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Firenze, ordinanza “zone Rosse”: denunciata una donna mentre andava a lavoro

Ad una settimana dall’entrata in vigore dell’ordinanza della Prefetta di Firenze con la mappatura della città in 17 zone rosse, cresce la polemica politica sulla circolare di Salvini per l’estensione del provvedimento al resto d’Italia e si diffonde anche la protesta di giuristi ed avvocati sull’anticostituzionalità del provvedimento.

Intanto a Firenze è scattata la prima denuncia: protagonista una donna con un precedente per lesioni.

Era ad aspettare l’autobus. Aspettava alla pensilina della stazione come ogni giorno. Ma da una settimana a questa parte per lei quello è il luogo sbagliato, nel momento storico sbagliato. Si tratta di una donna di origine peruviana, regolarmente in Italia ma con un passato segnato da un vecchio precedente per lesioni. E’ stato questo a renderla obiettivo di controllo, identificazione ed allontanamento alla fermata dell’autobus da parte dei poliziotti di San Giovanni.

Improvvisamente mentre ti stai recando a lavoro, ti senti additata, vulnerabile, colpevole. Di un pregresso sì. Ma che non ha nulla a che vedere con la tua vita attuale, con il tuo quotidiano, con la tua ed altrui sicurezza. Eppure quel pregresso, con l’ordinanza Lega entra mani e piedi nell’oggi e nel tuo domani. Nei tuoi confronti scatta un provvedimento di allontanamento per violazione dell’ordine prefettizio.

Eh sì! Nella tua normalità ti trovi di punto in bianco in un luogo a te interdetto, almeno per tre mesi. Una delle 17 zone rosse che includono anche piazza della Stazione. E così alle cinque di un martedì pomeriggio la tua vita cambia e in certi posti non ci puoi andare.

I dubbi di legittimità costituzionale sono già stati sollevati da più parti in queste ore, dalla limitazione della libertà di movimento sancita dall’art. 16, alla limitazione della libertà personale dell’articolo 13. Ma tu intanto, mentre le polemiche crescono e le pagine dei giornali si riempiono di parole e commenti come affronti questo giudizio e questo divieto? come rielabori e vivi la tua colpevolezza?

Uno scenario del genere pone mille dubbi dal punto di vista del diritto e dell’efficacia, e ha l’inquietante sapore di limitazioni da Ventennio. Sicurezza vuol dire anche diritti. E se questi vengono calpestati è difficile costruire e mantenere la prima, soprattutto in un clima di paura e controllo che guarda a reati del passato e non interviene sulla realtà dell’oggi. Riferendosi tra l’altro solo ad una ristretta classe di reati: lo spaccio, le percosse, le lesioni, la rissa, il commercio abusivo ed il danneggiamento… Quindi la rapina, l’omicidio e la violenza sessuale sono in linea con la vocazione delle zone rosse?

In attesa di risposte quella addetta alle pulizie che aspettava l’autobus per comportamenti incompatibili con la vocazione e destinazione della stazione dovrà andare a lavoro cambiando fermata in un percorso ad ostacoli non solo stradali ma anche sociali.

Chiara Brilli

da Controradio

Questo articolo è stato pubblicato qui

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