Venezuela, ancora in carcere la decana delle detenute
Secondo le organizzazioni venezuelane per i diritti umani, risultavano 22 i detenuti e le detenute scarcerati dopo l’annuncio fatto l’8 gennaio del presidente del parlamento Jorge Rodríguez.

Non è ancora quel “numero significativo” di cui parlava Rodríguez, considerato che sono ancora oltre 800 le persone sottoposte a detenzione arbitraria o condannate per ragioni politiche.
Tra i venezuelani tornati in libertà ci sono noti oppositori politici come Enrique Márquez, Virgilio Laverde e Didelis Raquel Corredor Acosta. È stata scarcerata anche l’avvocata per i diritti umani Rocío San Miguel, che ha anche passaporto spagnolo.
Manca però all’appello Emirlendris Benítez, in carcere dal 5 agosto 2018 e successivamente condannata a 30 anni con l’accusa di aver partecipato a un presunto piano di attentare all’ex presidente Maduro durante la celebrazione dell’anniversario della Guardia nazionale del 4 agosto 2018, un episodio che le autorità locali definirono “il caso dei droni”.
L’unica “prova” contro di lei è che si trovava col suo compagno mentre questi aveva dato un passaggio a persone in seguito accusate di aver preso parte al tentato complotto.
Benítez, arrestata a 42 anni e ormai prossima ai 50, ha denunciato di essere stata quasi soffocata con una busta di plastica, sottoposta al waterboarding (semi-annegamento), costretta ad abortire e picchiata così duramente da dover ricorrere a una sedia a rotelle.
“Una figlia, una sorella e una madre estranea a ogni partito o gruppo politico”, così la definisce la sorella Melania che con Amnesty International continua a chiedere la scarcerazione.
Sul caso è anche intervenuto il Gruppo di lavoro delle Nazioni Unite sulle detenzioni arbitrarie, che ha dichiarato contraria al diritto internazionale la prigionia di Benítez.
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