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Agrigento: oggi la sfilata di Dolce & Gabbana, ieri sotto scorta armata

Ieri la festa per la bella sfilata di Dolce & Gabbana. Sta bene anche a noi. Purché questo tipo di manifestazioni siano rispettose della sacralità dei luoghi, dei monumenti, della sensibilità e della identità culturali locali che non sono in commercio. 

di Agostino Spataro 


Ieri, ossia dopo la frana del 1966 e successive, questo grandioso patrimonio, lasciatoci dai greci antichi (tanto per precisare!), fu in serio pericolo e si era in pochi a difenderlo dagli eventi naturali e dagli assalti della speculazione edilizia e delle aree fabbricabili arrivata fin dentro la Valle, con la complicità di generazioni di amministratori e notabili democristiani e loro alleati di turno. 
La frana del 1966 scoperchiò una realtà sconvolgente, disastrosa. I principali responsabili del "sacco di Agrigento" (documentato da lucide inchieste ministeriali e regionali e della stampa nazionale e internazionale), invece di andarsi a nascondere, passarono al contrattacco e misero a soqquadro la città, ordinando l'assalto, la devastazione degli uffici del Genio civile. 
Qualcuno, oggi, dice che “la sinistra vorrebbe tenere mummificati i monumenti della Valle”. In realtà, si dimentica che la sinistra, in particolare il Pci, li difesero e li salvarono da pericoli e minacce ben concreti. E li valorizzarono con una serie di provvedimenti di legge (dalla creazione della Soprintendenza unica al Parco archeologico, ecc). E così, oggi, si possono fare le feste e anche una serie di attività culturali, di ricerca e di divulgazione di questo inestimabile patrimonio che é anche il principale volano per lo sviluppo economico. 
Desidero ricordare che in quel drammatico frangente (1966-67), il PCI, agrigentino e nazionale (l’on. Mario Alicata praticamente morì nell’Aula di Montecitorio mentre parlava del dramma di Agrigento e della sua Valle dei Templi), si contrappose, coraggiosamente, (poiché oltre alle ragioni ci voleva anche coraggio politico e personale) alle ruspe degli speculatori e alla demagogia dei suoi capi, anche professionisti di grido, i quali giunsero a minacciare di far saltare i templi con la dinamite. 

Non a caso, unitamente ai dirigenti della Soprintendenza, il Pci chiese (e ottenne) la vigilanza armata, la"scorta" ai monumenti. Infatti, per un certo periodo, la polizia di Stato vigilò sui Templi dorici di Agrigento. A questo si giunse! 
Poi vennero altre frane e altri pericoli, i processi e le assoluzioni per scadenza dei termini, ecc. 
Un periodo critico, denso di contraddizioni, di omissioni, di becere complicità, sul quale sarebbe interessante raccogliere un pò di carte, di testimonianze, per costruire una memoria da trasmettere alle nuove generazioni e che sia di monito a dirigenti e amministratori degli enti preposti cui sono affidate le sorti del nostro, inestimabile patrimonio. 
L'impegno del PCI, ai diversi livelli, non si fermò alla denuncia, ma fu propositivo e portatore di riforme. 
Fra le quali, ricordo la famosa legge regionale n. 80 del 1977, (istituzione della soprintendenza unica) nata come proposta ad Agrigento a conclusione di un qualificato convegno nazionale interdisciplinare che qui tenemmo a seguito della frana del 1976 che interessò il costone orientale del tempio di Giunone. 
Per inciso aggiungo che, in breve tempo, riuscimmo a ottenere dal governo nazionale i finanziamenti necessari per intervenire sulla frana e salvare il tempio 
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