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Roma, sgomberi dei rom in aumento

In occasione della Giornata internazionale dei rom, Associazione 21 luglio ha presentato il rapporto “I margini del margine”, contenente dati aggiornati relativi alle comunità rom in insediamenti formali e informali in Italia e, in particolare, nella città di Roma.

Il punto di partenza dell’analisi realizzata da Associazione 21 luglio è il “Piano rom”presentato dalla sindaca Virginia Raggi il 31 maggio 2017: un progetto ben lontano da quanto previsto dalla Strategia nazionale per l’inclusione dei rom del 2012, nato sulla “mancanza di fiducia tra le due parti” e fondato su un approccio “rieducativo” e discriminatorio e che definisce in maniera arbitraria “obiettivi irraggiungibili, che non sembrano in alcun modo tener conto del contesto particolarmente deprivato in cui vivono da anni famiglie rom”.

 

Il tentativo, andato fallito, di superamento del Camping River, conclusosi con lo sgombero forzato il 26 luglio 2018, l’impegno mai realizzato di iniziare la chiusura dell’insediamento di Castel Romano, il tortuoso percorso di chiusura dei “campi” di La Barbuta e Monachina, hanno mostrato tutte le debolezze del “Piano rom”.

Quest’anno le cose non vanno meglio. A preoccupare Associazione 21 luglio è, tra l’altro, la realizzazione di “centri di raccolta rom”, sistema già ideato dalla giunta Alemanno e smantellato da Mafia Capitale, che in barba al rispetto dei diritti umani, crea ghetti monoetnici che nulla hanno a che vedere con fenomeni di inclusione: un sistema che non offre risposte e non presenta discontinuità rispetto al passato e che è causa di malcontenti e tensioni che, laddove strumentalizzati, producono episodi di violenza e razzismo come quelli verificatisi nei giorni scorsi a Torre Maura.

Soprattutto, c’è da registrare l’impennata degli sgomberi forzati registrata nel primo semestre del 2018 (con una media di sette sgomberi al mese contro i due degli anni precedenti). Nel 2016 le azioni di sgombero forzato registrate sul territorio del Comune di Roma erano state 28. Nel 2017 si era registrato un incremento del 18%, con un numero di sgomberi registrati pari a 33. Gli sgomberi forzati registrati nel 2018 da Associazione 21 luglio sono stati 40 con un incremento, rispetto all’anno precedente, del 21%Secondo le osservazioni condotte anche sul campo da Associazione 21 luglio, si stima che i rom coinvolti nei 40 sgomberi forzati dello scorso anno siano stati in totale 1.300 per un costo complessivo di circa 1.640.000 euro.

Aumentano gli sgomberi e diminuisce il numero dei rom iscritti alla scuola dell’obbligo. Nel novembre 2018, in riferimento ai 10 insediamenti presso i quali il Comune di Roma organizza il servizio di accompagnamento scolastico, risultavano iscritti 940 alunni, con un calo dell’8% rispetto all’anno precedente. Parliamo di minori rom iscritti e non di quelli realmente frequentanti con regolarità. Questi ultimi, a voler considerare i dati degli anni precedenti, non dovrebbero superare il 20% degli iscritti, un numero che, se ritenessimo ancora valido, porterebbe a concludere che sono meno di 200 i bambini rom che a Roma hanno una frequenza regolare.

Secondo Associazione 21 luglio occorre un forte segnale di inversione di tendenza per evitare l’incancrenirsi, nelle periferie romane, di sacche di esclusione, di marginalità e di povertà ancora più gravi di quelle conosciute negli ultimi anni. Il decreto sicurezza va in tutt’altra direzione, poiché getterà nell’irregolarità circa 1.000 rom presenti negli insediamenti romani da almeno 30 anni.

Nella foto, il campo di Castel Romano, il più grande di Roma e del Lazio, sulla via Pontina, di cui la giunta Raggi ha annunciato la prossima chiusura.

Questo articolo è stato pubblicato qui

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