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Restituzione della terra, la questione irrisolta dei negoziati di pace sulla Colombia

Conflitti | Secondo un rapporto di Amnesty International, l’accesso alle terre, ricche di risorse, e il loro uso sono tra gli aspetti più cruciali dei negoziati di pace in corso tra il governo e i guerriglieri delle Forze armate rivoluzionarie di Colombia (Farc) in corso all’Avana.

A seguito del conflitto armato, dal 1985 sei milioni di persone sono state costrette a lasciare le loro terre, dopo anni di minacce e uccisioni ad opera delle forze di sicurezza, dei gruppi paramilitari loro alleati e della guerriglia. Almeno otto milioni di ettari – il 14 per cento del totale – sono stati abbandonati o sono stati acquisiti illegalmente, spesso per essere sfruttati attraverso attività minerarie. La maggior parte delle persone sfollate apparteneva alle comunità contadine, native e dei discendenti africani. La loro intera esistenza dipendeva dai prodotti delle terre.

Nel corso degli anni, le autorità colombiane hanno concesso licenze a compagnie minerarie e di altro genere per sfruttare quelle terre e le loro risorse naturali. Nel caso delle comunità native e dei discendenti africani, ciò è spesso avvenuto senza consultazione adeguata e senza ottenere il loro consenso preventivo, libero e informato.

Nel 2012 il governo ha avviato un programma di restituzione delle terre e riparazione per alcune delle vittime del conflitto armato. Si è trattato di un significativo passo avanti ma è stato attuato in modo insufficiente e con lentezza.

Poche, infatti, delle persone che reclamano di rientrare in possesso delle loro terre sono riuscite a tornarvi e riprenderne legalmente la proprietà, con uno scarso sostegno da parte delle autorità.

Inoltre, nuove norme introdotte di recente potrebbero rendere più complicato il recupero delle terre e il loro effettivo controllo. La legge 1753 approvata dal Congresso nel giugno 2015, rischia di favorire l’avvio di operazioni da parte delle compagnie su terre acquisite indebitamente o il controllo delle quali è stato assicurato attraverso violazioni dei diritti umani, tra cui le terre collettive delle comunità native e dei discendenti africani.

Qualunque accordo di pace sarà privo di senso se non privilegerà il diritto delle comunità native e dei discendenti africani di tornare nelle loro terre e decidere come usarle, rispetto alle intenzioni delle compagnie di sfruttarle a scopo di profitto.

Per le comunità di contadini, per quelle native e per quelle di discendenza africana l’accesso alla terra non è un capriccio ma un elemento intrinseco della loro identità e della loro esistenza come comunità. Non favorendo il ritorno sostenibile di queste comunità sulle loro terre, le autorità colombiane stanno condannando migliaia di persone a vivere in povertà e a continuare a subire violazioni dei diritti umani.

Questo articolo è stato pubblicato qui

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