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Partendo dai dati certi e inoppugnabili forniti dal Rappresentate Speciale delle Nazioni Unite per i bambini nei conflitti armati, nel corso degli incontri verrà approfondito l’impatto devastante dei conflitti armati sui bambini e saranno analizzate le responsabilità della comunità internazionale nella prevenzione delle gravi violazioni dei diritti umani, nella protezione dei civili e nel contrasto ai crimini più gravi, in linea con il principio della Responsabilità di Proteggere R2P approvato dalle Nazioni Unite.
Nel corso delle conferenze verrà presentato il rapporto “R2P, i Diritti dei Minori e la Lista della Vergogna” di C.Alessandro Mauceri, che esamina il rapporto tra il principio R2P e le violazioni commesse contro i minori nei conflitti armati, con particolare riferimento alla “Lista della Vergogna” delle Nazioni Unite, strumento chiave per il monitoraggio e la denuncia degli abusi contro i bambini in guerra.
Questi incontri rappresentano un’importante occasione di confronto tra autorità, studiosi, operatori umanitari, rappresentanti delle istituzioni e della società civile (si veda l’elenco dei partecipanti nelle rispettive locandine) con l’obiettivo di rafforzare l’attenzione pubblica e politica sulla protezione dei minori e sulla necessità di strumenti efficaci di prevenzione e responsabilità.
Per ulteriori informazioni:
C.Alessandro Mauceri
email [email protected]
tel. 3398673714
Ferrari guarda al futuro e non rinnega il passato. La presentazione degli interni della nuova Ferrari Luce, il primo mezzo completamente elettrico della casa di Maranello i cui interni saranno svelati a maggio, avvenuta il 9 febbraio a San Francisco ha confermato non solo l’attenzione globale per i ritrovati del Cavallino Rampante ma anche un’articolata strategia di business che consolida l’indubbia anomalia di Ferrari.
Quella di Maranello è un’azienda che in tempi di nuove produzioni di massa riesce a presentarsi con il marchio dell’esclusività, il cui Ceo Benedetto Vigna ricorda che i tempi di attesa corretti per un’unità ordinata devono essere di 20-24 mesi e che può dire di aver iniziato il 2026 con l’intera produzione già venduta. E oggi è pronta a compiere una nuova, funambolica, mossa. L’attenzione, infatti, con la presentazione degli interni si è spostata dalla matrice elettrica della nuova vettura, che nel mercato occidentale può generare sentimenti contrastanti visto il riflusso relativo di questa tecnologia, alla avveniristica forma del display e della sistemistica di guida.

Ne offrono una traccia il luogo di presentazione, San Francisco, cuore della Silicon Valley, e i nomi dietro il collettivo artistico LoveForm che ha progettato gli interni. Tra questi, spicca Sir Jony Ive, progettista britannico e storico braccio destro di Steve Jobs come Chief Design Officer di Apple, mente dietro l’immagine attuale di computer (Mac) e cellulari (iPhone) del gruppo di Cupertino. Il marchio di Ive si legge anche, se non soprattutto, per effetto della decisione di operare un sostanziale riflusso rispetto al trend, oggi dominante, delle case automobilistiche dell’elettrico (cinesi in testa) di sviluppare i veicoli di questo tipo come una sostanziale espansione dei device elettronici.

Nella Ferrari Luce, nota Tech Drive, “la tecnologia è presente ma non invasiva, restituendo valore alla tattilità e ai controlli fisici, in una celebrazione dell’analogico che paradossalmente arriva proprio da chi ha reso indispensabile il digitale”. Una nota di progettazione ma che al contempo racconta molto del business di Ferrari, azienda le cui dinamiche non devono più essere lette con le lenti tradizionali del sistema industriale automobilistico tradizionale ma, bensì, con quelle di settori esclusivi quale quello del luxury oppure, ed è la novità, con la prospettiva di un ibrido tra quest’ultimo e il mondo tech. Non per luddismo, ma anche per sottolineare come le case produttrici di auto di lusso si riservano un percorso proprio all’adozione di nuovi sistemi.
La stessa decisione di Ferrari di ridurre al 20%, per il 2030, la quota di mezzi elettrici nel suo parco auto è stata letta dall’analista finanziario Gad Allon come dettata dalla volontà di applicare quella che ha definito “legge della limitazione del lusso”. Infatti, per Allon, che ha commentato le scelte di Ferrari sul suo Substack, “nel lusso, il valore più alto non emerge dall’espansione, ma dalla limitazione selettiva: la disciplina di crescere più lentamente, produrre meno e preservare il fascino anche quando la domanda aumenta”. Non a caso “Ferari è onnipresente nel desiderio ma rara nel possesso , e questo paradosso è il suo più grande vantaggio”, e così sarà anche nell’era dell’elettrico.
Ferrari, in tal senso, può sovraperformare le case automobilistiche: il suo margine operativo lordo dell’attività industriale prima di tasse e ammortamenti (Ebitda) è salito dal 32% al 38,9% degli ultimi due anni, con l’obiettivo di toccare il 40% nel 2030. Per fare un esempio, le grandi case automobilistiche nel 2024 avevano un Ebitda che andava dal 6% del Volkswagen al 18% di Toyota. I recenti conti di Ferrari hanno presentato ricavi e utile al top: 7,5 e 1,6 miliardi di dollari rispettivamente.
La presentazione di Ferrari Luce e l’annuncio dei risultati hanno fatto galoppare il Cavallino Rampante in Borsa: dopo mesi di ridimensionamento il titolo ha riassorbito in poche ore, nella giornata di ieri, praticamente tutte le perdite di valore del 2026 crescendo del 10%.
Per Exor di John Elkann, proprietaria della casa di Maranello, risultati positivi che compensano le pesanti svalutazioni di Stellantis. E per Ferrari un messaggio: la storia di Maranello continua. A suo modo, la casa modenese può permettersi di avere al tempo stesso dinamiche industriali e finanziarie paragonabili ai grandi marchi della moda e scenari automobilistici che permettono come unico paragone possibile Tesla di Elon Musk. A suo modo unica azienda di auto il cui valore non è direttamente proporzionale alla quota di mercato, alla quantità di vetture vendute o ai margini produttivi ma al ruolo simbolico che si riesce a generare per il sistema. Un fronte, questo, su cui non ci sono, almeno per ora, concorrenti dell’Estremo Oriente capaci di competere.
Non è più solo una questione di “America First”, ma di un’offensiva geopolitica e commerciale a tutto campo che vede nell’Unione Europea non un alleato, ma un bersaglio. Gli ultimi sviluppi della presidenza Trump, dal ricatto della Groenlandia al dossier Venezuela, fino all’arma contundente dei dazi, delineano un quadro in cui l’inquilino della Casa Bianca si è ormai manifestato come il principale nemico sistemico dell’Ue.
Il ricatto artico e la sovranità europea.
Il caso della Groenlandia è emblematico della nuova dottrina Trump. Quella che nel 2019 sembrava un’eccentricità è diventata una crisi diplomatica senza precedenti. Trump non si è limitato a rilanciare l’offerta di acquisto, ma ha introdotto una logica punitiva: dal 1 febbraio 2026 ha imposto dazi del 10% a Danimarca, Francia, Germania e altri paesi europei, minacciando di elevarli al 25% entro giugno qualora Copenaghen non cedesse alla vendita del territorio artico.
Questa mossa non è solo un atto ostile verso la Danimarca, ma un attacco diretto alla stabilità dell’Unione. I leader europei, tra cui Emmanuel Macron, Giorgia Meloni e il cancelliere Frederich Merz, hanno risposto con una nota congiunta definendo le pretese americane inaccettabili, ma la realtà è che Washington sta usando il commercio per ridisegnare i confini sovrani del Vecchio Continente.
Il ricatto artico e la sovranità europea.
Se la Groenlandia è la punta dell’iceberg geopolitico, i dazi sono il martello che sta colpendo l’economia reale europea:
• Automotive: dal 2 aprile 2025, è in vigore un dazio del 25% sulle auto importate dalla UE. Per la Germania, che esporta circa 500mila veicoli l’anno negli USA, è un colpo ferale.
• Impatto sul PIL: le stime della Commissione europea indicano che l’aggressività di Trump ha già tagliato la crescita dell’eurozona dello 0,4% nel 2025, con previsioni di un ulteriore rallentamento nel 2026.
• Settori chiave: acciaio e alluminio sono stati colpiti da tariffe del 25%, mentre un “accordo” forzato nell’estate 2025 ha imposto all’Ue acquisti obbligati di energia statunitense per 750 miliardi di dollari.
Venezuela e il “Regime Change” unilaterale.
Anche sul fronte latinoamericano, Trump ha agito in totale spregio della coordinazione con Bruxelles. La cattura e il sequestro di Nicolás Maduro il 3 gennaio del 2026 e la gestione diretta della transizione venezuelana per il controllo delle risorse petrolifere sono stati portati avanti senza consultare gli alleati europei. Mentre l’Ue cercava vie diplomatiche, Trump ha optato per l’unilateralismo militare e amministrativo, relegando l’Europa a spettatore irrilevante in un’area di interesse strategico globale.
“L’unico punto in cui prevale l’unanimità nella politica di Trump è l’antagonismo verso l’Europa”, ha riportato un’analisi Luiss di maggio.
Un divorzio forzato.
I dati parlano chiaro: per Trump l’Europa è un “free rider” da disciplinare attraverso la coercizione finanziaria. L’UE si trova oggi stretta tra la dipendenza dalla difesa NATO e un partner commerciale che utilizza i dazi come armi di ricatto territoriale. Stigmatizzare Trump come nemico dell’UE non è più una posizione ideologica, ma una constatazione empirica basata su perdite di PIL miliardarie e minacce alla sovranità territoriale.
Le mobilitazioni sono iniziate il 22 gennaio nello stato amazzonico del Pará, quando centinaia di manifestanti hanno bloccato l’accesso al terminal di Santarém gestito dall...
FONTE E ARTICOLO COMPLETO: https://www.lindipendente.online/2026/02/11/amazzonia-le-proteste-indigene-fermano-il-corridoio-della-soia-sul-fiume-tapajos/
Il seitan è un alimento vegetale altamente proteico ottenuto dal glutine del grano tenero (o dal farro), chiamato anche talvolta “carne di grano” dalle persone vegane, per la sua consistenza soda e l’uso versatile in cucina come sostitutivo delle carni animali. È ricco di proteine e povero di grassi. Tuttavia, è carente di vitamina B12, oltre che dell’amminoacido lisina e di varie altre sostanze che sono contenute esclusivamente nella carne, come ad esempio la carnitina e la carnosina.
Questo alimento è nato nella tradizione culinaria orientale: si presume che i primi a idearlo e produrlo fossero i monaci buddisti giapponesi, per sostituire i cibi di origine animale. Il nome attuale venne invece coniato in tempi più recenti, all’inizio degli anni Sessanta, da uno dei protagonisti principali legati alla dieta macrobiotica, George Ohsawa, uno scrittore giapponese, divulgatore in Occidente delle antiche teorie cinesi, che contribuì in maniera determinante alla diffusione di tradizioni orientali quali l’arte del tè, il bonsai, il judo, l’agopuntura e la medicina tradizionale cinese.
Il seitan si ottiene lavando l’impasto di farina per rimuovere amido e fibre, lasciando solo la parte proteica che poi viene cotta in acqua bollente e insaporita con salsa di soia e condimenti di vario genere. Ha un sapore neutro che lo rende adatto a molte preparazioni: alla piastra, a fette, nel ragù, come spezzatino o hamburger. Controindicazioni: è un alimento assolutamente vietato ai celiaci e a chi abbia delle allergie al grano. Per queste ultime, il seitan è un cibo molto tossico, essendo un concentrato di puro glutine.
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