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Via libera dal Parlamento alla Zes unica anche nelle Marche ed in Umbria

È arrivato a tempo di record il tanto atteso via libera all’ingresso di Marche e Umbria
nella Zona economica speciale. La commissione Bilancio della Camera ha, infatti,
approvato in via definitiva il disegno di legge che allarga il perimetro della Zes unica
alle due regioni dell’Italia centrale.

La conferma è arrivata da Lucia Albano,
sottosegretaria al ministero dell'Economia e deputata di Fratelli d'Italia, presente in
commissione in rappresentanza del governo. Il provvedimento era stato annunciato
ad Ancona lo scorso 4 agosto dalla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. Quindi
l’impegno preso dal governo, che qualcuno maliziosamente aveva definito come un
semplice spot elettorale, in vista appunto delle Regionali nelle Marche, è stato
rispettato. L’ingresso delle due regioni è sicuramente un risultato importante perché
serve per favorire lo sviluppo economico della regione attraverso incentivi fiscali e
semplificazioni burocratiche. I risultati eccezionali della Zes unica creata dall’ex
ministro degli affari europei, che ha affidato la guida della struttura l'avvocato Giosy
Romano, hanno portato, di recente, il presidente di Confindustria ad affermare che la
misura deve essere un modello di sviluppo economico per tutto il paese.
Per Francesco Acquaroli, presidente della Regione Marche, “la Zes rappresenta
un’opportunità unica per le Marche, che per le misure della semplificazione
amministrativa e dei bonus occupazionali si rivolge all’intero territorio regionale. Il
confronto con la Commissione europea sarà fondamentale per cercare di ampliare il
perimetro di applicazione della misura sugli aiuti di Stato e aggiornare i criteri nel
prossimo futuro”. “Portiamo a casa un risultato che ci inorgoglisce – è invece il
commento di Francesco Battistoni, deputato e segretario di Forza Italia nelle Marche
– È il frutto di un lavoro serio e di squadra, che rappresenta un impegno mantenuto
nei confronti dei cittadini e delle imprese del nostro territorio”. Ma per quanto
riguarda proprio le Marche, la misura potrebbe avere delle inaspettate limitazioni.
Per la provincia di Pesaro e Urbino, infatti, il beneficio più importante della ZES
Unica, il credito d’imposta per gli investimenti, sarebbe praticamente nullo, perché


riguarderà solo Frontone e Serra Sant’Abbondio. È un dato drammatico: su
cinquanta Comuni, appena due inclusi. Questo perché i comuni della provincia non
rientrerebbero nei criteri europei della Carta degli aiuti 2021-2027, come specificato
dalla Giunta Regionale. Nel definire le Zone C, l’Europa ha posto un limite legato alla
popolazione complessiva delle aree designate – per le Marche pari a 728 mila
abitanti ed inoltre decreterebbe alcuni criteri abbastanza stringenti, legati al Pil del
singolo comune e al tasso di disoccupazione. E questo escluderebbe appunto la quasi
totalità della provincia pesarese. Una situazione al limite del paradossale. “La ZES è
un’opportunità straordinaria per rilanciare lo sviluppo produttivo delle Marche,
frutto del lavoro serio e costante del centrodestra al Governo e in Regione. Grazie a
questo impegno oggi possiamo offrire alle imprese semplificazioni, investimenti più
rapidi e nuovi strumenti per incentivare competitività e occupazione. Ora è
indispensabile intervenire sulla Carta degli aiuti a finalità regionale, così da includere
ulteriori comuni marchigiani nei benefici del credito d’imposta e del Bonus ZES,
superando le attuali disparità territoriali, stabilendo quindi nuovi parametri di
rilevazione per i criteri di valutazione economica delle aree che ne beneficeranno. In
Europa mi batterò con determinazione per sostenere questa revisione, dando
continuità alla visione di sviluppo del centrodestra e garantendo che tutta la nostra
regione possa cogliere appieno le potenzialità strategiche della ZES”. Ha detto ad

Affariitaliani.it, Carlo Ciccioli, eurodeputato ed esponente di spicco di Fratelli d’Italia nelle
Marche, che ha assicurato il massimo impegno per far cambiare a livello europeo
questi criteri. Anche perché questi criteri con tutta evidenza creano delle disparità
territoriali e di singoli comuni che non avrebbero ragione di esistere, dal momento
che la Zes Unica è una misura che dovrebbe riguardare il perimetro regionale e non
quello dei singoli comuni o province

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