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Rita Dalla Chiesa: Mi salvo da sola, un viaggio nella sua vita, tra gioie e dolori

Il 2 aprile, è uscito il suo nuovo libro “Mi salvo da sola”, in cui riporta le sue esperienze di vita, tra gioie e dolori. In questa intervista, Rita Dalla Chiesa ci parla dei suoi esordi televisivi, del rapporto con Fabrizio Frizzi, dell’esperienza di Forum a cui è rimasta maggiormente legata, e dei ricordi di suo padre, il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa.

Il 2 aprile, è uscito il suo nuovo libro “Mi salvo da sola”, che ripercorre la sua vita, tra gioie, dolori, emozioni, rabbia. Com’è nata l’idea di elaborare questo progetto e affrontare tematiche così importanti e personali?

“Questa cosa non è nata da me. Parlando con una direttrice di Mondadori, mi ha detto se potevo scrivere tutte queste esperienze su un libro. Mi era già stato chiesto altre volte, ma avevo detto no. Questa volta, invece, avevo bisogno di tirare fuori alcune cose e l’ho fatto. Non è stata una cosa molto sofferta, ma liberatoria.”

 

Ha esordito nel 1983, su Rai2, con il programma “Vediamoci sul Due”. Che ricordi ha di quell’esperienza?

“È stata un’esperienza molto particolare, perché venivo dalla carta stampata. Per me, la televisione era un mondo completamente diverso. Anche il modo di porgersi al pubblico era diverso. Un conto è scrivere, l’altro è dover parlare. Non la stessa cosa di come quando si scrive. Ci metti la faccia, la postura, il movimento e tante cose che, quando scrivi un pezzo sul giornale, alla fine, c’è una firma. Per cui, non è stato semplicissimo cominciare. È stato anche divertente, perché, come primi ospiti di Vediamoci sul Due, ho avuto due capi indiani che non dicevano mezza parola in italiano. Mi guardavano storto, perché, nella loro mentalità, una donna non poteva intervistarli. Lì, mi è venuto in aiuto Osvaldo Bevilacqua. È entrato in studio e ha cominciato a parlare con me e abbiamo ignorato loro. È stato un inizio abbastanza particolare.”

 

Tra il 1985 il 1986, ha affiancato Fabrizio Frizzi nel programma per ragazzi “Pane e marmellata”. Com’era il vostro rapporto professionale, al di là di quello privato? Com’è stato lavorare con lui?

“Mi sono divertita moltissimo, perché, con Fabrizio, era impossibile non divertirsi. Ci siamo divertiti molto. Ci portavamo a casa il lavoro, nel senso che ne parlavamo sorridendo. D’altra parte, avevamo a che fare con dei bambini. Poi, c’era la mia imbranataggine. Conducevo una rubrica, “Le ricette di Rita”. Lui mi guardava con gli occhi di fuori, perché sapeva benissimo che io non sapessi cucinare. Rideva come un matto, quando prendevo in mano un arnese da cucina. Insomma, è stata un’esperienza molto divertente, nel massimo rispetto per l’uno e l’altro e degli spazi di ognuno. Fabrizio e io non abbiamo avuto di questi problemi, perché insieme ci siamo sempre divertiti.”

 

Una delle esperienze televisive che l’hanno vista protagonista è stata, certamente, “Forum”. Cosa le è rimasto di quel programma che ha rappresentato una grande novità per il piccolo schermo?

“Ci sono state diverse trasmissioni: una è Parlamento In, in cui era la prima volta che una donna intervistava dei politici, facendoli intervenire in studio e parlare di vita privata e professionale, vista sotto un’ottica diversa da quella della politica stretta e pura. Quella è stata un’esperienza che mi è piaciuta moltissimo. È andata avanti tre anni. Forum, Canzoni sotto l’albero. Di trasmissioni ne ho fatte tante. Certo, Forum è quella a cui sono rimasta più legata è che la gente continua a vedere, perché, in qualche modo, è cucita su di me. Anche se, ormai, sono cinque anni che c’è Barbara. Se l’è cucita addosso. La conduce egregiamente. Il Forum, che è rimasto nel cuore della gente, è quello con me, Fabrizio Bracconeri, Marco Senise, le risate, il senso di famiglia che davamo, mentre la gente stava a casa. Poi, c’era Santi Licheri, il giudice che è stato la colonna di Forum, Imposimato, Tina Lagostena Bassi. Quando facevo Forum, ho avuto dei signori giudici, non delle macchiette.”

 

Nella passata stagione, è stata tra gli opinionisti di “Italia sì”, condotto da Marco Liorni. Tra le tante storie affrontate, ce ne è stata qualcuna che l’ha maggiormente colpita?

“Il podio è stato un’idea geniale di Marco. Le persone sono intervenute per casi in cui si rideva molto, o per delle riflessioni. Devo dire che mi sono rimaste impresse le famiglie che abitavano sotto il ponte di Genova, che hanno dovuto liberare le loro case. Hanno dovuto scegliere fra tante cose di una casa. Immagini dover scegliere quello che vuole portarsi via. Mi sono immedesimata. Sono molto legata ai ricordi. Ho immaginato il loro dolore nel doversi separare da tante cose. Quella è stata, per me, la storia più pesante da accettare.”

 

Qual è il ricordo più piacevole di suo padre e gli insegnamenti che, ancora oggi, porta con sé nella sua vita?

“Di ricordi piacevoli con mio padre ne ho tanti. Era mio padre. L’ho sempre visto come padre. Grandi risate, grande voglia di stare insieme con mia mamma, i miei fratelli. La cosa che di lui ricordo, con maggiore tenerezza, è quando arrivava di corsa il pomeriggio del 24 dicembre. Si metteva personalmente a fare l’albero di Natale con mio fratello. Quello è uno di quei ricordi in cui mio padre era arrampicato sulla scala per sistemare l’albero. Faceva sia l’albero che il presepe. Apriva la porta e noi lo guardavamo. Mi piace moltissimo come ricordo. Ci sono anche tanti altri episodi di mio padre. Era nostro padre, non era il generale Dalla Chiesa. Il suo insegnamento più grande che mi ha lasciato è stato il senso della giustizia per chiunque. Il fatto di crescere senza avere pregiudizi nei confronti di chiunque. Anche se mio padre era autorevole, aveva una mentalità a 360 gradi. Questa, sia io, che i miei fratelli, l’abbiamo assorbita molto. Oggi, la stiamo trasmettendo ai nostri figli. Nessun pregiudizio, né nell’amore né nei sulla pelle. Nessun pregiudizio.”

 

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