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Annozero Padania al verde

Annozero Padania al verde

C’era una volta l’allevatore di mucche, c’erano una volta le stalle, i macchinari per mungere e c’era una volta il latte italiano. Potrebbe essere anche questo un ricordo di un mondo che scompare: la crisi che non c’è colpisce le industrie italiane e porta a delocalizzazioni, chiusure di impianti. L’industria legata al latte era già in crisi da tempo, dall’introduzione delle quote latte europee, con le sovvenzioni date dall’Europa senza controlli (né a Bruxelles, né a Roma).

E così, oltre a trovarci con il 50% di allevatori in meno dal 2000, l’inchiesta di Pozzan ha raccontato delle tante storture del sistema: da dove viene il latte delle nostre tavole? Come vengono fatti i prodotti caseari (le mozzarelle Dop che paghiamo pure caro)? Che controlli ci sono sui finanziamenti dati ai produttori?
Quali le ragioni della protesta?

Ma prima di arrivare al viaggio nella verde padania, tra i produttori arrabbiati, nella lunga copertina della puntata, Santoro ha voluto aprire un altro dialogo immaginario col presidente del Consiglio. Presidente che minaccia di non firmare il contratto della Rai. Presidente che attacca la Costituzione: “la faccia allora .. si riprenda i suoi uomini a Mediaset”. E lasci la Rai libera di fare concorrenza a Mediaset (le cui aziende oggi fanno fatica a stare sul mercato), senza l’ombra dei partiti sui produttori dei programmi.

 Oggi la televisione ha preso l’aspetto peggiore del fascismo, ha continuato Santoro: il conformismo della Rai che cancella programmi e voci scomode.
Conformismo della Rai che porta a fare programmi all’esterno: la Rai terreno di un certo funzionariato, per cui i programmi non assomigliano più al paese, ma ai gusti dei funzionari per cui lavorano.
 
Televisione che è stata paragonata alla semplicità del panino Mc Donald: arrivi e non devi far fatica a scegliere, panino 1 , panino 2. E alla fine sparecchi pure. O anche la semplicità del Grande Fratello (in tutti i palinsesti, in tutte le sue salse): nomination 1, nomination 2, mandi un sms e paghi come un coglione.
 
Faremo mai una fiction come I soprano? Come Dr House, come Lost? “Noi santi, carabinieri e puttane, questa la nostra visione della Tv”. È invece importante dove si portano le telecamere, perchè stabilisce cosa le persone possono conoscere del mondo: le telecamere che ci hanno mostrato il dolore dei bambini sotto le macerie nella scuola crollata in Molise.
 
Telecamere assenti però in Afghanistan, quando altri bambini si ritrovano sotto altre macerie. Il problema di Annozero non si risolve con la politica: è un prodotto televisivo fatto da giornalisti: “Annozero è un cavallo che lei non è riuscito a domare, né a comprare”.
 
Il nodo è tutto qui: al produttore il latte è pagato 28 centesimi, di fronte ad un costo di 37 centesimo. A noi il latte costa molto di più.
 
Con questi margini, l’allevatore è costretto ad aumentare la produzione: più produzione, in deroga alle quote, significa più multe. Multe che sindacati e politica avevano detto che sarebbero state pagate dallo stato.
 
Così gli allevatori si ritrovano sommersi dai debiti, con le multe alle spalle, e spesso vanno avanti solo con le sovvenzioni dall’Europa.
 
Dall’altra parte le imprese, italiane anche, che non sono costrette né ad indicare la provenienza del latte, né se i prodotti caseari sono fatti con latte in polvere.
 
Il famoso latte in polvere rigenerato, la cui presenza è riscontrabile dall’alta presenza di Furosina.
 
Così mentre nel passato è avvenuto il mercanteggio delle quote, date in affitto per lucrarci, oggi ci ritroviamo a produrre solo il 40% del fabbisogno di latte consumato. Alla gaccia del libero mercato, della tracciabilità di ciò che consumiamo e del made in Italy. Made in Italy che ogni giorno scopriamo essere solo una patacca in bocca ai politici di Roma.
 
Perchè a Roma non sanno nemmeno quante sono le mucche in Italia. Dalle statistiche di Roma risultano allevamento con 10000 capi, 17000 capi... A Roma non sanno che il latte consumato dagli italiani spesso arriva dalla Germania, dopo aver fatto un lungo giro per l’Europa e per il mondo (si parla di latte in polvere allungato con l’acqua, proveniente dalla Nuova Zelanda).
 
Non credevo che si arrivasse alle vacche di carta, alle stalle gonfiate. Anche in questo settore, la puzza di una truffa.
 
Il presidente degli allevatori, Fidenato, parla di sovrapproduzione di latte. Ma questo si scontra con i numeri dati prima: solo il 40% di latte è prodotto in Italia. Significa che tutto il latte prodotto in Italia è consumato per fare prodotti caseari, non viene buttato via.
 
Se si liberalizzasse il mercato, se si indicasse la provenienza, se ci fossero maggiori controlli a chi diamo i soldi.
 
Quanti se. E nel frattempo la metà degli attuali allevatori, rischia la chiusura.
E la crisi, anche nel settore del latte.
 
Ma potremmo consolarci nei titoli del TG1, di cui ha parlato Travaglio nel suo intervento.
 
81% dei servizi dedicati alla criminalità e solo il 4% dedicato alla crisi. Di 5 milioni di multe, per le quote latte al nord.
 
Di certo il TG1 non avrà parlato della chiusura della Indesit, della Mangiarotti in Lombardia (Il sole 24 ore le chiama gentilmente consolidamenti).
 
Ma scorrendo i titoli dei servizi si viene informati su “a che età si può giocare a golf”, “la moda degli abiti del cane”, “allarme obesità a Mosca”.
 
Chissà che qualcuno prenderà nota di quell’imprenditore che riciclava a Casal Buttano perfino i formaggi andati a male. Inchiesta partita grazie a delle intercettazioni.
 
Imprenditore che è comunque rimasto nel settore.
 
Com’era verde la mia valle....

Commenti all'articolo

  • Di Mr. Hubbert (---.---.---.240) 10 giugno 2010 13:15

    ai francesi che tanto disprezziamo basta poco per rivoltarsi e scendere in piazza, indipendentemente da chi hanno votato, l’taliano, essendo di indole furba, è accomodante, cerca di tenere il piede in dieci scarpe, ma questo finalmente non funziona piu’.
    l’aggravarsi della crisi lo costringera’ a svegliarsi dal torpore e si rendera’ conto dove il suo menefreghismo lo ha portato...ci aggiorniamo a dopo le vacanze.

  • Di Damiano Mazzotti (---.---.---.72) 10 giugno 2010 18:32
    Damiano Mazzotti

    Condivido articolo e commento... A dopo le vacanze... I politici più furbi avranno già preso casa in Svizzera, Montecarlo, ecc. I conti sono già aperti da un pezzo... Ma prima o poi dovranno fare i conti con i cittadini italiani...

  • Di pv21 (---.---.---.12) 10 giugno 2010 19:50

    Ora il Cavaliere rilancerà l’impresa mettendo mano all’art.41 della Costituzione. Non ricorda (?) lo Small Business Act voluto dall’Europa, nè la proposta "bipartisan" dello Statuto d’Impresa in esame al Parlamento. In compenso la sua "ripresa" è stata azzoppata dalla manovra "imposta" dall’Europa e comunque "necessaria" (nota Tremonti). Ha dovuto porre la fiducia su un ddl intercettazioni che non lo convinceva. Pensava di essere ascoltato da un cavallo e si è ritrovato un "dromedario". Gli restano 2 anni per abbassare le tasse. Facciamolo "giocare" un po’ con la Costituzione. In fondo si tratta solo di non perdere il CONSENSO SURROGATO di chi ha fede e ottimismo ... (altro => http://www.vogliandare.it/nat/sd1.html

  • Di pv21 (---.---.---.197) 13 giugno 2010 11:12

    Per chi vuole sognare. La regione Piemonte (Cota) ha stanziato 10 mln per dotarsi di insegnanti "piemontesi" DOC. A Battaglia terme (Padova) si è deciso che per diventare Vigile urbano bisogna superare l’esame di dialetto veneto. Perchè angustiarsi con i soliti problemi? Per sognare bastano i LANCI in Caduta Libera dei paladini del "regno" Padano ... (ancota => http://www.vogliandare.it/nat/sd3.html

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