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Intelligenza spirituale: percepire l’esistenza con profonda compassione ed empatia

Immagino da sempre una società nella quale le leggi e le carceri diventino progressivamente meno necessarie, non perché siano state abolite, ma perché la coscienza individuale, attraverso lo sviluppo della propria interiorità e spiritualità, sa già distinguere il bene dal male, senza nemmeno contemplare quest’ultimo. Un’utopia? Certamente, almeno oggi. Tuttavia, le utopie possono indicare la direzione verso cui orientare il cammino dell’umanità e lo sviluppo dell’intelligenza spirituale potrebbe aprire orizzonti ancora inesplorati, determinanti per cambiare in meglio l’individuo e, di conseguenza, la società e il mondo.

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INTELLIGENZA SPIRITUALE
COME SAREBBE IL MONDO CON LO SVILUPPO DELL’INTELLIGENZA SPIRITUALE

L'intelligenza spirituale è percepire l’esistenza con profonda compassione ed empatia. Penso che l’intelligenza ci permetta di comprendere il mondo mentre l’intelligenza spirituale ci insegna a riconoscere il valore della vita e a rispettarla. Quindi, il vero progresso dell’umanità non consiste soltanto nell’accrescere le conoscenze scientifiche e tecnologiche, ma soprattutto nello sviluppare quella consapevolezza interiore dalla quale nascono l’empatia, l’altruismo, la solidarietà e il rispetto per ogni essere vivente. Adoro un concetto, anzi, un nobile sentimento buddista espresso dalla parola muditā, cioè provare gioia per la gioia e la felicità degli altri. Onestamente, quante volte proviamo questo sentimento nel corso della nostra vita? Quante volte, invece, abbiamo provato invidia per la felicità altrui, per i successi, per le soddisfazioni degli altri? Eppure, se ci pensiamo bene, la felicità altrui non sottrae nulla alla nostra. Anzi, una società più felice porterebbe tanto benessere collettivo, perché saper gioire della gioia altrui potrebbe renderci interiormente più ricchi, e questo, moltiplicato per milioni di individui, renderebbe la società più bella e più giusta, più solidale e più gentile con il prossimo. Da sempre immagino una società nella quale l’uomo rinunci a commettere il male non per l’effetto deterrente delle leggi o per il timore della punizione o della galera, ma perché avverte intimamente che fare del male a un altro essere umano significa tradire la propria umanità, tradire i principi e i valori universali propri dell’essere umano ispirato ai più nobili ideali dell’Umanesimo e del Rinascimento: il rispetto della dignità umana, la libertà di pensiero, la valorizzazione della conoscenza e la crescita morale dell’individuo, nella consapevolezza della propria responsabilità verso gli altri. Immagino da sempre una società nella quale le leggi e le carceri diventino progressivamente meno necessarie, non perché siano state abolite, ma perché la coscienza individuale, attraverso lo sviluppo della propria interiorità e spiritualità, sa già distinguere il bene dal male, senza nemmeno contemplare quest’ultimo. Oggi sembra invece che troppi pensieri e troppe azioni individuali e collettive nascano e si compiano soltanto per favorire se stessi, per soddisfare il proprio ego o per favorire la ristretta cerchia familiare o quella sorta di casta ideale a cui si crede di appartenere. Senza sapere invece che tutti dovremmo appartenere ad un’unica umanità globale priva di confini ideologici e sociali. Ogni diversità, semmai, dovrebbe essere considerata una ricchezza utile per tutti e non motivo di discriminazione, se non addirittura di odio e di scontro continuo. Un’utopia? Certamente, almeno oggi. Tuttavia, le utopie possono indicare la direzione verso cui orientare il cammino dell’umanità; lo sviluppo dell’intelligenza spirituale potrebbe aprire orizzonti ancora inesplorati, determinanti per cambiare in meglio l’individuo e, di conseguenza, la società e il mondo. La civiltà raggiungerà la sua più alta espressione non quando l’uomo saprà tutto ciò che può fare, ma quando saprà, dentro di sé, ciò che non deve fare agli altri.

 

Angelo Lo Verme

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