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In Malesia si riaprono le indagini su due sparizioni forzate

L’Alta corte della Malesia ha emesso una sentenza di fondamentale importante, la prima a chiamare in causa l’esecutivo e le forze di polizia, che potrebbe contribuire a risolvere due casi di sparizione forzata risalenti a otto e a nove anni fa.

L’attivista Amri Che Mat e il pastore della chiesa cristiana malese Raymond Koh (al centro nella foto) vennero rapiti nel 2016 e nel 2017 e da allora non è più saputo nulla di loro. Nel 2919 il gruppo indipendente Commissione per i diritti umani della Malesia giunse alla conclusione che delle due sparizioni forzate era stato responsabile il Reparto speciale della polizia.

È quanto affermato anche dalla sentenza emessa il 7 novembre dall’Alta corte, che ha segnalato anche l’inadempienza del governo.

L’Alta corte ha ordinato alla polizia di riaprire le indagini e riferire regolarmente sugli sviluppi. In favore delle due famiglie sono stati disposti risarcimenti: a quella di Amri Che Mat l’equivalente di 850.000 euro, a quella del pastore Raymond Koh quasi nove milioni di euro.

Amnesty International ha sollecitato il governo malese a non ritardare ulteriormente, con pretestuosi ricorsi giudiziari, l’accertamento delle responsabilità e della verità sulle due sparizioni forzate.

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