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Carcere | La voce degli ergastolani: spazio dedicato alle persone condannate alla pena perpetua

"Il nostro pensiero va a chi, benché condannato ad un silenzioso oblio, ogni giorno vive con un'idea di libertà...ed a chi, chiudendo gli occhi, evade dalle proprie condanne" D.

Abbiamo pensato che la galera è un luogo statico, fermo, bloccato. Le idee che mettono in movimento i cicli vitali dell’esistenza e della trasformazione vengono annullate per mancanza di dinamicità. È vero, galera vuole dire chiuso, ristretto, legato, bloccato. A noi non interessa sapere perché un uomo è in galera, ci interessa il perché della galera, della sua esistenza come strumento d’isolamento degli uomini dagli altri uomini, come strumento di spersonalizzazione, di perdita di identità. Ecco il perché di questo spazio che chiameremo “La voce degli ergastolani”: un ambiente che dovrebbe, come una lima, segare le sbarre delle loro celle.

Daremo soprattutto spazio e voce alle persone condannate alla pena perpetua per farvi sapere come vivono e cosa pensano e per dare un senso alla loro vita poiché riteniamo che una vita senza senso non meriti di essere vissuta. La società civile spesso ignora gli ergastolani...forse anche perché i media non offrono notizie reali delle loro condizioni. Da qui l’idea di realizzare un sito che consenta di portare all’esterno i pensieri, le emozioni, le capacità degli ergastolani e dei detenuti ma soprattutto che possa dare voce a chi una voce non ce l'ha.

Vogliamo dare fiato a chi “vive” il carcere per aiutare quelle persone a trasformare il buio delle loro celle in luoghi di speranza e luce. Come dicevamo daremo spazio soprattutto ai detenuti condannati all'ergastolo, al "fine pena mai", o, se preferite, al "fine pena 9999", come è scritto sui loro certificati di detenzione (quindi usciranno tra 7981 anni...!?).

Perché riteniamo illegittimo l'ergastolo? Perché l'art. 27 comma terzo della Cost. dichiara "Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato" e ci chiediamo: che senso ha la rieducazione di un detenuto che non uscirà mai!?

Perché non dargli una speranza? Ecco! Noi vogliamo dargli, più modestamente, un po' di voce.

Daniel Monni

Carmelo Musumeci

Dicembre 2018

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