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Terrore a Gaza, dove i bambini non sognano più

Emergono alcuni numeri inquietanti da Gaza, in perenne scontro con Israele: più di due terzi dei bambini sopravvissuti agli scontri e agli episodi di violenza hanno riscontrato un alto livello di stress psicosociale. E la situazione non migliora vicino al confine i piccoli sono ancor più terrorizzati dai rumori delle bombe

Children of Gaza

Sono i bambini la vera emergenza di Gaza: le persone care morte, strappate via dalle proprie vite, più dei territori contesi. Il boato dei missili che piovono dal cielo, gli scheletri, instabili, delle proprie abitazioni, i giochi sepolti sotto cumuli di macerie, ancor più del livore riesploso da un anno a questa parte. Era il 30 marzo quando a Gaza, uno dei tre territori reclamati dai palestinesi assieme alla Cisgiordania e a Gerusalemme Est, ha infuriato la 45esima “Marcia del Ritorno”, l’ennesima folata di violenza e odio riacuitasi alla vigilia dei 70 anni dalla “Nakba”, il “disastro” il giorno che segna l’esodo dei Palestinesi dalla “Terra promessa” e la “nascita” dello stato ebraico, uno dei più militarizzati del pianeta.

L’intervista radiofonica a “Kan Radio” del brigadiere generale Zvika Fogel lo scorso aprile, in cui raccontava di aver ordinato ai cecchini israeliani di sparare a chiunque, bambini o adulti, si avvicinasse alla frontiera israeliana, o minacciasse la sicurezza di Israele, sintetizza, forse più dei numeri delle vittime, quanto l’odio abbia oscurato la ragione. E di come in quel fazzoletto di terra, poco più grande della Puglia, le quasi 200 vittime cadute dall’inizio della Marcia, rappresentino “solo” la cuspide di un malessere ben più ampio, in cui il dolore e le torture non possono essere raccontate, e le organizzazioni umanitarie spesso sono bandite.

Più volte “Human Right Watch” ha accusato Israele di aver colpito in modo troppo feroce persone disarmate e indifese. Tra questi il 17enne Mohammed Ayoub, il 14enne assassinato con un colpo alla testa durante le proteste, ripreso mentre invano correva via, distante solo 250 metri dalla cortina dei cecchini israeliani. A pochi metri dalla nostalgia. A pochi istanti dalla provocazione.

Dal 2007 “Defense for Children International Palestinian Children” ha documentato l’uccisione di più di 1000 bambini palestinesi uccisi nei conflitti tra arabi e israeliani. 34 solo durante la “Grande Marcia del Ritorno”. A cui si aggiungono dozzine di bambini paralizzati a vita. Numeri che solo per la necessità di vedere entrambi i lati della questione arabo-israeliana e per l’inclemenza delle regole marziali non possono essere interpretati univocamente come uno sterminio ai danni dei palestinesi. E’ la legge dei più forti. I più forti vincono sui più deboli, e, spesso, sono quelli ancor più deboli a farne le spese.

Durante gli ultimi 11 anni del blocco territoriale nella striscia di Gaza è stato riscontrato un tasso insolitamente alto di incubi nei sonni dei bambini palestinesi. In loro “The Norvegian Refugee Council” ha riscontrato un incremento dei sintomi di stress post traumatico, dove le paure e l’ansia troppo spesso prendono il sopravvento. Da quando suo padre Tareq è stato ferito ad una gamba durante le proteste Reham Qudaih, quattordicenne di Khan Younis, nel sud di Gaza, ha raccontato di aver continui incubi e continui flashback.

Più di due terzi dei bambini che sono sopravvissuti agli scontri e agli episodi di violenza hanno riscontrato un alto livello di stress psicosociale. Numeri che crescono fino al 68 percento nelle zone vicino al confine, ancor più terrorizzati dai rumori delle bombe, e dalle immagini del conflitto. Più di 8 su 10, inoltre, hanno difficoltà di concentrazione, e il 54 percento dice che non crede in un futuro luminoso.

“Gli assedi israeliani che perpetuano e aggravano la crisi umanitaria di Gaza, ha lasciato un’intera generazione emotivamente danneggiata”, ha dichiarato la Country Director della Palestina della NRC, Kate O'Rourke. "Ci vorranno anni di lavoro con questi bambini per annullare l'impatto dei traumi e ripristinare il loro senso di speranza per il futuro". Tutto questo mentre nuovi missili partono e piovono dal cielo, anche dietro alla pressione elettorale che incombe sul Knesset, il Parlamento israeliano da cui troppo dipendono le speranze e i destini di due popoli in cerca di pace.

Foto: United Nations Photo/Flickr

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