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Cosa ci dicono i risultati dei ballottaggi

Il centrosinistra torna a governare Roma e Torino, mentre a Trieste il candidato di centrodestra Dipiazza si riconferma, seppur con difficoltà.

Provando a tracciare un bilancio dei ballottaggi notiamo che, pur con le eccezioni di Trieste e Benevento, il centrosinistra ha vinto il secondo turno in 8 dei 10 capoluoghi al voto. Se allarghiamo il bilancio a tutti i 119 comuni con più di 15.000 abitanti che hanno votato il 3-4 ottobre (con 62 di essi andati poi al ballottaggio), all’indomani del voto la maggior parte di essi avrà un sindaco che sarà espressione del centrosinistra (42) o della coalizione tra centrosinistra e Movimento 5 Stelle (16).

Il dato più significativo di queste amministrative, e nello specifico dei ballottaggi, è però l’astensione. Certo, una crescita degli astenuti (non votanti, schede bianche, schede nulle) si registra di norma già fisiologicamente tra primo e secondo turno, per via del fatto che si riducono a due i candidati in corsa. Agli ultimi ballottaggi, però, il tasso di astensione non solo è stato marcato, ma ha colpito i due schieramenti principali in maniera diseguale, incidendo di più sui candidati di centrodestra.

Questo si vede bene sul principale comune al voto, Roma. Già i dati delle affluenze parziali di domenica 17, poi confermati dall’affluenza finale, mostravano che il municipio in cui la partecipazione era più in calo rispetto al primo turno era il 6, quello delle “Torri” (Torre Angela, Torre Maura, Torre Spaccata, Tor Vergata…) e in cui Raggi e Michetti avevano ottenuto le percentuali più alte al primo turno. Al contrario, i tre municipi in cui l’affluenza è calata di meno rispetto al primo turno sono l’1, l’8 e il 12, cioè proprio i tre municipi andati meglio per Gualtieri nel voto del 3-4 ottobre.

Sempre nella Capitale, l’affluenza molto bassa al ballottaggio (40,7%) non ha costituito un elemento di sorpresa, poiché Gualtieri e Michetti al primo turno avevano complessivamente raggiunto il 57% dei voti validi – la percentuale più bassa tra i dieci capoluoghi in cui si è dovuto ricorrere al secondo turno. In ogni caso alla fine ha vinto Gualtieri, aiutato dal fatto che Michetti, pur essendo in vantaggio al primo turno, ha dovuto fare i conti con gli elettori che il 3 e il 4 ottobre avevano scelto Calenda e Raggi. Guardando i flussi elettorali che abbiamo elaborato, infatti, si osserva come 6 su 10 elettori di Calenda hanno optato al ballottaggio per Gualtieri, 3 su 10 si sono astenuti e 1 su 10 ha scelto Michetti. Per quanto riguarda gli elettori della sindaca uscente Raggi, al ballottaggio circa la metà si è astenuta, meno di 1 su 10 ha scelto Michetti e più di 4 su 10 hanno scelto Gualtieri. Insomma, Michetti non è riuscito in quell’operazione di mobilitazione che è sempre necessaria ai ballottaggi per vincere.

 

Spostiamoci a Torino. Qui Lo Russo risultava favorito già nei sondaggi sugli scenari dei possibili ballottaggi condotti quest’estate, ma la percentuale ottenuta contro Damilano (59%) è stata superiore a quanto ci si aspettava. In ogni caso, anche per inquadrare bene il voto di Torino non si può prescindere dalle mappe: rispetto al primo turno, al ballottaggio la partecipazione è scesa di molto nella periferia nord, quella che Damilano doveva cercare a ogni costo di mobilitare per cercare di recuperare lo svantaggio accumulato su Lo Russo al primo turno.

Dai flussi elettorali che abbiamo elaborato per GEDI, inoltre, possiamo osservare che chi due settimane fa aveva votato la pentastellata Valentina Sganga ora ha optato o per l’astensione o per Lo Russo, mentre solo pochissimi elettori della candidata M5S si sono spostati su Damilano al secondo turno.

La geografia elettorale del voto nel capoluogo piemontese è inoltre molto interessante: il trend che negli ultimi 10 anni ha visto il centrosinistra “rinchiudersi” in Centro, Crocetta e Collina sembra essersi arrestato, con Damilano che è riuscito a recuperare consensi in queste zone. Questo si vede bene anche facendo un confronto tra le % di Lo Russo e quelle ottenute da Fassino nel 2016.




Le vittorie del centrosinistra a Roma e Torino, che vanno a sommarsi a quelle di altre città come Milano, Napoli e Bologna (già assegnate al primo turno), sembrano confermare la scarsa competitività della coalizione di centrodestra nelle principali città del Paese. Nel complesso, invece, il centrosinistra ha vinto queste amministrative grazie, ancora una volta, alla sua capacità di saper ri-mobilitare i propri elettori anche al secondo turno.

Questo articolo è stato pubblicato qui

Commenti all'articolo

  • Di Truman Burbank (---.---.---.7) 22 ottobre 11:47
    Truman Burbank

    Forse una noticina si può aggiungere: a giudicare dai risultati delle elezioni, prendendo a riferimento Roma, tra l’80 e l’85% dei romani non hanno particolare passione per il proprio sindaco.

    I voti presi da Gualtieri al ballottaggio corrispondono a circa il 20% degli elettori, quelli presi al primo turno corrispondono circa al 15%.

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