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Pornografia e restaurazione cattolica

Il nuovo patriarcato: tra pornografia, povertà e restaurazione cattolica

La vita delle donne, oggi, è diventata più difficile.
Lo è perché il patriarcato non è scomparso: si è trasformato. È entrato nei nostri schermi, nelle nostre case, nei nostri linguaggi, nei nostri algoritmi.
Il backlash patriarcale – quella reazione violenta contro ogni forma di emancipazione femminile – non è un ritorno del passato, ma un adattamento del patriarcato alla modernità neoliberale (Faludi, 1991).

1. La pornografia come dispositivo di dominio

Una delle forme più pervasive di questo nuovo dominio è la pornografia digitale, onnipresente e normalizzata, che educa intere generazioni di ragazzi a un erotismo della sopraffazione.
Oggi milioni di adolescenti imparano il linguaggio dell’intimità da piattaforme che rappresentano la donna come oggetto passivo, sottomesso, disponibile.
Come ha osservato Gail Dines, la pornografia contemporanea non è più una fantasia erotica, ma una vera e propria “industria pedagogica del dominio” che forma l’immaginario sessuale globale (Dines, Pornland, 2010).

È una pedagogia della violenza che disumanizza il corpo femminile e produce un nuovo analfabetismo affettivo.
Il piacere maschile si confonde con il potere; la donna diventa superficie di consumo; il consenso scompare, dissolto nella finzione pornografica.
A farne le spese sono le giovani donne, costrette a misurarsi con un modello di femminilità virtuale e performativa che cancella il desiderio autentico e la libertà.

Come ha scritto Simone de Beauvoir, “il corpo della donna non è una cosa, è una situazione” (Il secondo sesso, 1949).
Ma la pornografia digitale, privando il corpo della sua situazione, lo trasforma nuovamente in cosa: un avatar, un prodotto, un’icona di dominio.

2. Il ritorno della morale cattolica e la retorica della madre gratuita

Parallelamente, una parte del mondo cattolico tradizionalista sta cercando di restaurare un modello di donna “angelica”, madre devota e moglie silenziosa.
Dietro la retorica della “famiglia tradizionale” si nasconde una volontà di controllo, che si intreccia con la crisi economica e sociale: inflazione crescente, salari stagnanti, precarietà diffusa.
Il mito della donna “dedita alla casa” diventa, così, uno strumento ideologico che scarica sulle donne il peso della crisi.

Come ha spiegato Silvia Federici, “il lavoro domestico gratuito è la base invisibile dell’economia capitalista” (Il punto zero della rivoluzione, 2013).
La donna-madre, proposta come modello morale, è in realtà una figura economica funzionale al sistema: produce cura, figli e stabilità sociale senza retribuzione.

Ma oggi lo stipendio monoreddito è insostenibile: persino gli uomini ne sono consapevoli.
Eppure, il tradizionalismo cattolico continua a proporre l’ideale della “madre a casa”, senza tutele né protezioni, alimentando la femminilizzazione della povertà (Sassen, 2000) e l’aumento della violenza domestica.

3. La doppia gabbia del patriarcato contemporaneo

Così, le donne si trovano intrappolate tra due gabbie apparentemente opposte ma perfettamente complementari:

  • la porno-donna, corpo di piacere e di consumo;
  • la madre-sacrificio, corpo di servizio e di obbedienza.

Entrambe negano la donna come soggetto politico e desiderante.
Entrambe richiedono il suo corpo, la sua cura, la sua disponibilità – gratis.

Come osserva Nancy Fraser, il neoliberismo ha saputo “riciclare le parole dell’emancipazione femminista in un linguaggio di flessibilità e auto-sfruttamento” (Fortunes of Feminism, 2013).
Oggi il patriarcato non reprime più apertamente: integra, neutralizza, monetizza.
Rende desiderabile la sottomissione, spirituale o erotica che sia.

4. Violenza, povertà e dominio

Questa nuova alleanza tra mercato, morale e religione produce conseguenze drammatiche:
povertà femminile crescente, povertà infantile diffusa anche nei Paesi ricchi, malnutrizione in aumento.
Secondo le Nazioni Unite, più del 60% dei poveri cronici nel mondo sono donne, e la percentuale è in crescita nei Paesi sviluppati.
Una donna senza reddito, senza welfare e senza casa è più vulnerabile alla violenza maschile: la dipendenza economica diventa una forma di coercizione.

Il patriarcato del XXI secolo, quindi, non è più soltanto un ordine simbolico o religioso, ma un sistema integrato di dominio economico e tecnologico.
Controlla la rappresentazione (attraverso la pornografia e i media), la riproduzione (attraverso la morale cattolica), e l’economia (attraverso la precarietà e l’assenza di tutele).

5. Conclusione: ricostruire l’immaginario femminile

Essere donna, oggi, significa resistere su più fronti contemporaneamente:
resistere al patriarcato digitale, a quello religioso, a quello neoliberale.
Significa difendere il diritto di esistere come soggetto pensante e desiderante, e non come corpo di servizio.

Come scrive Judith Butler, “il corpo è sempre un luogo di potere e di resistenza, mai una superficie neutra” (Undoing Gender, 2004).
Riconoscere la violenza diffusa — simbolica, economica, algoritmica — è il primo passo per costruire un nuovo immaginario femminile, capace di sottrarre la donna alla logica del dominio.

Perché la libertà femminile non è un’eredità da difendere, ma un’opera quotidiana da reinventare, nella carne e nella rete, nella parola e nel pensiero.
E soprattutto, contro ogni forma di potere che pretende di decidere cosa una donna debba essere.


Bibliografia essenziale

  • Beauvoir, S. de (1949). Le deuxième sexe. Gallimard.
  • Butler, J. (2004). Undoing Gender. Routledge.
  • Dines, G. (2010). Pornland: How Porn Has Hijacked Our Sexuality. Beacon Press.
  • Faludi, S. (1991). Backlash: The Undeclared War Against American Women. Crown.
  • Federici, S. (2013). Il punto zero della rivoluzione. Ombre Corte.
  • Fraser, N. (2013). Fortunes of Feminism. Verso.
  • Sassen, S. (2000). Women’s Burden: Counter-geographies of Globalization and the Feminization of Survival.
  • Sciandivasci, S. (2025). La violenza digitale è diventata reale, La Stampa, 1 novembre.

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