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 Home page > Attualità > Politica > "Futuro Nazionale": ennesimo cibo per menti semplici

"Futuro Nazionale": ennesimo cibo per menti semplici

Della serie il populismo a ripetizione, dopo Bossi, Berlusconi, Grillo, Meloni .

L'ultimo arrivato al casting dei salvatori della patria è Roberto Vannacci. E, puntuale come un orologio svizzero, ecco che ci propinano l'appellativo "Movimento". Guai a chiamarlo "Partito": il termine è démodé, puzza di vecchio, di segreterie e di sezioni. Molto meglio "Movimento" o, ancora meglio, "Futuro Nazionale", un nome che suona come una ricarica telefonica ma che serve a vendere il solito pacchetto di fumo e rabbia.

Vannacci è il caso clinico perfetto del nostro tempo. Un uomo che ha giurato fedeltà allo Stato e alla Costituzione, pluridecorato per aver difeso i confini (teorici) dell'Occidente, che ora strizza l'occhio a Putin. In un mondo normale, un militare che mostra simpatia per chi sabota e minaccia l'istituzione di cui fa parte (l'UE e l'Occidente) verrebbe guardato con sospetto. Da noi, diventa un leader politico.

Ma il capolavoro del Generale non è tattico, è contabile. Mentre arringa le folle contro le "élite", Vannacci si è fatto "blindare" dalla Lega come un ospite di lusso che non paga il conto. Come il prezzemolo in ogni salsa populista, lo troviamo ovunque tranne che nell'elenco dei finanziatori del partito che lo ha eletto: pare infatti che non abbia versato un solo euro nelle casse della Lega, a differenza dei suoi colleghi. Un paracadutismo perfetto che lo ha depositato direttamente sulla poltrona di Bruxelles.

E parliamo di cifre, perché l'indignazione va quantificata. Grazie a questo "non-partito", il Generale gode oggi di uno stipendio da favola: tra indennità parlamentare, diaria e rimborsi spese, parliamo di una cifra che sfiora i 16.000 - 19.000 euro al mese. Un bel modo di "combattere il sistema" dall'interno, con il portafoglio gonfio e la sicurezza di chi ha trovato la strada meno scomoda per la pensione d’oro.

Accusato di guardare con troppa ammirazione alla "pacifica" Russia moscovita, Vannacci gioca la carta del sabotatore interno. Si scaglia contro l'Europa mentre ne incassa i lauti bonifici, sognando un ritorno a un passato mitologico fatto di "valori" che servono solo a coprire l'assenza di un vero programma economico.

Il suo "Futuro Nazionale" non è che l'ennesimo capitolo della nostra tragedia: un leader che usa la divisa come maschera teatrale per raccogliere i delusi dell'ultimo Messia. Promette di "invertire il trend", ma la verità è che si sta solo adagiando nel quieto vivere tra Strasburgo e Roma. Cambia il nome, cambia il leader, ma l'avidità di potere e la propaganda restano le uniche costanti. Un altro giro di giostra, un altro "non-partito", per fare un parallelo col paradosso di Monty Hall è un'altra capra dietro la porta. Solo che stavolta, la capra ha i galloni e il conto in banca blindato.

Foto Wikimedia

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