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"Napoli Sotterranea": lavoro nero ed evasione nella Napoli del turismo

Napoli: i turisti passeggiano. Il 2016 è stato un anno record con circa 3 milioni di visitatori. Tre milioni di passeggiate che si fermano a un ristorante, davanti a un bar, davanti a una pizzeria, dove magari prima c'era una libreria o un negozio di artigiani. I turisti si soffermano sui monumenti, fanno qualche fotografia, si siedono ai tavolini per un caffè o una pizza, partecipano a una visita guidata e poco si preoccupano della vita di chi serve al bar, di chi cucina nel ristorante, di chi illustra i monumenti. Quello che vedono è una città che li accoglie, che diventa più ricca grazie alla loro visita, in uno scambio in cui - pare - che tutti ci guadagnino.

Noi abbiamo provato a passeggiare guardando quello che nessuno vedeva, andando a cercare i fantasmi della nostra città: quei lavoratori che non risultano nei contratti di impiego, che non hanno diritti, non godono di ferie, né di malattie e che percepiscono retribuzioni molto al di sotto delle loro mansioni. In questo scambio tra esercente e turista, sono loro, questi lavoratori fantasma, gli unici che ci perdono.
Nemmeno noi, però, abbiamo potuto evitare di notare una delle più importanti attrazioni turistiche. Si chiama “Napoli sotterranea” e si trova lì, quasi nascosta in una rientranza di via dei Tribunali, segnalata da una lunghissima fila di persone che aspettano di entrare per una passeggiata nel sottosuolo della città antica.

Napoli Sotterranea è una associazione di tipo ONLUS (Organizzazione Non Lucrativa di Utilità Sociale) che si occupa di speleologia. La dizione esatta è: "Associazione culturale speleologica professionale per la salvaguardia, il recupero e la sicurezza del sottosuolo", ed esiste dagli anni ‘70. Sembra una cosa positiva, e allora proviamo anche noi a scendere nel sottosuolo della città, per vedere cosa c’è sotto alla passeggiata di milioni di turisti e al guadagno dei nuovi imprenditori napoletani.

Per la modica cifra di 10 euro il turista diventa socio della ONLUS e viene accompagnato da guide simpatiche e gentili che parlano tutte le lingue europee, e che alla fine del giro offrono un caffè o un bicchiere di un vino speciale, che può essere acquistato per portarsi a casa un ricordo di questa avventura. Appena finiamo la visita, ci viene indicata una pizzeria – proprio vicino all’uscita – dove, ci dicono, possiamo mangiare la pizza cotta con il metodo geotermico (boh? A noi sembra una pizza normale…). Ci incuriosiamo e scopriamo che quella pizzeria (e anche il bar vicino il complesso di San Lorenzo) è dello stesso proprietario di Napoli sotterranea; scopriamo che cambia spesso lavoratori, che emette scontrini con molta difficoltà e che preferisce il pagamento in contanti. Centinaia di persone, ogni giorno pagano quel biglietto, comprano quel vino, mangiano quella pizza e bevono quel caffè… ci sembra che per una associazione senza fini di lucro siano molte le occasioni di guadagno.



Torniamo il giorno dopo e quello dopo ancora e proviamo ad avvicinare qualche cameriere e qualche guida, proviamo a incontrarli lontano dal posto di lavoro, alcuni raccontano con più facilità, altri meno, ma tutti ci dicono cose interessanti, cui crediamo all’istante. Sono lavoratori del turismo, a nero, o con contratti finti; sono “soci” di cooperative che li sfruttano senza riconoscere loro alcun diritto, sono i fantasmi di Napoli sotterranea e questa è la loro storia.

*Riportiamo anche i link per poter leggere l'inchiestail comunicato e la domanda di messa in mora

 

 
 
Foto: f_barca
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