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Governo italiano ossessionato dai migranti, fornisce alla Tunisia (zero in diritti umani) motovedette guardacoste

Violazioni dei diritti umani, deportazioni di migranti nel deserto, repressioni di ogni forma di dissenso interno ma il governo italiano decide di rafforzare la partnership diplomatica e militare con il regime tunisino.

Il 28 agosto scorso, nel corso di una cerimonia ufficiale nel porto di Marina de Gammarth, a pochi chilometri da Cartagine e Tunisi, l’ambasciatore d’Italia in Tunisia, Alessandro Prunas e il funzionario del settore immigrazione della Polizia di Stato presso l’ufficio diplomatico, Sebastiano Bartolotta, hanno consegnato alla Garde Nationale tre motovedette già in dotazione all’Arma dei Carabinieri e della Guardia di finanza.

“Le unità navali verranno utilizzate per il rafforzamento della capacità della Guardia nazione del ministero dell’Interno tunisino nelle attività di sorveglianza delle frontiere marittime”, riporta l’agenzia Nova. Nei prossimi mesi il Viminale trasferirà alle autorità del paese nord africano altre tre motovedette “restaurate” nell’ambito del memorandum firmato a dicembre 2023 con la Tunisia per cui sono stati stanziati 4,8 milioni di euro.

Le unità sono tutte della classe Guardacoste Litoraneo G.L. 1400 (già MV800 con i Carabinieri) e sono contraddiste dalle sigle identificative G.L.1400, G.L.1401, G.L.1402, G.L.1403, G.L.1404 e G.L.1405. Costruite negli anni ‘90 dai Cantieri Navali del Golfo di Gaeta, hanno una lunghezza di 17 mt, una larghezza di 5,10 ed un dislocamento a pieno carico di 28 tonnellate. I motori marca Iveco Aifo consentono alle motovedette di raggiungere una velocità massima di 35 nodi.

Il trasferimento delle tre unità è stato enfatizzato con un tweet dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. “Esse contribuiranno a rafforzare le attività di salvataggio in mare e le azioni di contrasto ai trafficanti di esseri umani, nel quadro della cooperazione che il governo italiano ha avviato con la Tunisia sui temi migratori e sul controllo delle frontiere”, spiega il titolare del Viminale, volutamente ignaro dei crimini commessi dalle forze armate e di polizia tunisine nel corso delle attività di “contrasto” alla migrazione interna ed esterna.

Tre mesi fa la Tunisia ha formalizzato la propria zona SAR (Search and Rescue) nel Mediterraneo centrale: si tratta di un’area di mare estesissima che nella sua parte settentrionale sfiora la Sicilia occidentale fino al Sud della Sardegna, davanti alla regione del Sulcis. Le coordinate della nuova zona SAR hanno ricevuto l’approvazione da parte dell’Organizzazione Marittima Internazionale (Imo) e, come ricorda ancora l’agenzia Nova, è stato creato il Centro nazionale per il coordinamento delle operazioni di ricerca e salvataggio marittimo (TNMRCC), sotto il Servizio nazionale di sorveglianza costiera del ministero della Difesa, con il compito di “rafforzare l’efficacia dei servizi di ricerca e salvataggio in mare e di coordinare le operazioni”. Al TNMRCC sono state assegnate diverse unità navali e aeree delle forze armate e del ministero dell’Interno.

Il trasferimento delle sei imbarcazioni anti-migranti alla Garde Nationale è stato predisposto dal governo Meloni nel dicembre del 2023. Contro il provvedimento alcune organizzazioni non governative (ASGI, ARCI, ActionAid, Mediterranea Saving Humans, Spazi Circolari e Le Carbet) hanno presentato un ricorso al Tar denunciando le “gravissime violazioni dei diritti umani commesse dalle autorità tunisine, in particolare respingimenti in pieno deserto che hanno causato la morte di donne e bambini”. Il Tribunale amministrativo ha rigettato il ricorso, ma il 18 giugno 2024 il Consiglio di Stato ha sospeso in via cautelare l’invio delle prime tre motovedette ritenendo “prevalenti le esigenze di tutela rappresentate da parte appellante (le ONG, nda)”.

Con ordinanza del 4 luglio, il Consiglio di Stato ha però rigettato l’istanza con cui le organizzazioni della società civile chiedevano la sospensione del trasferimento delle motovedette, rinviando al 21 novembre 2024 la decisione definitiva sul merito. Accogliendo le motivazioni dell’Avvocatura dello Stato, l’organo di giustizia amministrativa ha ritenuto che il trasferimento delle unità e le relative iniziative di formazione del personale della Garde Nationale tunisina possano contribuire “all’innalzamento dei livelli di tutela e salvaguardia dei migranti in mare, tanto più necessari dopo l’istituzione della zona SAR della Tunisia, tenuto conto dell’alto livello di professionalità di cui dispone la Guardia di Finanza nello svolgimento delle attività in questione”.

La decisione di rimettere in efficienza le sei imbarcazioni già in uso alla Guardia di Finanza per cederle poi alla Tunisia è frutto di uno specifico accordo di collaborazione tra il Dipartimento della Pubblica Sicurezza del Ministero dell’Interno e il Comando Generale della Guardia di Finanza, firmato l’11 dicembre 2023, per sostenere “iniziative a favore dei Paesi non appartenenti all’Unione Europea finalizzate al rafforzamento delle capacità nella gestione delle frontiere e dell’immigrazione e in materia di ricerca e soccorso in mare”.

Nello specifico l’accordo prevede lo stanziamento di 4.800.000 euro per lo “svolgimento di attività di assistenza tecnica e capacity building a favore delle competenti autorità della Tunisia, segnatamente della Guardia Nazionale del Ministero dell’Interno tunisino, consistenti nella fornitura di mezzi e materiali, nell’erogazione di corsi di formazione e nella prestazione di servizi di supporto tecnico-logistico (ivi incluso l’approvvigionamento di carbo-lubrificanti per l’esecuzione di prove tecniche, verifiche e addestramento degli equipaggi in mare, nonché per il trasferimento delle unità navali sino alla destinazione in Tunisia), consulenza, assistenza e tutoraggio”. Oltre alla rimessa in efficienza delle unità navali della classe Guardacoste Litoraneo G.L. 1400, l’accordo tecnico prevede anche la formazione specifica (in territorio tunisino e presso la Scuola nautica di Gaeta) del personale della Garde Nationale alla loro conduzione ed impiego operativo.

Sempre secondo il memorandum tra il Ministero dell’Interno e il Comando Generale della Guardia di Finanza, i lavori di ammodernamento e ripristino dell’efficienza delle motovedette sono assegnati al Reparto Tecnico di Supporto del Centro Navale della GdF con sede a Miseno (Napoli), che “laddove necessario, potrà avvalersi di soggetti privati per la fornitura e l’installazione di equipaggiamenti e componentistica, previa analisi degli interventi tecnici necessari da concordare eventualmente con le autorità tunisine per soddisfare le loro specifiche esigenze operative”. I militari delle fiamme gialle si impegnano infine a “supportare le autorità tunisine negli interventi di manutenzione ordinaria sulle suddette unità navali e sulle altre unità navali già in uso alla Garde Nationale”.

Per la cronaca lo scorso 28 agosto il Centro Navale di Formia della Guardia di Finanza ha messo a gara il servizio di refitting delle altre tre unità navali destinate alla Tunisia. Il relativo avviso è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale e specifica che il valore della commessa è stimato in 4 milioni di euro. Il termine per il ricevimento delle offerte è posto per l’1 ottobre prossimo.

Nell’ultima decade, le autorità italiane hanno consegnato ai militari tunisini pure numerosi pattugliatori veloci e motovedette, impiegati tutti nelle operazioni di controllo delle frontiere marittime e di blocco e/o respingimento delle imbarcazioni dei migranti. Tra il 2014 e il 2015 sono stati donati alla Garde Nationale sei unità navali specializzate P350TN, mentre alla Marina Militare sono stati riservati sei pattugliatori modello P270TN.

Questi ultimi sono pattugliatori veloci lunghi 27 metri e larghi 7,20, con 90 tonnellate di dislocamento ed un sistema di propulsione che assicura una velocità massima di 35 nodi e un range di 500 miglia nautiche. I pattugliatori classe P350TN hanno invece un dislocamento di 140 tonnellate, la lunghezza di 35 metri e la larghezza di 7,20; il sistema di propulsione è garantito da due motori diesel con un range di 600 miglia e una velocità massima di 38 nodi. Sulle unità possono essere imbarcati fino a 14-16 membri di equipaggio.

I dodici pattugliatori sono stati realizzati dalla Cantiere Navale Vittoria, società cantieristica con sede ad Adria, in Veneto e sono divenuti operativi dopo il loro trasferimento nella sede della Marina tunisina a La Goulette. Secondo la rivista specializzata britannica del settore difesa, IHS Jane’s, l’operazione di acquisto e invio delle unità navali alla Tunisia è costata al governo italiano 16,5 milioni di euro.

Il 3 agosto 2016 ancora il Cantiere Navale Vittoria ha consegnato ai militari di Tunisi la nave scuola Zarzis A710, un’imbarcazione di supporto alle immersioni subacquee e alle operazioni di “sicurezza negli spazi aeromarittimi”, commissionata dal Ministero della Difesa tunisino nell’ambito degli accordi di cooperazione internazionale tra l’Italia e la Tunisia siglati nella primavera del 2015. Lunga 36 metri, la nave scuola può raggiungere una velocità massima di 17 nodi ed ospitare un equipaggio di 12 persone, più 18 sommozzatori; è dotata di una campana di immersione in grado di condurre i sub fino a 100 metri di profondità. L’unità viene impiegata principalmente per l’addestramento dei sommozzatori e delle unità d’élite presso il Centro di formazione subacquea di Zarzis.

Nel maggio 2011, l’Italia aveva fornito alla Garde Nationale quattro motovedette “Carabinieri” classe 700 (18 tonnellate di dislocamento), realizzate a Gaeta dai Cantieri Navali del Golfo. Tra il 2009 e il 2011 erano stati consegnati ai militari tunisini anche due imbarcazioni Classe 500, 13 sistemi radar di pattugliamento e 38 motori marini.

 

Articolo pubblicato in Africa ExPress il 10 settembre 2024, https://www.africa-express.info/2024/09/10/governo-italiano-ossessionato-dai-migranti-fornisce-alla-tunisia-zero-in-diritti-umani-motovedette-guardacoste/

Questo articolo è stato pubblicato qui

Commenti all'articolo

  • Di Gianni Morra (---.---.---.88) 2 novembre 17:40

    COME CROLLÒ IL CAPITALISMO

    Questi non sono immigrati clandestini, sono importati dalla classe digerente capitalnazista a fini di compressione salariale, su direttiva generale di soros e merenderi di wall street. Ovvio che tra i milioni che sono fatti entrare senza alcun filtro, una bella fetta è criminale - anche questa serve a dividere il paese politicamente per meglio opprimere i nonabbienti, nel gioco classico del divide et impera via guerra tra poveri. È questo che ragazzi come quelli, idealisti illusi, del centro sociale di Mestre non capiranno mai, essendo lavati nel cervello dall´accoglismo degli accoglioni alla bergoglio bergoglino e cacasenno : che un vero comunista, un vero anticapitalista dovrebbe opporsi con tutte le sue forze all´immigrazione clandestina, cioè all´importazione di schiavi e delinquenti che i padroni auspicano e promuovono per creare quel famoso marxiano „esercito industriale di riserva“ senza il quale i salari crescerebbero. Ma vallo a spiegare ai lobo di scheinsinistra, specie se giovani.

    La storia si ripete a cicli : il capitale di ieri come quello di oggi : quando a roma antica, fin da età repubblicana, scoppiò il conflitto di classe tra patrizi e plebei, le classi digerenti reagirono importando schiavi, e lasciando la plebaglia urbana marcire gaudente con panem et circenses. Se andate oggi che so a berlino, vedrete la stessa cosa : migliaia di giovani dell´ex germania est marciscono col welfare, nessun datore di lavoro li vuole perché chiedono troppo – mentre il governo importa 250.000 schiavi kenyoti a basso prezzo. Fateci caso : le maglie dell´immigrazione, sia legale sia clandestina, cominciano ad allargarsi in italia proprio a fine anni ´70 (filippini, polacchi), al culmine della forza sindacale che trovava nel PCI e nella sinistra dc morotea i suoi baluardi : essa viene spezzata dalla creazione artificiale, organizzata, eterodiretta dell´esercito industriale di riserva degli immigrati, col pretesto della fasulla accoglienza dei (non)profughi.

    E fu così che roma antica crolla – e similmente, ogni capitalismo du jour : lo sboom demografico che sempre accompagna il benessere, restringe il pool dei lavoratori nativi : se fossero soli, avrebbero buon gioco a chiedere di più ; ma i padroni importano schiavi e li fottono ; finché gli schiavi aumentano a dismisura, superando in numero e forza e potenza i nativi, ed infine scontrandosi con essi e battendoli : le „invasioni barbariche“.

    Stiamo facendo la stessa fine. Wait and see.

    PPP profetico more suo solito, più di mezzo secolo fa pensava che solo una guerra civile poteva distruggere l´impero degli usa : a forza di importare milioni di schiavi a basso costo per l´esercito industriale di riserva, gli usa come tutto l´occidente stanno innescando una bomba a tempo che prima o poi li farà implodere comunque, cina o non cina.

    Ma mr zuckerberg s´è già parato il : il bunker antiatomico se l´è costruito alle hawaii : 4000 km dagli usa, 8000 dalla cina : non proprio metà strada, ma il concetto è quello : se la iii guerra mondiale la vincono gli usa, se ne torna a new york ; se vince la cina, diventa cinese tanto già lo è avendo prudentemente sposato una cinese...

    22-23.9.2024

    Aleth

  • Di Attilio Runello (---.---.---.61) 4 novembre 00:12

    A me non sembra normale che ci siano persone che si imbarchino su dei barchini o vecchi motopescherecci rischiando di affondare in mare e pagando pure tanti soldi per il passaggio a degli scafisti criminali quando esiste tutti i giorni un traghetto che collega Palermo con Tunisi. Chi vuole venire in Italia prende il traghetto. Il biglietto del traghetto costa molto meno del passaggio degli scafisti. E non si rischia la vita. È giusto che la Tunisia faccia il possibile per fermare queste partenze. Se alla Tunisia - paese povero, ma non poverissimo - servono le motovedette gliele forniamo noi perché è nell’interesse di tutti, anche degli emigranti, mantenere un clima di legalità. L’Italia ha il dovere di scoraggiare per quanto è possibile questa forma di immigrazione illegale. Quest’anno sono previste delle quote di immigrazione. Ci sono delle leggi che stabiliscono come devono avvenire. Se sono inadeguate si possono cambiare.

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