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Prima gli Italiani: c’è coerenza e coerenza

Si può cambiare idea? La coerenza consiste nel restare sempre della medesima opinione, nel fare sempre quello che si dice? Dove sta il limite tra essere coerenti ed essere semplicemente rigidi?

di Silvia Nocera

Di questi tempi si sbandiera la coerenza a sproposito, soprattutto perché si prende come valore assoluto, in una accezione molto superficiale, senza stimolare affatto alla riflessione. Se la coerenza ha una funzione, dovrebbe essere proprio quella di far riflettere, invece adesso la si usa come slogan indiscutibile riferita ad azioni alquanto discutibili.

Ma cosa è la coerenza? Verrebbe da dire che si tratta semplicemente di fare quello che si dice di voler fare. Allora, qualunque esternazione verbale dovrebbe essere tradotta in azioni corrispondenti, per amore di coerenza. Se dico che non tollererò la presenza di immigrati clandestini, dovrò come minimo cercare di non farli aumentare, per fare un triste esempio. Oppure, se dico che sono un cristiano di quelli ultras, di quelli che sbandierano il vangelo nei comizi e che difendono a spada tratta la famiglia tradizionale, non dovrei divorziare, per fare un altro esempio.

Fare quello che si pensa e che si sente sembra essere una buona definizione di coerenza. Mettere in sintonia il pensiero, col sentimento e con l’azione. Ma a questa accezione manca ancora una parte importante perché, a volte, quando si pensa agli altri non ci si mette nei loro panni e allora si cade nella peggiore delle incoerenze. Quando facciamo agli altri qualcosa che non ci piacerebbe affatto che facessero a noi, la coerenza che abbiamo sbandierato perde totalmente di valore e la logica del discorso perde la sua consistenza. Pare che la coerenza vada a braccetto con un’altra caratteristica del comportamento umano, oggi poco in voga: la solidarietà. Un paio di migliaia di anni fa Confucio, filosofo cinese, disse: Non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te. Qualche secolo dopo ci dicono che Gesù abbia detto qualcosa come: Ama il prossimo tuo come te stesso. Alcuni decenni fa Silo, pensatore e scrittore sudamericano, ha ribadito con il suo: Tratta gli altri come vorresti essere trattato. Ma sembra proprio che questa Regola D’Oro, nelle sue diverse enunciazioni, appartenga da sempre alle diverse culture con cui l’umanità si è sviluppata. Cioè, la coerenza personale non può prescindere dagli altri, e non può prescindere dal fatto che gli altri valgono esattamente quanto noi.

Allora, per adottare una coerenza, per così dire, distruttiva, che possa eludere elegantemente l’empatia con l’altro e la solidarietà dovuta, è necessario pensare che l’altro non sia uguale, nella sua essenza di essere umano, a me. Che l’altro non valga quanto me, che la sua umanità non equivalga totalmente alla mia.

Questo è proprio quello che facciamo quando diciamo: Prima gli Italiani!

Ma allora, ormai è fatta! La direzione è segnata. Si è innescata questa specie di coerenza delirante che si riafferma ogni giorno di più ed è un processo che non si può fermare? Certo che no! Si può sempre cambiare idea. E come proposito per il nuovo anno che si avvicina, potremmo cominciare a costruire una coerenza più profonda, che ci metta sempre in contatto con la nostra essenza – che è anche quella degli altri-, con quell’elemento esistenziale che ci contraddistingue come specie e di cui a volte non abbiamo consapevolezza: l’intenzione di evolvere, di crescere, di essere migliori.

 
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