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Iran, confermata la condanna a morte dell’attivista Sharifeh Mohammadi

La Corte suprema iraniana ha confermato la condanna a morte di Sharifeh Mohammadi, attivista iraniana per i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori, per l’infondata accusa di baghi, ossia rivolta armata contro lo stato.

Per le autorità di Teheran, Mohammadi è una militante del gruppo armato curdo Komala: un’accusa sempre smentita, da lei così come dai gruppi per i diritti umani per i quali l’unica organizzazione di cui ha fatto parte è il Comitato di coordinamento per l’assistenza a costituire sindacati.

Arrestata nel dicembre 2023, Mohammadi era stata già condannata a morte e poi assolta, nell’ottobre 2024, col rinvio del processo a un tribunale inferiore. La nuova sentenza, analoga alla prima, è stata emessa nel febbraio di quest’anno.

Secondo le organizzazioni per i diritti umani, in carcere Mohammadi è privata del diritto di incontrare i familiari e persino di poterli contattare via telefono.

Possiamo solo immaginare cosa significhi per lei e il suo piccolo figlio aver perso ogni contatto.

Qui l’appello lanciato da Amnesty International, da firmare e diffondere:

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