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Disastro Tg1. La Busi lascia la conduzione

’’Un giornalista ha un unico strumento per difendere le proprie convinzioni professionali: levare al pezzo la propria firma. Un conduttore, una conduttrice, può soltanto levare la propria faccia, a questo punto’’.

Disastro Tg1. La Busi lascia la conduzione

 
Maria Luisa Busi, storico volto di punta nella conduzione del Tg1, ha annunciato le sue dimissioni in una lunga e appassionata lettera - oltre tre cartelle -, affissa alla bacheca di redazione ed indirizzata al direttore Augusto Minzolini e al consiglio di redazione.
 
La lettera è solo l’atto finale di un lungo scontro con i vertici del telegiornale, e in particolare con il direttore Minzolini, la cui linea editoriale viene definita “una sorta di dirottamento” dalla Busi, che avrebbe fatto perdere definitivamente “credibilità” a quella che, una volta era la più grande testata italiana, nonché il “giornale delle culture diverse, delle idee diverse”.
 
Di due mesi fa una sua intervista, rilasciata a Repubblica, in cui, denunciando il “clima irrespirabile” all’interno del telegiornale, protestava pubblicamente contro l’allontanamento dei colleghi Tiziana Ferrario, Paolo Di Giannantonio, Piero Damosso e Massimo De Strobel (definendolo una “rappresaglia”), dichiarazioni per le quali era stata contestata formalmente dallo stesso Minzolini.
 
“Questo è il giornale che ha sempre parlato a tutto il Paese, - scrive la giornalista - il giornale degli italiani. Il giornale che ha dato voce a tutte le voci. Non è mai stato il giornale di una voce sola. Oggi l’informazione del TG1 è un’informazione parziale e di parte. Dov’è il paese reale? Dove sono le donne della vita reale? Quelle che devono aspettare mesi per una mammografia, se non possono pagarla? Quelle coi salari peggiori d’Europa, quelle che fanno fatica ogni giorno ad andare avanti perché negli asili nido non c’è posto per tutti i nostri figli? Devono farsi levare il sangue e morire per avere l’onore di un nostro titolo. E dove sono le donne e gli uomini che hanno perso il lavoro? Un milione di persone, dietro alle quali ci sono le loro famiglie. Dove sono i giovani, per la prima volta con un futuro peggiore dei padri? E i quarantenni ancora precari, a 800 euro al mese, che non possono comprare neanche un divano, figuriamoci mettere al mondo un figlio? E dove sono i cassintegrati dell’Alitalia? Che fine hanno fatto? E le centinaia di aziende che chiudono e gli imprenditori del nord est che si tolgono la vita perché falliti? Dov’è questa Italia che abbiamo il dovere di raccontare? Quell’Italia esiste. Ma il tg1 l’ha eliminata. Anche io compro la carta igienica per mia figlia che frequenta la prima elementare in una scuola pubblica. Ma la sera, nel TG1 delle 20, diamo spazio solo ai ministri Gelmini e Brunetta che presentano il nuovo grande progetto per la digitalizzazione della scuola, compreso di lavagna interattiva multimediale. L’Italia che vive una drammatica crisi sociale è finita nel binario morto della nostra indifferenza”.
 
Insieme a questa indifferenza verso i drammi sociali, la Busi denuncia di come il Tg1 sia precipitato nel baratro di un giornalismo “parziale”, attento alla spettacolarizzazione di notizie inutili, quando non pretestuose, e che preferisce donare ampio spazio all’“infotainment quotidiano”, lasciando senza voce argomenti ben più urgenti e pubblicamente rilevanti.
 
“Schiacciata tra un’informazione di parte”- continua la conduttrice - “tra un editoriale sulla giustizia, uno contro i pentiti di mafia, un altro sull’inchiesta di Trani nel quale hai affermato [il direttore Minzolini, ndr] di non essere indagato, smentito dai fatti il giorno dopo - e l’infotainment quotidiano: da quante volte occorre lavarsi le mani ogni giorno, alla caccia al coccodrillo nel lago, alle mutande antiscippo. Una scelta editoriale con la quale stiamo arricchendo le sceneggiature dei programmi di satira e impoverendo la nostra reputazione di primo giornale del servizio pubblico della più importante azienda culturale del Paese.”
 
La giornalista ha dichiarato di non poter più prestare il proprio volto alla diffusione di certe notizie: “nell’affidamento dei telespettatori è infatti al conduttore che viene ricollegata la notizia. E’ lui che ricopre primariamente il ruolo di garante del rapporto di fiducia che sussiste con i telespettatori’’.
 
Il Cdr del Tg1 ha reagito alla notizia esprimendo “affetto e solidarietà” alla collega, e dichiarando che quello compiuto da Maria Luisa Busi “è un gesto mai fatto prima da nessun altro conduttore nella testata”, testimone di un disagio ormai insostenibile all’interno del telegiornale.
 
Secondo il direttore Augusto Minzolini non ci sarebbe stata nessuna “epurazione” nella redazione, "in realtà - ha dichiarato lo stesso minizzando la portata del gesto di protesta della collega - nell’ambito del rinnovamento del telegiornale, nei giorni scorsi avevo ragionato con la direzione dell’ufficio del personale sulla mia intenzione di spostare la Busi al Tg delle 13”. Il direttore giustificherebbe il tutto come un restyling della testata.
 
Resta il fatto che Maria Luisa Busi con i suoi 21 anni di lavoro al telegiornale, è l’ennesimo volto storico ad andarsene nel giro di pochi mesi. La stessa sorte era toccata, pochi mesi fa, a Massimo De Strobel, ex-caporedattore centrale e figura chiave nel giornale, nonché ai conduttori Tiziana Ferrario, Paolo Di Giannantonio e Piero Damosso. Tutti giornalisti che avevano in comune una lunga esperienza all’interno della testata, nonché un rapporto consolidato col pubblico, e – secondo alcuni – anche il piccolo particolare di non aver firmato l’appello a favore del direttore Augusto Minzolini sul caso Mills.
 
Che sia solo un caso? Certo è che, in questi tempi bui per l’informazione, perdere per strada giornalisti professionisti non è proprio la cosa più auspicabile.

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