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Terremoto - Ladri di macerie interviene la Procura

di Pietro Orsatti e Angelo Venti su Terranews

Confermata la denuncia dei giorni scorsi: lo strano movimento di camion che nel giorno di Pasquetta ripulivano i posti più chiacchierati ha insospettito anche l’autorità giudiziaria, che sulla vicenda ha aperto un’inchiesta


Certe storie vanno raccontate tutte e spiegate bene. Perché potrebbero sembrare dei racconti di fantasia anche se non lo sono. Perché l’assurdità e le implicazioni che scatenerebbero, se portate alla luce del sole, potrebbero essere enormi. Quindi partiamo dai fatti.

Il primo fatto è che in Abruzzo c’è stato (e in parte c’è ancora) un sisma. Il secondo fatto è che molti palazzi, che apparentemente avrebbero dovuto restare in piedi, si sono dissolti in cumoli di macerie uccidendo decine di persone.
Il terzo fatto è che già nei primi momenti dei soccorsi dalle macerie emergevano elementi che dimostravano come ci fossero state irregolarità nella costruzione degli immobili. E fino a qui ci siamo.

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Ci sono, inoltre, altri fatti che vanno segnalati e che è necessario evidenziare bene. Tanto per cominciare, il centro del potere giudiziario, il Tribunale e la Procura, sono stati colpiti duramente e lo stesso edificio è in parte crollato, mentre il resto è stato dichiarato inagibile. Inoltre, i magistrati, i pm e quasi tutti i membri della polizia giudiziaria, così come praticamente tutti i cittadini de L’Aquila, vivono fin dalla prima scossa da sfollati. Lo stesso procuratore Alfredo Rossini, membro anche della Direzione nazionale antimafia, vive in tenda per non abbandonare il posto. Quindi, di fatto, la giustizia a L’Aquila, a oggi, non ha sede, mezzi e uomini.

Un altro fatto, che a noi di Terra preoccupa non poco, è che l’intero territorio è di fatto militarizzato e che vige una sorta di “legge marziale” che poco ha che fare con la sicurezza e gli aiuti, ma che sembra essere più di una strategia per fare in fretta senza rispondere a nessuno, senza dover dare spiegazione a chicchessia. Che siano la politica o l’autorità giudiziaria, gli enti locali o le vittime del terremoto stesse. Ogni potere, da dieci giorni, è in mano a una sola emanazione dell’esecutivo: la Protezione civile diretta da Bertolaso. Tutti fuori, nessun dibattito e trattativa che possa disturbare il timoniere. E soprattutto fuori dai piedi giornalisti che cercano di fare il loro mestiere, andando a vedere i siti dei crolli che non ci dovevano essere. Diritti civili e libertà di informazione? Elementi accessori e non indispensabili, a quanto sembra.

È qui, in questo quadro più da fronte di guerra che da interventi in area colpita da catastrofe naturale, che si inserisce quasi casualmente la vicenda che stiamo raccontando.

Lunedì di Pasqua, ore 11 piazza D’Armi. Una frenetica attività di camion, di ruspe e di trituratori meccanici di macerie fanno scattare il primo sospetto. Solo due giorni prima, il procuratore Rossini aveva annunciato la linea dura circa la ricerca delle responsabilità sui crolli “sospetti”. Chi era sul luogo, e non si pasceva sui divani della sala stampa a chilometri dal centro de L’Aquila, sapeva perfettamente che Rossini non aveva strumenti, e soprattutto uomini e strutture, per attuare il suo giusto intervento. Quei camion che scaricavano tonnellate e tonnellate di macerie che venivano triturate ancora più velocemente il giorno di pasquetta, erano proprio una nota stonata.

Ci siamo avvicinati e abbiamo iniziato a fotografare e a fare qualche domanda agli autisti dei mezzi. Da dove state prendendo queste macerie? La risposta ci ha lasciato senza fiato: Inail, e poi Villa comunale, e ancora Sant’Andrea e Casa dello studente. Tutti siti che, secondo le dichiarazioni del procuratore, erano nel mirino dell’inchiesta. Ne abbiamo parlato già due giorni fa, ma dopo quel primo articolo di cose ne sono successe molte. Ovviamente abbiamo cercato subito di andare a verificare se le macerie provenissero dai siti indicati dagli autisti e se per caso fossero stati posti sigilli e se periti avessero prelevato campioni e fatto analisi preliminari. E’ bene sottolineare, per una migliore comprensione della storia, che tutti i siti che abbiamo indicato non sono in area di rischio di crollo in caso di transito, come le zone più “urbanizzate” del centro storico.

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Eppure, ogni nostro tentativo di raggiungerle, è stato bloccato dalle forze dell’ordine o da militari che hanno blindato l’intero centro storico. Fino a giungere a episodi paradossali: come quando alcuni giornalisti sono stati fermati ad armi spianate e accusati di essere sciacalli in azione. Per poi essere lasciati andare con addosso una bella paura. Alcuni membri della Protezione civile e dei vigili del fuoco hanno rivelato di aver ricevuto l’ordine di tenere lontani, in particolare, proprio giornalisti e fotografi. Quando, con un banale escamotage e dopo innumerevoli tentativi, siamo riusciti a raggiungere uno dei siti in questione (due palazzi crollati a lato della Villa comunale), abbiamo avuto la prima risposta alle tante domande che ci ponevamo di fronte a questo atteggiamento. E anche le prove dell’asportazione di grandi pezzi delle possibili prove, della presenza di ferri lisci nelle strutture di cemento armato, vietate perfino in zone non sismiche, la particolarità della friabilità dei materiali usati nella costruzione.

Contemporaneamente abbiamo segnalato informalmente ad alcuni membri dell’autorità giudiziaria la vicenda della strana asportazione e triturazione delle macerie. Nell’occasione, mostravamo anche le prove di quello che denunciavamo: le foto del sito di smaltimento, le immagini di uno dei siti da dove le macerie erano state rimosse nonché le istantanee di alcune targhe dei mezzi utilizzati. Tutto ciò è bastato per mettere in moto la macchina della giustizia che, di fatto, ha confermato i sospetti che già nei giorni scorsi avevamo sollevato. Nella serata di mercoledì, infine, la magistratura ha espresso pubblicamente il timore dell’inquinamento delle prove in relazione ai crolli, sottolineando come qualcuno, dietro queste azioni, potesse tentare di occultare le proprie responsabilità. Per questo, dopo i reperti prelevati in sito, sono state sequestrate intere aree: quelle degli edifici di via XX Settembre (quelli che siamo riusciti a fotografare) dove i morti sono stati decine, ciò che resta della Casa dello studente, alcune parti dell’ospedale e perfino il tribunale.
 
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«Abbiamo il sospetto che qualcuno possa portare via ciò che resta degli edifici crollati - ha dichiarato il procuratore Rossini -. È vero, apparentemente si tratta di macerie senza valore, ma per le nostre indagini potrebbero essere fondamentali. I periti sono al lavoro, hanno fatto i primi esami e, sicuramente, qualcosa piano piano verrà fuori». E intanto scavatrici, trituratori e camion a piazza d’Armi d’improvviso, dopo due giorni di frenetica attività, si sono fermati. Il luogo è deserto, desolato, non c’è più nessuno, se non la storia di un pezzo della città ridotta in polvere.
 
PER DOSSIER, IMMAGINI DEL SITO DI SMALTIMENTO E NEWS WWW.SITE.IT

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