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 Home page > Tribuna Libera > L’antimafia di don Pino Puglisi

L’antimafia di don Pino Puglisi

Ogni giorno nel nostro paese molti sindaci, preti, uomini delle forze dell'ordine, magistrati e imprenditori onesti, attraverso il loro lavoro, spesso nell'anonimato, onorano il significato della parola antimafia. Don Pino Puglisi apparteneva a questa categoria di uomini giusti.

L'antimafia può essere un ministro degli interni che si vanta dei risultati conseguiti dalle forze dell'ordine e dalla magistratura sotto il suo mandato nella lotta alle mafie. L'antimafia può essere un'insieme di numeri a riguardo di capitali e proprietà immobiliari sottratti ai boss che dicono tutto e niente spesso. L'antimafia ce la possono raccontare oggi attraverso le fiction dove non vedi volanti scassate e caserme fatiscenti ma vedi poliziotte fotomodelle e tecnologie all'avanguardia nel contrasto a Cosa Nostra. L'antimafia vorrebbe essere rappresentata dalle istituzioni dello Stato che si materializzano spesso e solo, purtroppo, nei funerali di chi ha combattuto in nome della legalità.
 
Per me l'antimafia ha il volto di don Pino Puglisi di cui sabato è ricorso il 19° anniversario della sua morte. Ma non solo del suo ma di tutti coloro che nell'anonimato lavorano e rischiano la vita per dimostrare che esiste un'altra possibilità, un altro modo in cui vivere, nella legalità, nella solidarietà, nella cultura e nel rispetto dell'ambiente. Spesso tutte queste persone, reali come le loro azioni quotidiane, come i loro progetti portati avanti spesso solo con l'aiuto di altri volontari si trovano sole con pochi mezzi e finanze scarse. Sole contro il potere della sopraffazione di chi conosce solo un unico linguaggio, quello della violenza o quello della corruzione di chi lavora nelle istituzioni e che dovrebbe tutelare invece i cittadini onesti. Sole nell'indifferenza dei media così pronti però a focalizzare l'obiettivo quando arriva la minaccia, la pallottola, la lettera anonima. Sole ma determinate nella loro missione.
 
Don Pino Puglisi, in fondo, aveva "solo" applicato concretamente il messaggio di Gesù Cristo. Di essere vicino agli ultimi. Ma è in quel "solo" che sta la grandezza e l'esempio di quest'uomo. Che non dobbiamo identificare, limitatamente con la sua uccisione, di ridurre tutto a quei pochi attimi in cui la sua vita terrena gli è stata strappata dalla vigliaccheria di alcuni criminali. Perché se questo fosse un mondo un po' più normale, un po' più giusto Don Puglisi sarebbe ancora qui su questa terra, in mezzo ai suoi ragazzi di Brancaccio, li avrebbe visti crescere, studiare, sposarsi e magari avrebbe battezzato i loro figli. Invece nulla di tutto questo è potuto avvenire. Perché Don Puglisi sognava per i suoi ragazzi che non avessero come unico modello di riferimento il boss mafioso, con la sua cultura della sopraffazione. Ma invece quello di un insegnante onesto e orgoglioso del proprio lavoro con gli studenti. Oppure di quello di un politico al servizio della comunità che con il suo mandato ha il compito di rappresentare. Oppure di quello di un qualsiasi lavoratore che attraverso la propria opera quotidiana può crescere i propri figli. Tutto senza dover ringraziare nessuno per quello che è e dovrebbe essere la normalità. Senza dover abbassare lo sguardo o girarsi dall'altra parte di fronte allo strapotere mafioso. Senza dover barattare il diritto con il favore.
 
In una bella intervista, pubblicata sull'Unità di sabato, al sindaco di Monasterace, Maria Carmela Lanzetta, forse non a caso visto l'importante anniversario che si celebra oggi, si parla di normalità e di come questa sia rivoluzionaria in certe zone d'Italia. Di come mancano i servizi più essenziali viste le ristrettezze in cui versano le casse comunali: dai banchi della scuola ai servizi che non vengono forniti dalle ASL ai malati gravi. Di come i fondi per la cultura siano pari a zero e che con le recenti politiche di austerity sia peggiorata di più la situazione. Ma la parte più significativa dell'intervista è quando il sindaco afferma: "Ma la legalità non si afferma solo con i convegni, si crea facendo accedere i cittadini ai servizi in maniera corretta e, per i giovani, ci vogliono risorse, dalla scuola allo sport". Non sono le stesse cose in cui credeva Don Pino Puglisi queste?
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