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Mafia Outlook 2011

 Sulla scia del pezzo di Sergio Nazzaro "Camorra 2011. Ritorno nel dimenticatoio" interviene Nicola Biondo, autore de "Il Patto", edito da Charelettere

Non è successo nulla diranno le sentenze previste per l'anno che verrà. Non ci fu (e ovviamente non c'è mai stata) una trattativa tra Stato e mafia. Il generale Mori verrà assolto dall'accusa di aver omesso l'arresto di Provenzano nel 1995, Totò Cuffaro sarà definitivamente condannato per favoreggiamento a Cosa nostra ma una pena più mite gli eviterà il carcere. A Marcello Dell'Utri invece la Cassazione regalerà il rinvio in Corte d'appello per manifesta illogicità della sentenza che lo ha condannato a sette anni per concorso esterno. Massimo Ciancimino verrà mollato definitivamente dalle Procure siciliane, stufe dei suoi infiniti slalom tra verità e menzogne.

I misteri e i segreti che spiegherebbero la scelta stragista e il suo successivo abbandono da parte della mafia rimarranno tali. Si abbasserà definitivamente il climax degli italiani che negli ultimi due anni hanno seguito le inchieste sulle stragi e sul Papello. Cosa nostra, ormai definitivamente sorpassata come appeal da altre organizzazioni criminali, tornerà ad essere solo materia per siciliani biliosi e un po' dietrologi, per magistrati tignosi e per quei pochi giornalisti ancora innamorati dei fatti e non della propria penna.

La cronaca continuerà a raccontare di arresti e sequestri di beni ma eviterà di fornire i numeri giusti: quelli dell'edilizia quasi completamente in mano ad imprenditori collusi, del bilancio truccato della Regione, del clientelismo come unica forma di promozione sociale. Tutte emergenze politiche ed economiche che non fanno notizia perché non c'è il morto, non c'è la lupara, non c'è l'eroe, non c'è il cattivo di turno da raccontare. 

La Sicilia continuerà ad essere violentata: dagli amministratori locali, dai suoi stessi abitanti, dall'indifferenza di un ceto politico che propone candidature blindate di quart'ordine. I siciliani continueranno a pagare il pizzo: se non direttamente al mafioso, lo pagheranno all'assessore, al dirigente dell'ufficio tecnico o al consigliere di circoscrizione per ottenere quei servizi essenziali costantemente negati. 

Il sindaco di Palermo e il suo avversario in pectore, Diego Cammarata e Carlo Vizzini entrambi del PDL, smetteranno di farsi la guerra, memori di aver i piedi ben piantati nello stesso sistema nato e prosperato con Vito Ciancimino.

Il Pd insisterà nell'appoggio al governatore Raffaele Lombardo. Gli elettori democratici insisteranno a chiedersi se ci sia un'incompatibilità morale tra votare per il Pd e sostenere Lombardo. E agiranno di conseguenza.

Ai sindaci dei piccoli e grandi centri verrà più facile massacrare il territorio con nuovi permessi edilizi, erogare sempre meno servizi e disporre ancora più balzelli, con la scusa che il federalismo fiscale li ha privati delle risorse. Trapani, lo zoccolo duro di Cosa nostra e forse per questo unica provincia siciliana priva di un inviato fisso del Tg regionale, sarà ancora una volta tra i fanalini di coda per richezza prodotta, in aperto contrasto con quello che gli occhi mostrano anche ad un distratto osservatore. E a proposito di Trapani, la terra dell'ultimo grande latitante: i servizi segreti scesi in massa a dare la caccia a Matteo Messina Denaro, saranno ancora alla ricerca di qualcuno che voglia e possa tradire il boss. Se riusciranno a prenderlo sarà il segnale di liberi tutti. Finalmente si potrà dire che Cosa nostra è stata sconfitta e una puntata di Porta a porta decreterà la vittoria finale del governo. Titoli di coda e sipario. Sulla mafia e sulla Sicilia.

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