. La chiamiamo “normalità”. In realtà è un sistema di autoassoluzione di massa.

Perché lo facciamo?
Perché il cervello nn regge lo scontro tra ciò che pensiamo e ciò che facciamo. È più facile tappare il buco che cambiare vita. È più semplice raccontarsela che guardare in faccia la verità. La dissonanza cognitiva è il filtro Instagram della coscienza: ci fa sembrare migliori di quello che siamo.

La dissonanza nn è solo un problema morale. È un problema che uccide. Gli allevamenti intensivi, tanto per fare un esempio, sono la fabbrica perfetta della dissonanza: producono carne a basso costo, ma al prezzo di sofferenza animale e devastazione ambientale.

Parliamo di miliardi di animali stipati in capannoni senza luce, privati di ogni istinto. Polli che crescono in 30 giorni fino a spezzarsi le zampe. Scrofe immobilizzate in gabbie. Vitelli isolati per produrre carne più “tenerina”. È questo che sta dietro al prosciutto in offerta.

E nn è solo una questione di pietà: è matematica ambientale. Gli allevamenti intensivi sono tra le prime cause della crisi climatica. Producono più emissioni della somma di aerei, navi e auto. Consumano acqua, devastano suoli, distruggono foreste. Perché dietro la fettina di carne c’è la soia coltivata al posto dell’Amazzonia.

Qui entra in gioco la biodiversità, quella che nel mio piccolo cerco di difendere ogni giorno. Io vivo con sette cani, due pappagalli e quattro serpenti. E presiedo un’associazione riconosciuta dal Comune che si occupa di randagismo, biodiversità, lotta al bracconaggio. Parole grosse? No: realtà quotidiana. Gabbie da pulire, animali da curare, randagi da salvare. La battaglia nn è ideologica. È concreta: un animale avvelenato, un cinghiale abbattuto fuori stagione, un riccio ferito dal diserbante.

Se poi passo davanti a un banco di carne e faccio finta di niente, tutto il resto perde senso. È qui la dissonanza più grande: lottare per salvare un cane e ignorare il grido silenzioso di miliardi di animali invisibili.

Torniamo alla provocazione: “mi piace il gusto più della vita di quell’animale”.
Sai perché è una frase potente? Perché è onesta. Fa male, ma è onesta. Almeno nn racconta favole.

La coerenza nn significa diventare santi. Nessuno lo è. Ma almeno ammettere che le scelte hanno un peso. E che quel peso grava sulla vita di qualcun altro, oltre che sul pianeta.

C’è chi dice: “eh ma nn posso cambiare il mondo da solo”. Vero. Ma puoi cambiare te stesso. E se lo fai tu, lo fanno altri dieci. E se lo fanno in dieci, lo fanno in cento. La riduzione del consumo di carne nn è ideologia: è matematica del futuro.

Nn ti sto chiedendo di diventare vegano domani mattina. Ti sto chiedendo di ridurre. Di scegliere con più attenzione. Di pensare almeno due volte prima di mettere qualcosa nel carrello. Di informarti. Di provare alternative.

Perché se nn lo fai, il tuo “amo gli animali” resta un adesivo sul paraurti: bello da vedere, inutile nella sostanza.

Io stesso, quando curo il mio stagno naturale, con le carpe koi e le gambusie che si riproducono, vedo che lì c’è più equilibrio e rispetto che in milioni di ettari coltivati a soia per nutrire animali da macello. Una piccola pozza d’acqua custodita con cura diventa più coerente di un intero sistema economico che distrugge ecosistemi interi.

Il nemico nn è la carne. Il nemico è l’ipocrisia. È il sorriso complice mentre mastichi un animale dicendo “amo gli animali”. È il pianto davanti a un documentario e il carrello pieno di offerte “a peso”.

Smettiamo di raccontarci la favola. Basta con “amo gli animali” se poi il piatto dice il contrario. Basta con l’hashtag #naturelover se poi butti la plastica. Basta con le scuse.

La chiamata è semplice e scomoda: scegli coerenza. Non perfetta, non assoluta. Ma almeno vera.
Vuoi mangiare carne? Fallo. Ma ammetti che stai scegliendo il gusto sopra la vita.
Vuoi rispettare gli animali? Allora cambia davvero. Riduci. Informati.
Vuoi smettere di vivere nella dissonanza? Allora guarda il tuo piatto prima di guardare il cane.

Il vero amore nn è una carezza sul divano. È un atto di coraggio e coerenza. Ed è l’unico modo per nn tradire quelle parole che abbiamo imparato da bambini: “amo gli animali”.

Questo articolo è stato pubblicato qui

Commenti all'articolo

  • Di Paride parmondombe (---.---.---.43) 9 ottobre 2025 04:50

    Dare da mangiare a un animale ma poi dire al mendicante "vai a lavorare"... E’ il massimo dell’immoralita’

  • Di Mirco Francioso (---.---.---.) 9 ottobre 2025 09:09
    Mirco Francioso

    Rispondo volentieri al tuo commento. Vedi, x me dare da mangiare a un animale nn è un atto “superiore” o “più giusto” rispetto all’aiutare un essere umano… è semplicemente diverso. Rispetto profondamente il tuo pensiero, ma lo condivido solo al 50%. Ti spiego: il mendicante e sottolineo nn tutti, ma una parte spesso fa delle scelte. Opinabili, discutibili, ma pur sempre scelte. C’è ki è caduto in disgrazia e nn ha avuto la forza (o la possibilità) di rialzarsi, e lì parliamo di dolore vero, di ingiustizie vere. Ma ci sono anche persone ke quella vita la scelgono, consapevolmente o meno. Un animale invece no. Nn sceglie. Se on lo aiuti, muore. Punto. Un uomo, in molti casi, non sempre, può cambiare le sorti del proprio destino. Un cane, un gatto, un riccio no. Questo è il mio punto di vista, ke non pretende di essere la verità assoluta. Scrivo xché cerco il confronto, nn xché voglio avere ragione.

  • Di Paride parmondombe (---.---.---.202) 9 ottobre 2025 19:52

    So di avere dei tratti ideologici in me ma ho deciso di coltivarli anziché fuggirne. Quel pensiero e’ sorto in me tanto tempo fa vedendo magari delle signore col cane che guardavano i mendicanti con sussiego o disprezzo e magari a casa riempivano il loro cane di attenzioni. Ma lo considero un tratto culturale della nostra società che arriva fino alle leggi che uno Stato esprime che sono quasi sempre espressione del comune sentire.

    • Di Mirco Francioso (---.---.---.) 10 ottobre 2025 08:31
      Mirco Francioso

      Apprezzo davvero tanto qst tratto della tua personalità — quello ke ti porta a guardarti dentro, ad analizzare i tuoi pensieri invece di scappare via da essi. Nn è da tutti, eh. Anzi, x me è proprio lì ke nasce il confronto vero. La differenza ideologica e di pensiero nn è un male, è ossigeno. Immagina un mondo dove tutti la pensiamo allo stesso modo: noioso, sterile, morto.

      So bene ke il mio intervento è un po’ “off topic” (come si diceva ai tempi dei forum, quando internet puzzava ancora di modem e libertà

  • Di Paride parmondombe (---.---.---.202) 9 ottobre 2025 20:01

    Trovo la tua attività encomiabile e ti dico vai avanti ... La biodiversità e’ importante e anche salvare la vita di animali in difficoltà e se poi c’è la passione si da’ un senso alla propria vita .

  • Di Paride parmondombe (---.---.---.202) 9 ottobre 2025 20:08

    Tema vegetarianesimo : cercherò di sviluppare dei concetti in maniera razionale . Posto che non ho mai visto nessuno andare in crisi di coscienza vedendo un leone sbranare una gazzella e nessuno così folle da pensare di convertire un leone a diventare vegetariano... Non credo proprio essere sbranati da un leone sia un’esperienza piacevole... Perlomeno non meno di essere uccisi in un mattatoio.

  • Di Paride parmondombe (---.---.---.202) 9 ottobre 2025 20:15

    Il tema pare perciò essere la natura umana: a quanto pare siamo l’unico primate onnivoro esistente oggi in natura . E’ altresì dimostrato che l’uomo nasce nella savana come cacciatore e raccoglitore . Scelta culturale? O e’ parte della nostra biologia? Personalmente penso che la seconda ipotesi sia la più plausibile. D’altronde tutti noi nasciamo onnivori da bambini e poi eventualmente diventiamo vegetariani per scelta culturale.

  • Di Paride parmondombe (---.---.---.202) 9 ottobre 2025 20:25

    Mi pare anche che il vegetarianesimo da noi si sviluppa come critica soprattutto alle modalità di allevamento spesso crudeli nelle nostre società dei consumi. Storicamente l’uomo e’ passato dall’essere cacciatore ad allevatore ad un certo punto. Ma trovo estremamente improbabile che l’umanità ad un certo punto possa convertirsi al vegetarianesimo come non si e’ mai convertita allascetismo o al celibato ecc ... C e un limite fisiologico a queste scelte .

  • Di Paride parmondombe (---.---.---.202) 9 ottobre 2025 20:31

    Perciò quand’anche riuscissimo a chiudere tutti gli allevamenti l’uomo tornerebbe cacciatore magari con arco e frecce perché sono due facce della stessa medaglia . Perciò troverai sempre quello che ti dirà di amare gli animali perché va di moda dire così per poi correre a mangiarsi avidamente un hamburger la sera con gli amici .

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