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Governo Lega-5 Stelle | In Italia ritorneremo alle leggi razziali, come nel 1938?

  • “sostegno per servizi di asilo nido in forma gratuita a favore delle famiglie italiane”

  • “programmazione di500.000 espulsioni di migranti irregolari”

  • “chiusura di tutti i campi nomadi irregolari”

 

Così si legge nel programma politico dell’alleanza di Governo Lega-5 Stelle:

 
  • Punto 18. POLITICHE PER LA FAMIGLIA E NATALITÀ

“ È necessario rifinanziare gli Enti Locali dando priorità al welfare familiare (come ad esempio il sostegno per servizi di asilo nido in forma gratuita a favore delle famiglie italiane”.

Sembra proprio la vendetta a freddo sulla proposta di legge “Ius soli”Riforma dei diritti di cittadinanza - che, purtroppo, vilmente, senza rispetto per i tantissimi cittadini che avevano firmato la proposta, dopo svariati anni di immersione nel “cantiere legislativo”, fu definitivamente abbandonata dalla precedente maggioranza governativa, senza discussione e voto.

Il progetto, chiaramente discriminatorio, è volutamente finalizzato a creare “gabbie” ai bambini che non hanno la cittadinanza italiana. Si vogliono strutturalmente emarginare e penalizzare le tante famiglie di cittadini non italiani che sono presenti in Italia. La gran maggioranza di queste, inserite nel tessuto sociale, lavorano e pagano regolarmente tasse e contributi vari, compreso le strutture locali che gestiscono gli asili. L’intento è particolarmente odioso in quanto rivolto contro i bambini.

In questa maniera si diverge sostanzialmente dall’art. 3 della nostra Costituzione “ tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza discriminazione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”.

  • Punto 23, CAMPI NOMADI

    Il dilagare dei campi nomadi, negli ultimi anni, l’aumento esponenziale di reati commessi dai loro abitanti e le pessime condizioni igienico-sanitarie a cui sono sottoposti ha reso tale fenomeno un grave problema sociale con manifestazioni esasperate soprattutto nelle periferie urbane coinvolte.

    Ad oggi circa 40mila Rom vivono nei campi nomadi e il 60 per cento sono minori.

    Sono pertanto necessarie le seguenti azioni: chiusura di tutti i campi nomadi irregolari in attuazione delle direttive comunitarie; contrasto ai roghi tossici; obbligo di frequenza scolastica dei minori pena l’allontanamento dalla famiglia o perdita della responsabilità potestà genitoriale. In ogni caso, proponiamo di intervenire per il pieno superamento dei campi Rom in coerenza con l’ordinamento dell’Unione Europea”.

Chiudere, per fare cosa? A questa elementare domanda nel testo Lega-5 Stelle non c’è nessun accenno di risposta. Poiché non sono previste sistemazioni alternative, la qual cosa dovrebbe essere elementarmente scontata (le normative europee prevedono adeguate sistemazioni abitative), si può facilmente immaginare che l’applicazione di questa “scrittura” porti o alla “dispersione nel territorio”, con tutte le conseguenze negative del caso a partire dai diretti interessati, o alle espulsioni di massa dall’Italia.

Dato il “sentimento” che regge il testo è semplice supporre che l’azione possa nominalmente mirare alle espulsione di massa.

Queste, però, sono proibite dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea (Trattato di Nizza il 7 dicembre 2000) e dalla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali ( firmato a Roma il 4 novembre 1950).

Infatti, i cittadini dell’Unione europea sono liberi di circolare e soggiornare. I Rom ( chiamati erroneamente nomadi), sono di fatto cittadini europei, compreso quelli, a maggior ragione, che di fatto sono italiani in virtù delle normative vigenti. L’allontanamento o l’espulsione può essere assunta solo nei riguardi di singole persone.

Retorica, propaganda, decisionismo autoritario? Aspettiamo a ansiosi le ulteriori notizie del corso d’opera.  

 

  • Punto13 IMMIGRAZIONE: RIMPATRI E STOP AL BUSINESS

 

“Occorre prevedere, contestualmente, l’individuazione di sedi di permanenza temporanea finalizzate al rimpatrio, con almeno una sede per ogni regione, previo accordo con la Regione medesima, e con una capienza sufficiente per tutti gli immigrati irregolari, presenti e rintracciati sul territorio nazionale, garantendo la tutela dei diritti umani.

Ad oggi sarebbero circa 500 mila i migranti irregolari presenti sul nostro territorio e, pertanto, una seria ed efficace politica dei rimpatri risulta indifferibile e prioritaria.

Ai fini dell’espletamento delle procedure e dell’effettivo rimpatrio, il trattenimento deve essere disposto per tutto il periodo necessario ad assicurare che l’allontanamento sia eseguito in un tempo massimo complessivo di diciotto mesi, in armonia con le disposizioni comunitarie……….”

 

La parola magica utilizzata nel testo è “rimpatrio”, cioè “tornare in patria”. A leggere sui vari dizionari in auge in Italia, alla parola Patria si associa un territorio abitato da un popolo che “sente” come valore fondamentale l’appartenenza, per nascita, lingua, storia, tradizioni, cultura e coesione. 

Come ben noto i dizionari non hanno l’obbligo di rivedere in maniera strutturale i significati delle parole in proporzione alla scala del tempo.

Se banalmente si dovessero prendere in considerazione i giganteschi processi di emigrazione – per guerre, fame, voglia di cambiamento, di libertà, di libera circolazione degli umani come già codificato per le merci - che hanno caratterizzato la storia di tutti i continenti della nostra Gaia Terra negli ultimi 150 anni, con centinaia di milioni di persone che si sono spostate dal suolo natio, il concetto di Patria muta radicalmente. La Patria è dove si vive! Dove si costruisce il percorso di vita, si generano i figli, si intrecciano relazioni sociali, si contribuisce alla crescita comune e all’evoluzione civile e democratica. Integrandosi, quindi, per lingua, cultura, storia, mantenendo anche le proprie tradizioni in una veste modificata, nel rispetto delle leggi vigenti. A maggior ragione, se si viene comandati ad andare in guerra, pur essendo “diversi”, come avvenuto con grandi proporzioni di coinvolgimento di popolazioni nell’emisfero occidentale nel corso degli ultimi due eventi mondiali.

Restando solo negli ultimi 500 anni di storia, se guardiamo solamente al “nuovo continente”, le Americhe del sud e del nord, che per il volere delle potenze colonialiste, dopo lo sterminio dei popoli indigeni, sono state ampiamente “ripopolate” da decine di milioni di umani, uomini, dome e bambini, in condizioni di schiavitù, dopo essere stati rapiti dai loro luoghi nativi in Africa.

Un filone di pensiero, libertario e di sinistra prima, forte e partecipativo, democratico nella maniera più complessiva dopo l’avvenuta sconfitta del nazifascismo, ha provveduto a rimodulare in maniera sostanziale il significato del termine Patria.

Nel corso degli ultimi due secoli grandi movimenti popolari, sociali e politici, con molti uomini e donne che dedicarono la vita, si sono mossi per ridefinire operativamente il concetto di Patria. In Europa, in particolar modo, sulla bilancia della storia e nella formazioni delle coscienze ( sottoposta sempre alle pressioni delle mutazioni) pesano in maniera gigantesca i cento e più milioni di morti e mutilati sacrificati “sull’altare” della prima e seconda guerra mondiale. L’immane catastrofe fu determinata dall’esaltazione del concetto di Patria, la superiorità rispetto al confinante, quindi della “razza”, gli “eletti” che dovevano asservire con la forza gli “inferiori”.

In testa i manovratori, avvelenatori delle coscienze popolari, per fare prevalere gli interessi economici e finanziari da essi rappresentati.

La Patria fu identificata con la realizzazione operativa del nazionalismo. Il male supremo che ha avvelenato l’Europa, giusto per restare nel nostro contesto geografico. Verbo trainante del pensiero politico ed ideologico delle destre. Ora il morbo nefasto è di nuovo riemerso dal fondo della palude melmose. Alligna in molti Paesi. L’Italia né diventato esempio assoluto. 

“Irregolari” sono definiti gli Esseri Umani che approdati in Italia ( o in Europa), provenienti da situazioni drammatiche caratterizzate da guerre, lancinante miseria, devastazioni ambientali, contesti liberticidi, hanno perso per vicissitudini varie - essenzialmente di natura gestionale -, nella stragrandissima maggioranza, il riconoscimento della Protezione Umanitaria o del Diritto di Asilo/Permesso di Soggiorno. Questi moderni “Lor Signori” li hanno quantificati in 500.000 persone. Per molti è bastato perdere il lavoro regolamentare, come successo a molte persone di cittadinanza italiana, per cadere, loro e le famiglie, nell’inferno dell’ “irregolarità”.

Quindi, stante il programma di governo Lega -5 Stelle, sono tutti da espellere. Sono sparsi in tutti i comuni della penisola. Come si fa ad individuarli selettivamente, a metterli assieme, pronti per il “rimpatrio”? In quanto tempo, con quali metodi? Vogliono adottare rastrellamenti di massa?

Ma, i paesi nativi, sono pronti a riceverli? Le persone coinvolte, extracomunitarie, appartengono ad alcune decine di nazionalità. Gli accordi che ad ora sono stati stipulati, nel corso di tanti anni, si possono contare sulle dita di una mano.

In attesa delle definizione di questi ipotetici accordi che, dato il contesto generale dei rapporti internazionali non verranno mai, dove vorranno tenerli? Vorrebbero realizzare “ sedi di permanenza temporanea finalizzate al rimpatrio, con almeno una sede per ogni regione. Sarebbero luoghi di detenzione veri e propri, di lunga durata, in attesa di una soluzione che mai verrà!

Si prefigura una situazione di gravissimo allarme democratico, umanitario, di coesione con le norme costituzionali.

Stante i propositi di questi Lor Signori, riguardo le tre “voci” evidenziate: espulsioni irregolari, chiusura campi Rom, non accesso alla gratuità degli asili nidi, complessivamente sarebbero oltre 700.000 gli Esseri Umani coinvolti e fortemente discriminati.

Quando nel 1938 da parte del regima fascista furono varate le leggi razziali avendo come epicentro i cittadini di religione ebraica gli “interessati” residenti in Italia superavano di poco le 47.000 unità. Quelle leggi riguardavano anche le persone di altre provenienze, i cosiddetti “negri”, che essenzialmente vivevano nelle cosiddette colonie italiane in Africa.

Siamo ancora di fronte ad un progetto, a data odierna ( 19 maggio) non si è ancora costituito un Governo che dovrebbe rendere operativo le “inventive” di merito. Anche se ormai pare che i “giochi” siano fatti.

Serve un grande scatto di orgoglio civile e democratico, per uscire dal grande sterile torpore che da dopo le elezioni del 4 marzo contraddistingue i cittadini che hanno a cuore le regole costituzionali, i principi umanitari, i dettami internazionali di solidarietà, di uguaglianza, di antirazzismo tra gli Esseri Umani.

Questi propositi devono essere respinti con grande convincimento e fermezza operativa. Le organizzazioni sociali e religiose, partiti, sindacati, l’associazionismo civile, che hanno a cuore le fondamenta democratiche del nostro Paese, devono con grande urgenza uscire dalla palude del silenzio, ponendosi alla testa di un grande fronte popolare ( è questo il giusto termine), forte, motivato, coinvolgente e pacifico, che abbia l’inderogabile obiettivo di mantenere i requisiti universali che caratterizzano uno stato democratico e i principi sostanziali di convivenza, di solidarietà e di rispetto nei riguardi dei cittadini di tutte le provenienze. Per sconfiggere i vecchi e i nuovi fascismi sempre più ringalluzziti che mirano alla formazione di una cosiddetta “terza repubblica”, mirata a cancellare la memoria storica del nostro Paese costituita dal nerbo portante della Resistenza contro tutte le forme di oppressioni. 

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