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Nucleare: sull’accettabilità sociale dei rifiuti radioattivi

Nonostante i costi siano molto diversificati da un Paese all’altro, il nucleare registra il più basso costo di generazione elettrica (LCOE, Levelized Cost of Electricity) sia nei Paesi Ocse che nei Paesi non Ocse, dove primeggia la Cina.

Attualmente i rifiuti radioattivi italiani ammontano a circa 75mila metri cubi di materiali condizionati di bassa e media attività, posti sul territorio nazionale in 24 differenti depositi, più altri circa 15mila metri cubi di scorie condizionate ad alta attività, al momento stoccate all’estero, Francia e Inghilterra. 

Umberto Minopoli, Presidente AIN - Associazione Italiana Nucleare, sul delicato tema dell'accettabilità sociale dei rifiuti radioattivi.

Nonostante i costi siano molto diversificati da un Paese all’altro, il nucleare registra il più basso costo di generazione elettrica (LCOE, Levelized Cost of Electricity) sia nei Paesi Ocse, dove il costo dell’elettricità prodotta da fonte nucleare va dai 29$/MWh della Corea ai 64$/MWh del Regno Unito, che nei Paesi non Ocse, dove primeggia la Cina con un LCOE compreso tra i 26 e i 31$/MWh. Per avere un paragone di confronto si pensi che nei Paesi Ocse gli impianti termoelettrici più economici dopo il nucleare sono i cicli combinati a gas statunitensi con un LCOE di 61$/MWh. Quanto alle rinnovabili, invece, la più vantaggiosa risulta l’eolico onshore, sempre US, con un LCOE di 33$/MWh, seguito dal fotovoltaico a terra con un costo dell’elettricità minimo, registrato sempre negli Stati Uniti, di 54$/MWh.

COME SI LEGGE NELL’ULTIMO RAPPORTO AIE SUI COSTI DI GENERAZIONE ELETTRICA DELLE DIVERSE TECNOLOGIE, LA TECNOLOGIA NUCLEARE RISULTA ESSERE LA PIÙ ECONOMICA. >CIÒ DETTO, COME LA METTIAMO CON CHI PUNTA IL DITO CONTRO I COSIDDETTI >COSTI “NASCOSTI” DEI RIFIUTI RADIOATTIVI

Il costo dello smaltimento dei rifiuti nucleari è una problematica di cui sovente si esagera la portata, per lo più perché non si conosce bene il meccanismo che sottende alla produzione di energia elettrica da nucleare.

Occorre infatti precisare che il costo dello smaltimento dei rifiuti nucleari, per convenzione internazionale, viene già contabilizzato nei costi di generazione dell’energia (LCOE) durante la vita attiva delle centrali.

Ogni produttore di energia nucleare, in pratica, accantona annualmente, durante l’operatività della centrale, una percentuale sui ricavi che va a costituire una sorta di fondo che copre i costi del decommissioning della centrale e dei rifiuti prodotti durante la vita della stessa.

Altro discorso è invece quello relativo allo stoccaggio definitivo delle scorie nucleariI costi relativi alla realizzazione e gestione di un deposito nucleare che raccolga questi rifiuti, pesano infatti, nel nostro Paese, sui bilanci dello stato.

Ma si tratta infatti di strutture in cui tutti i produttori (sia quelli di energia, quanto chi opera in campo medicale o industriale), conferiscono i propri rifiuti sulla base di tariffe di conferimento. Queste ultime vanno a ripagare il costo per la gestione delle scorie prodotte. Ma ovviamente, in Italiaavendo deciso di chiudere prematuramente le centrali nuclearinon si genera più il fondo di accantonamento, come invece avviene in tutti gli altri Paesi dove le centrali nucleari sono ancora operative.

COME CAMBIERÀ LA BOLLETTA DEGLI ITALIANI UNA VOLTA REALIZZATO IL DEPOSITO NAZIONALE PER LA SISTEMAZIONE DEFINITIVA E LO STOCCAGGIO DI QUESTI RIFIUTI?

Attualmente i rifiuti radioattivi italiani ammontano a circa 75mila metri cubi di materiali condizionati di bassa e media attività, posti sul territorio nazionale in 24 differenti depositi, + altri circa 15mila metri cubi di scorie condizionate ad alta attività, al momento stoccate all’estero, Francia e Inghilterra. Queste ultime sarebbero dovute rientrare in Italia proprio quest’anno, ma al momento non si saprebbe dove sistemarle, per tanto rimanendo fuori dai nostri confini, continuiamo a pagarne i costi nelle nostre fatture elettriche.

Quando si parla di peso degli oneri del nucleare nella bolletta elettrica (componente A2) credo innanzitutto che sia corretto ristabilire i termini di riferimento.

Questo onere c’è, ma è bene tener presente di che cosa si sta parlando in termini quantitativi.

Su un totale infatti di 13 miliardi di oneri che oggi appesantiscono la nostra bolletta elettrica, i cosiddetti oneri di sistema, cioè quelli che non fanno riferimento al costo puro dell’energia elettrica, la componente A2, ovvero ciò che gli italiani pagano per la sistemazione definitiva del lascito nucleare, pesa per 167 milioni.

Teniamo presente che la componente A3, quella che serve a pagare gli incentivi per l’energia rinnovabile, pesa per circa 12 miliardi, quasi il 90% sul costo complessivo degli oneri di sistema.

Con la realizzazione del deposito nazionale e lo smantellamento definitivo delle nostre centrali, la componente A2 si andrà sempre più a ridurre, ma continuerà comunque, seppur in maniera circoscritta, a pesare sui bilanci dello stato.

Con la decisione di chiudere le nostre centrali nucleari, lo stato si è infatti assunto l’onere della liquidazione del lascito nucleare sobbarcandosi per l’appunto i costi del decommisioning, i costi della costruzione del deposito ed, in partedella gestione dello stesso una volta che saranno concluse le operazioni di smantellamento definitivo. Non bisogna infatti dimenticare che se da un lato termineranno i conferimenti di rifiuti derivanti dalle centrali nucleari dismesse, dall’altro continueranno ad essere stoccati nel deposito i rifiuti provenienti da altre attività - medicali, sanitarie e industriali - che continueranno, trattandosi di attività private, a pagare per conferire i propri rifiuti.

In generale si può dunque asserire che questo porterà ad una ristrutturazione dei costi in cui l’eredità nucleare peserà sempre meno sulle casse dello stato e dei contribuenti.

FERMO RESTANDO CHE NON VI SIANO DUBBI SULL’UTILITÀ DEL DEPOSITO NAZIONALE E SULLA NECESSITÀ DI TROVARE PER LE NOSTRE SCORIE NUCLEARI UNA COLLOCAZIONE SOSTENIBILE DAL PUNTO DI VISTA AMBIENTALE ED ECONOMICO, SU QUALI LEVE OCCORRE ED OCCORRERA’ AGIRE PER AGEVOLARE L’ACCETTABILITÀ SOCIALE ED IL CONSENSO DI UN PROGETTO COSÌ “MALVISTO” DALL’OPINIONE PUBBLICA?

L’iter per la realizzazione del Deposito Nazionale è affannosamente giunto alla fase di consultazione pubblica. In questi 9 mesi di tempo, Regioni, enti di ricerca, operatori ed altri stakeholder avranno modo di dire la propria sulla scelta del sito idoneo affinché non si giunga ad uno Scanzano Jonico bis, quando la scelta del sito fu imposta dall’alto e poi revocata dopo appena due settimane. In quell’occasione c’è chi sostiene che Sogin abbia fatto una scelta “suicida” tant’è che il fenomeno Nimby giunse in quelle circostanze all’apice della potenza, scatenando da parte della popolazione lucana una resistenza collettiva che da anni non si viveva in Italia.

Per la realizzazione di tutte le grandi infrastrutture ed investimenti che comportano interrogativi e obiezioni da parte dell’opinione pubblica, il problema dell’accettabilità sociale credo vada affrontato stabilendo una procedura adeguata di confronto e rapporto con le popolazioni. Ritengo si debba avere un sistema regolato di dibattiti e confronti con l’opinione pubblica, a tutti i livelli, in cui presentare i termini esatti della situazione, allontanandosi quindi da quella che è stata l’esperienza italiana fino ad oggi.

Se pensiamo ad esempio ai vari referendum sul nucleare, o a problemi che riguardano le grandi infrastrutture di trasporti, o altri sistemi di generazione di energia, spicca l’esigenza di uscire da un confronto puramente emotivo ed ideologico fra opposte posizioni, per realizzare invece, in maniera strutturata, un confronto regolato in cui ai cittadini possano essere fornite tutte le informazioni fondamentali.

In primis, in questa circostanza, va ben specificato che un deposito non è naturalmente una centrale attiva. Mentre in una centrale attiva la radioattività si genera durante l’operatività, in un deposito giungono rifiuti che sono stati già condizionatitrattati e stoccati sotto varie barriere di sicurezza e non hanno dunque il benché minimo impatto sull’ambiente esterno.

Secondo, occorre tener presente che depositi di questo tipo se ne realizzano correntemente in Europa, dove se ne contano quasi un centinaio, dislocati in quasi tutti i paesi europei, e dove non è mai sorta la benché minima preoccupazione, ne tanto meno si sono verificati incidenti.

Terzo, parliamo di un’infrastruttura che avrà ricadute positive dal punto di vista tecnologico e di riqualificazione del territorio.

Se si riuscirà dunque a garantire un confronto informato con le popolazioni le obiezioni sul deposito potranno essere efficacemente spiegate.

Infine, si richiede una certa responsabilità ai nostri politici. Si è infatti voluto interrompere l’esperienza dell’energia nucleare, così facendo si sono creati siti in cui si va naturalmente accumulando un lascito di rifiuti radioattivi, molti derivanti anche dallo smantellamento delle centrali, che il nostro Paese dovrà affrontare prima del tempo previsto, ovvero prima di quanto sarebbe accaduto se le centrali fossero rimaste operative.

A questi rifiuti ovviamente occorrerà una sistemazione definitiva che dovrà avvenire per l’appunto in un unico deposito nazionale dotato delle congrue caratteristiche, altrimenti ci ritroveremo rifiuti radioattivi distribuiti in 10-11 depositi, senza contare anche i depositi temporanei nei quali finiscono i rifiuti prodotti dalle attività ospedaliere, medicali e industriali: con essi arriveremmo a quasi un centinaio di depositi distribuiti a macchia sul territorio nazionale.

Molto meglio dunque raccogliere tutto questo materiale in un unico sito predisposto specificamente per stoccare materiali di questa natura, non trova?

Si chiede dunque responsabilità ai politici affinché non siano quegli stessi politici, che per ragioni demagogiche hanno sostenuto la necessità di mettere fine all’esperienza nucleare, a intervenire sul territorio per contestare la necessità di fare un deposito.

 

Umberto Minopoli
Presidente AIN - Assosiazione Italiana Nucleare

Intervista a cura di Jennifer Gorla
 

 

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