Israele, impuniti soldati accusati di violenze sessuali contro detenuti palestinesi
L’avvocatura generale militare israeliana ha deciso di non incriminare cinque soldati accusati di violenze sessuali ai danni di palestinesi detenuti nella prigione militare di Sde Teiman, più volte denunciata per le torture praticate al suo interno dalle organizzazioni israeliane per i diritti umani (B’Tselem ha intitolato un suo rapporto “Benvenuti all’inferno”) così come da quelle internazionali, tra le quali Amnesty International, e da organi d’informazione israeliani e internazionali.

Questa decisione, su cui il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu non ha mancato di esprimere apprezzamento, dimostra che il sistema di giustizia interna non ha la volontà né la capacità di processare sospetti autori di gravi crimini contro i palestinesi e che, dunque, l’unica strada percorribile per scalfire l’impunità è quella della giustizia internazionale.
A fronte di almeno 98 detenuti palestinesi deceduti dall’ottobre 2023 all’interno del sistema penitenziario israeliano, un solo soldato è stato finora condannato per tortura.
Le autorità israeliane continuano a non svolgere indagini indipendenti e imparziali su questi casi e a rifiutare i controlli internazionali, impedendo anche al Comitato internazionale della Croce rossa di visitare i detenuti.
Secondo l’organizzazione non governativa israeliana HaMoked, nelle prigioni israeliane si trovano attualmente 9446 palestinesi.
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