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Come si convincono le persone a vaccinarsi?

Cosa si è fatto in Europa per convincere i cittadini a vaccinarsi e quali altre possibilità ci sono.

di Lorenzo Ruffino

 

In Italia il governo guidato da Mario Draghi ha scelto di rendere obbligatorio il Green Pass per poter lavorare, al fine di incentivare le vaccinazioni: siamo il primo Paese al mondo ad aver preso una decisione simile. Ma come si convince la popolazione a vaccinarsi? Il Centro europeo per il controllo delle malattie (Ecdc), un’agenzia indipendente dell’Unione europea che aiuta gli Stati membri nella lotta alle malattie infettive, ha recentemente pubblicato un report in cui analizza i vari strumenti. 

Le strategie implementate in Europa

I paesi europei hanno implementato strategie diverse, anche a seconda di chi erano le persone da convincere in quel momento. L’Ecdc per classificarle si basa sul modello delle 5C: Confidence (fiducia), Constraints (difficoltà nell’accedere ai vaccini), Complacency (percezione del rischio), Calculation (ricerca di informazioni e analisi costi-benefici), Collective responsibility (disponibilità a vaccinarsi per proteggere gli altri). 

Le strategie di vaccinazione devono mirare alla giusta C, ma possono puntare anche a più di una. Ad esempio, un approccio che si concentra sull’aumento della fiducia nel programma di vaccinazione può anche cercare di affrontare i vincoli di accessibilità.

In Irlanda per aumentare la fiducia tra i più giovani nei vaccini e nel sistema sanitario hanno lanciato un’iniziativa con un network di comunicatori scientifici che rispondesse a domande e dubbi dei più giovani.

In Norvegia le informazioni sui vaccini sono state tradotte in 45 lingue al fine di convincere anche le minoranze linguistiche. A Oslo sono state coinvolte delle persone che parlavano somalo per raggiungere la comunità somala residente in città.

In Germania è stata implementata la “settimana dei vaccini” a settembre, in occasione della fine delle vacanze e del ritorno a scuola: essa si è focalizzata sul rendere più semplice vaccinarsi somministrando dosi in posti diversi dagli hub vaccinali al fine di raggiungere chi non è riuscito a farsi vaccinare prima. 

In Spagna un progetto rivolto a giovani e studenti ha previsto diciotto team mobili che si muovevano verso scuole e università per vaccinare anche chi si trovava lontano dalla residenza primaria. 

In Polonia sono state chiamate le persone non vaccinate e considerate a rischio in base al fascicolo sanitario. Veniva chiesto loro perché non si fossero vaccinate e si tentava di convincerle spiegando benefici e rischi.

Nei Paesi Bassi partendo dall’analisi dei big data sono state identificate le domande che le persone fanno di più. Hanno quindi usato queste statistiche per costruire una campagna di informazione accessibile e facilmente comprensibile.

In Svezia è stata lanciata all’inizio una campagna incentrata sul fatto che il vaccino protegge se stessi e gli altri. I messaggi sono stati diffusi su vari media e in diverse lingue e il materiale includeva anche video di esperti che spiegavano l’importanza dei vaccini per il ritorno alla normalità. 

Altre strategie possibili

Una strategia possibile è dare incentivi monetari. Inizialmente questa opzione non era ben vista, perché quando c’è un nuovo vaccino la prima cosa che andrebbe fatta è aumentare la fiducia nella vaccinazione. Ma uno studio randomizzato in Svezia tra maggio e luglio 2021 ha mostrato che anche modesti incentivi monetari possono aumentare i tassi di vaccinazione, andando a convincere le persone indipendentemente dal background socio-economico. Altri studi hanno mostrato che questa tipologia di incentivi può spingere nel breve periodo le vaccinazioni, ma non è una panacea. 

L’altra grande alternativa è il Green Pass. Per poter accedere a determinati posti o per fare specifiche attività bisogna essere vaccinati o guariti dalla Covid-19 o essere negativi a un test. Non esiste una chiara risposta su quale sia l’impatto, perché molto potrebbe cambiare in base a quali attività copre il certificato. Le ricerche mostrano che questa tipologia di “passaporti vaccinali” può rendere più incline alla vaccinazione chi era già propenso a farla, ma può avere effetti opposti su chi invece aveva dei dubbi in merito. Uno studio condotto su Regno Unito e Israele ha concluso che i passaporti vaccinali possono avere un effetto dannoso sull’autonomia, la motivazione e la volontà delle persone di vaccinarsi, e inoltre al controllo bisognerebbe preferire un messaggio basato sull’autonomia.

C’è poi la strada dell’obbligo vaccinale, che anche se è molto efficace non è per forza la migliore strategia. Le ricerche, spiega l’Ecdc, mostrano che altre strategie possono essere sufficienti o preferibili e che molto dipende dal tasso di vaccinazione. Nonostante l’obbligo vaccinale si sia dimostrato efficace nell’aumentare le vaccinazioni in alcuni specifici gruppi, come gli operatori sanitari, in una popolazione che però non sostiene largamente i vaccini questa può essere una strategia inefficace. 

L’Ecdc nel suo report cita l’esempio dell’Italia, che nel 2017 portò i vaccini obbligatori per i bambini da quattro a dieci e decise che bisognava mostrare il certificato vaccinale per potersi iscrivere a scuola. Questa decisione ha portato a un aumento della copertura vaccinale per tutti i problemi, anche se i ricercatori hanno evidenziato che è persistito un problema di esitazione. 

Come valutare i programmi

L’Ecdc spiega che ogni intervento di salute pubblica dovrebbe essere valutato successivamente per capire se abbia avuto successo o meno: questo serve per capire se una strategia è stata implementata nel modo corretto, se è stata efficace, se ha avuto effetti negativi e se vale il costo che ha avuto. Il problema è che valutare interventi comportamentali è metodologicamente complesso ed è difficile stabilire un nesso causale tra l’intervento e la copertura vaccinale, in quanto ci sono diversi altri fattori che possono influenzare ciò. Tuttavia, scrive l’Ecdc, le valutazioni pre e post intervento possono essere utilizzate per accertare se eventuali cambiamenti nella vaccinazione si siano avuti in un determinato luogo o in gruppi di persone, andando a confrontare cosa è successo con chi non era soggetto all’intervento.

In conclusione

Ci sono diversi incentivi possibili che vanno calibrati in base a chi si vuole raggiungere e si può guardare a cosa si è fatto negli altri paesi per prendere decisioni accurate. Spesso è difficile valutare quale sia la migliore strategia e se quello che è stato fatto è stato efficace, perché i dati raccolti dalle autorità sanitarie non sono abbastanza disaggregati e perché ci sono limiti metodologici. Ma una valutazione pre e post intervento è comunque fondamentale. 

Questo articolo è stato pubblicato qui

Commenti all'articolo

  • Di Truman Burbank (---.---.---.91) 27 ottobre 18:12
    Truman Burbank

    In Italia, paese d’origine della mafia, è stata correttamente adottata la tecnica del ricatto mafioso per convincere i riluttanti. Mi pare che il termine inglese corrispondente sia "blackmail".

    Per il resto la tecnica del ricatto mi appare diffusamente usata, anche se nessun paese ha raggiunto la delicatezza italiana.

    Però dubito che il green pass avesse l’obiettivo di convincere le persone a vaccinarsi: a fine luglio già Zingaretti dichiarava oltre il 70% di cavie inoculate, il che tende a indicare che la cosiddetta immunità di gregge era stata raggiunta PRIMA dell’obbligo del green pass. Evidentemente dopo l’obbligo restava poca gente da vaccinare e le vaccinazioni sono crollate con il green pass.

    E quindi la logica tende a suggerire che l’obiettivo fosse il green pass, su modello cinese, che consente il controllo totale delle cavie, mentre il vaccino fosse solo un mezzo per imporre il green pass.

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