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In Corea del Sud una donna è stata condannata per aver abortito

Il 4 marzo il tribunale distrettuale centrale di Seul, capitale della Corea del Sud, ha emesso una condanna a tre anni per omicidio nei confronti di una donna che aveva abortito. La pena sarà sospesa per cinque anni. La donna dovrà anche svolgere 200 ore di lavori socialmente utili.

Sono stati condannati anche il medico che praticò l’aborto (quattro anni), il direttore della struttura sanitaria (sei anni e una multa pari a 1000 euro) e due assistenti di sala operatoria (a un anno il primo, il secondo a dieci mesi, con quest’ultima pena sospesa per due anni).

in Corea del Sud l’aborto è stato vietato a partire dal 1953, salvo rarissimi casi e con l’obbligo di praticarlo entro la ventiquattresima settimana di gravidanza.

I fatti risalgono al giugno 2024: nella città di Incheon, una donna di 26 anni abortì dopo 34-36 settimane di gravidanza.

Sostenne che, a causa di preesistenti condizioni mediche, si era accorta di essere incinta solo quattro giorni prima. Documentò il tutto in un video pubblicato su YouTube, che divenne popolarissimo.

A quel punto il ministero della Salute ordinò alla polizia di indagare e chiese pubblicamente “una dura punizione”. Com’è andata a finire, l’avete letto all’inizio di questo post.

Nel 2019 la Corte costituzionale aveva dichiarato incostituzionale il pressoché totale divieto di aborto dando un anno di tempo all’Assemblea nazionale per cambiare la legge. Ancora non è successo.

In questo vuoto legislative, dunque, aver esercitato un diritto riconosciuto a livello internazionale e aver aiutato a esercitarlo ha prodotto cinque condanne.

(La foto è tratta dal portale Share-net Digital Platform)

Questo articolo è stato pubblicato qui

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