Repubblica Dominicana, il nuovo codice penale ignora i diritti delle donne
Amnesty International ha reso nota una propria analisi sul nuovo codice penale della Repubblica Dominicana, che va a sostituire norme del XIX secolo, firmato il 3 agosto dal presidente Luis Abinader e che entrerà definitivamente in vigore nel 2026.

Le richieste della società civile, soprattutto delle organizzazioni per i diritti delle donne, sono state ampiamente ignorate.
Resta il divieto totale di interruzione di gravidanza, anche in caso di stupro o incesto e se la vita della donna in gravidanza è a rischio. Il tutto, in uno degli stati col più alto tasso di mortalità materna delle Americhe, in almeno un caso su dieci a causa di aborti non sicuri.
Contrariamente a quanto disposto dagli standard internazionali, è prevista la prescrizione dell’azione penale per la violenza sessuale contro le donne adulte, c’è tolleranza verso le punizioni fisiche contro le bambine e i bambini e non viene riconosciuta come reato la discriminazione basata sull’orientamento sessuale e l’identità di genere.
Secondo Amnesty International, il nuovo codice penale riflette una cultura profondamente patriarcale e sessista, assai consolidata nella Repubblica Dominicana, che pretende di controllare i corpi, le decisioni e le vite delle donne.
Dato che c’è ancora tempo prima che il testo entri ufficialmente in vigore, l’organizzazione per i diritti umani ha chiesto al Congresso nazionale di calendarizzare un nuovo esame che consenta di proporre e apportare emendamenti sostanziali.
(Copyright della fotografia: Lorena Espinoza per Amnesty International)
Questo articolo è stato pubblicato quiLasciare un commento
Per commentare registrati al sito in alto a destra di questa pagina
Se non sei registrato puoi farlo qui
Sostieni la Fondazione AgoraVox







